Neoprimitivi – Il sangue è pronto, (42, 2026)

Chissà com’era Roma prima della sua nascita? Chissà se i Neoprimitivi ci si avvicinano preparando sacrifici e doni ematici? Nel loro secondo disco troviamo una suite pulsante, declinata e paludosa che grazie alla strumentazione del quintetto riesce a mutare ed a sopravvivere a se stessa portandoci in vari stadi ed in vari stati. Gli elementi prolificano in una sorta di brodo primordiale che puzza di alchimia mentre i titoli lasciano intendere dinamiche di potere ed ebrietà nella sopraffazione. C’è il bis e l’exotica, quasi un filtro ‘60-‘70 alla storia che vogliono raccontare e che a tratti confonde, ma che possiamo digerire pensando che nulla si crea e nulla si distrugge ma che soprattutto l’animo umano non è in grado di cambiare riproponendo il peggio di se stesso (ed è sempre un brutto è giusto periodo per ricordarlo). Polselli, Lenzi, Fulci e Schrader visivamente, mentre sale la mistica visione che forse i cinque abbiano giocato con riti antichi ed incontrollabili in un archivio di Library music scatenando il profluvio arrivato alle scrivanie di 42 Records. Cresciuti in residenze imenottere che hanno dato loro uno sguardo più minuto Neoprimitivi scelgono la via della suite in sei movimenti dove tutto è irrimediabilmente mischiato e la loro visione rimessa a viscosità e toni differenti. Ma il lavoro è strutturato, non sembra mai un bignami quanto un viaggio libero nella propria personale follia.
E chi siamo noi per negare una visione collettiva come quella messa in atto da Andrea Gonnellini, Pietro Rianna, Flavio Gonnellini, Giacomo O’Neil, Martino Petrella ed Emilia Wesolowska. La voce di quest’ultima è l’arma in più, recitante con fare algido in maniera molto più coerente ed azzeccata delle controparti maschili e romane, a dare un ennesimo brivido ad una portata eccellente.
Il sangue è pronto, gradite altro?