Terzo disco in quattro anni dopo il dittico Matter e Does It Still Matter per Noémi Büchi. Exuvie sembra essere nelle intenzioni una tensione fra significato e memoria, intento ben definito nella dichiarazione artistica: «I am interested in the quiet resonance of what is no longer, yet still vibrates.». Facile pensare alle stelle, alle enormi distanze, oppure all’unione fra cuore e memoria, ancora di salvataggio di ognuno di noi. Ad impressionare in questa nuova opera è la capacità dell’artista elvetica di trasfigurare questa passione in un corpo digitale, dove il percorso sembra più quello schematico di un videogame più che di una vita vissuta carnalmente. Anche la copertina, con Noemi ad indossare un paio di slip ricoperta di sangue, lo sguardo perso verso il basso ed uno sfondo di telo plastico, sembra una sorta di guscio trasformativo, rigenerante prima di una prossima missione. Il suono dei brani è frastagliato e minuziosamente costruito, come da sempre nelle opere della musicista svizzera francese, maestra nel giocare con tensione e dramma nei suoi agiti. Dei precedenti album parlavo come una sorta di romanticismo elettronico, ma in questo caso sembra passare oltre, dentro al corpo in maniera chirurgica, lavorando sui collegamenti ematici tra gli organi principe del nostro corpo, cuore e cervello appunto. Un percorso che giocoforza appare a tratti non forzato bensì frammentario, fra ottoni, sferzate elettroniche ed il sentore che tutto possa rompersi da un’istante all’altro, come nella sublime a divided surface. Con il
passare delle tracce si colgono riferimenti ed ampliamenti nel mondo di Noémi, dalla collaborazione con la georgiana Anushka Chkheidze della quale un sample va a riempire dislocated bodies ad un impeto elettronico che sembra esfoliare la propria superficie, fino a svestirla di ogni orpello e lasciando in bella vista circuiti e strade percorse. Un lavoro quantomai legato al presente, a rimetterci in mano un mondo ed un’artista ibrida e pienamente rappresentativa come Noémi Büchi, ormai impossibile da non sottolineare come lucida narratrice di una ricerca interiore ed artistica notevole.
Noémi Büchi – Exuvie (-ous, 2026)
