Figli dell’epoca d’oro dell’indie bresciano, una stagione che, probabilmente, ha mantenuto meno di quanto promesso, i Nana Bang! si presentano all’appuntamento del quarto album ormai lontani da ogni moda e tendenza.
Loro, per chi non li conoscesse, sono Andrea Fusari (già Gurubanana) alla chitarra e voce, e Beppe Mondini (pure lui Gurubanana, ma anche Meteor e Ottone Pesante) alle percussioni e synth; della partita, sono anche Gabriele Guerreschi al basso in un brano, e Giovanni Ferrario – guarda un po’, pure lui dai Gurubanana – a dar manforte con basso, chitarre e tastiere, oltre che a produrre.
Comunque sia, siamo qua per parlarvi di How To Become Invisible, un pugno di brevi canzoni sulla perdita e sulla disillusione, che sviscerano, con piglio diverso, i vari aspetti delle questioni. Se avrete il coraggio di andare oltre la folle copertina, invero piuttosto esplicativa di alcune cose che ascolterete, vi potrete avventurare in un album che mette in mostra due facce, quella più bizzarra e quella più intimista e riflessiva del duo, accomunate da arrangiamenti minimali e impeccabili, tanto che nulla si potrebbe aggiungere senza rovinare l’effetto generale. Fosse pubblicato in vinile, avremmo, già bella che pronta, una suddivisione in due facciate tematiche: la A sarebbe la “indie side”, coi brani più sbarazzini, dall’inizio danzereccio di Shady Jane, con tanto di battiti sintetici, al brit-pop rivisto e corretto di Cinnamon Roll, fino al rock’n’roll di Stolen Shoes. A tenere insieme questo rosario di schegge impazzite, una sottile vena beefheartina che si dipana lungo tutta l’ipotetica facciata e fa convivere la vivacità della musica con gli argomenti meno sereni dei testi. Tuttavia, la metà davvero sorprendente è quella successiva, dove esce il lato più intimo e maturo del progetto. Qui testi e musica si riallineano all’insegna di una malinconia e di un intimismo che si incarnano in toni scuri e passaggi dilatati, con le tastiere a guidare spesso le danze e i toni insinuanti dell’armonica e il pianto lamentoso del wah-wah a fare capolino. In questo contesto la voce calda e un po’ roca di Fusari si esprime al meglio e, davvero, non saprei scartare un pezzo nella sequenza di sette che va dalla marcia vibrante di Jenny’s Thesis alle rassegnate considerazioni di The Winner (seguite da una traccia fantasma di eguale caratura). Saper concentrare, in gemme di tre minuti, atmosfere brumose e intense degne del folk crepuscolare di un Mark Lanegan, è cosa concessa a pochi e una goduria per le orecchie dell’ascoltatore.
How To Become Invisible è un agile manuale su come affrontare certe situazioni della vita: diventando invisibili, appunto, ma, per nostra fortuna, non inudibili.
Nana Bang! – How To Become Invisible (Gurubanana, 2025)
