Nelle sontuose ramificazioni di Emily Rach Beisel

A volte le imbeccate ed i consigli possono portare a scoperte fantastiche. David Brenner di Earsplit spinge giustamente gli artisti che cura come ufficio stampa e nella ridda di nomi scopro inaspettatamente Emily Rach Beisel, una clarinettista di Chicago che in qualche maniera mi strega. L’ascolto del suo album, Sumptuos Branching, mi strega fino a volerne sapere di più…questo è il resoconto delle mie scoperte, per ascoltare il disco invece la recensione con streaming è di là.

Salve Emily, come componi? I tuoi brani sembrano essere pieni, talvolta feroci ed oscuri, non è evidente riconoscerti come clarinettista…

Grazie mille, lo prendo per un gran complimento!
Amo sfuggire ai confini degli strumenti ed offrire agli ascoltatori un suono senza una fonte immediatamente evidente. Le mie composizioni partono sempre da una improvvisazione, particolarmente esplorando le combinazioni fra strumenti ed elettronica. Faccio un sacco di registrazioni da sola e quando trovo qualcosa che mi sembra interessante la espando lavorandoci, a volte creando strutture nelle quali improvviso (come in Cantilevers) o addirittura componendo qualcosa (la title track in Sumptuos Branching).

Il titolo, Sumptous Branching, mi sembra azzeccato per il potere che ha il tuo disco e collegare sottosuolo ed astri, a diversi livelli di oscurità. Come lo ha scelto?

Volevo un titolo che catturasse l’umore del disco. Ci sono molte evoluzioni, variazioni e linee che partono da un’idea comune o centrale, andando poi in diverse direzioni. Sento ogni traccia come completa. Ci sono anche delle connessioni con ecosistemi fiorenti, che presentano un livello massimo di biodiversità ed interconnessione.
Sumptuos Branching mi è arrivato come una via astratta con la quale rappresentarlo – forse suggestionata da manoscritti illuminati, mosaici elaborati e reti miceliali sotterranee.

Ascoltando il disco mi è venuto in mente Ryan Gleave di All Men Unto Me, o comunque una sorta di sacralità extra religiosa, ritualistica. Qual’era il tuo intento compositivo?

Grazie per aver menzionato All Men Unt Me, non conoscevo il lavoro di Ryan ed è stato bello approfondirlo. C’è decisamente un parallelo forte, anche nell’utilizzo dei movimenti di massa come titoli per le tracce. Il mio disco utilizza i sei movimenti delle parti costanti della messa insieme al canto d’ingresso come forma. Avevo pensato di includere i nomi latini prima del titolo di ogni brano, ma ho desistito per evitare una connotazione religiosa troppo esplicita. Voglio che il disco trasmetta quella sensazione di uno spazio psicologicamente alterato, con un’atmosfera luminosa e riverente. Ma volevo che fossero gli ascoltatori a riempire gli spazi con i loro significati. Questo è quel che ammir profondamente nel lavoro dei Sunn O))), sono dei maestri a creare degli spazi sonori sacri. La loro musica porta il peso dei rituali ma lascia comunque delle stanze perché ogni ascoltatore possa ascriverne il significato personale. Apprezzo anche l’approccio di John Cage nel permettere al suono di esistere per proprio conto, anche se non interessata nel diventare dogmatica a questo riguardo.

Ho letto di molte tue ispirazioni letterarie, fra le quali sono citati almeno due percorsi di difficilissimo svolgimento, l’Iliade e Casa di foglie. La musica può essere una guida oppure lenisce la nostra condizione fragile e dispersa?

Credo che la musica possa avere scopi diversi, che possa essere una guida potente per esplorare delle emozioni intense da vivere ma complicate da esprimere verbalmente. Può essere senz’altro rilassante interagire con qualcosa che riesca a esprimere un sentimento che non si è riusciti ad articolare. Entrambi i testi, l’Iliade e Casa di foglie ti portano all’interno di un lungo viaggio lasciandoti in maniera mola diversa da come ti avevano raccolto. Spero che anche Sumptuos Branching possa offrire un viaggio ed essere considerato una guida in questo senso.

Rispetto al tuo debutto, Particle of Organs, mi sembra sia venuta meno una parte di innocenza, di luce. È stato un passo consapevole e conscio verso un travaglio interiore?

È interessante che tu dica questo: considero Sumptuos Branching più chiaro per molti aspetti, ma è proprio in questo che c’è ampio spazio per interpretazioni diverse, il che, a mio avviso, è un pregio. Il disco apre con un canto in tono diretto, in maniera opposta al growl che si sente in Particle. Ma credo che la luce maggiore per me sia l’ispirazione canora, l’abbracciare moltitudini sentendosi connessi. Particle offre qualche dolcezza ma mi sembra un disco più cupo per ciò che lo ha alimentato.

Anche nei momenti più limpidi e solitari, penso a Her Still Singing Limps, l’impressione è che l’oscurità ed il pericolo ti avvolgano. Che tipo di lavoro avete concepito in studio con Bill Harris per arrivare a queste sensazioni?

Pensavo che gli spazi acustici fossero un’ottima scelta per questo disco e Bill ha lavorato per permettermi di ottenerli. Abbiamo speso un sacco di tempo cercando il giusto livello, il giusto riverbero per ogni traccia, per lavorare al suo disegno stereo. Ad esempio con Hollow Ships volevo che il drone mutasse lentamente così da creare la caverna entro la quale il drone potesse svilupparsi. Penso che il senso dello spazio sia collegato al nostro sistema nervoso simpatico, alla nostra consapevolezza dell’ambiente circostante e alla sensazione di una possibile minaccia.

La copertina del tuo disco mi ha scatenato flash differenti, immagini che verosimilmente la mia mente ha ricomposto riconoscendo delle parti, in questo caso Black Dahlia Murder come caso di cronaca ed One Dimensional Man come band. Ci ha lavorato tu? Qual’è il suo significato e come si lega al concept del disco?

Oh wow, interessante! Sono stata attratta dalla drammaticità di quest’opera: mi trasmette un senso di estasi. La posizione del corpo, avvolto da fiori ed erbe, con la testa reclinata all’indietro. È estremamente sensuale. La figura potrebbe provare gioia o dolore, ma qualunque cosa sia, l’esperienza appare mistica e trascendente, e questa ambiguità si allinea con l’album. Quest’immagine faceva parte di un’opera più ampia realizzata da un artista francese di collage, mrfox.img.

Nelle note del disco dici di amare gli album che offrono un viaggio intenzionale agli ascoltatori: ti andrebbe di darci qualche titolo che per te è stato particolarmente significativo?

Ah, qui ci sono alcuni dischi che hanno significato molto per me:

w^w^^w^w dei Car Bomb
Fun House dei The Stooges
Locust Abortion Technician dei Butthole Surfers

Qui altri che ho sempre trovato sbalorditivi come album:

Astral Weeks di Van Morrison
Watershed degli Opeth
Origin of the Alimonies dei Liturgy

Infine, non un disco ma un brano che ha quel senso di viaggio e col quale sono finita veramente lontana la prima volta che l’ho sperimentato live:

Kontakte di Karlheinz Stockhausen

Che rapporto hai con la tua voce e con il tuo corpo Emily? Come capisci quale sia lo strumento, la gestualità più adatta ad esprimere le emozioni che vuoi ottenere?

Come fiatista, la connessione gestuale col respiro è sempre presente nella mia musica. Il respiro può essere rilassante, oppure presagire qualcosa, può essere aggressivo, trasmettere un sacco di emozioni e posso estenderlo in elementi atmosferici con le mie elettroniche. Come strumentista è sempre liberatorio utilizzare la mia voce, insieme vulnerabile e libera. La strumentazione dipende sempre dal carattere del brano o della traccia ma deriva anche dalla sperimentazione con le possibilità di ogni strumento e dalla loro combinazione con l’elettronica.

Per molti anni da noi la Chicago del jazz e della sperimentazione è stata in qualche modo legata alla scena del post-rock mentre con la tua scoperta si aprono degli antri a noi ancora sconosciuti. Ho letto che farai delle date con i Mute Duo, con quali altri artisti senti di avere delle connessioni e degli scambi proficui al momento? Qualcuno che potremmo approfondire?

La cosa bella di Chicago è che a qualsiasi forma d’arte tu sia interessato c’è qualcuno che ci sta facendo cose interessanti ed è spesso molto felice e proposito nel collaborare con te! C’è una fiorente comunità di improvvisazione free nella quale sono parecchio coinvolta. Consiglio di scrutare il catalogo di Amalgam se state cercando qualcosa di più sperimentale. Bill Harris, col quale ho collaborato ed ha registrato e mixato l’album ha qualche incredibile disco solista in catalogo (ascoltatevi Macrodose). Firetoolz è un progetto interessantissimo di Angel Marcloid fuori Chicago, anche nel versante più pesante un ottimo esempio possono essere il duo easygoingtech nella dance elettronica ad alto bpm ed hardware oriented. Ci sono troppe persone da citare ed odio lasciare persone valide fuor dalle mie liste ma spero di averti dato qualche buona dritta!

Grazie mille e complimenti per il disco Emily, sorprendente ed intenso!