Mycos Rhyza – Hyfē (Setola di maiale, 2025)

I dischi di un certo tipo si assomigliano tutti? È una provocazione ingenerosa ma quanto il suono si fa più astratto senza nessun tipo di appiglio pratico o figurativo non è nemmeno così scontato. Non corre questo disco Hyfē, ultima opera del progetto Mycos Rhiza, alias Dino Tagliaferri coadiuvato da Marco Maria Marchetti in un’idea di composizione live, senza sovraincisioni, rustica e libera. Registrazione che guadagna corpo menando le ali in un suono materico ma pronto ad orbitare nel cosmo. È difficile comprendere cosa stia muovendo queste tracce e di cosa si compongano, di certo a brillare è l’attenzione che Dino e Marco Maria riescono a donare ad ogni elemento affinché si sposi perfettamente con un quadro generale in perenne cambiamento. Con il secondo brano, Mykès, la musica sembra prendere una via più descrittiva, naturalistica, come stesse circumnavigando una costa prima di trasformarsi in pura meditazione blandamente percussiva. Poi il disco sembra astrarsi ancora di più, dando alla musica un movimento a tratti inquietante, convulso, oscuro. Quasi che osservando da troppo vicino queste forza organiche si stessero in qualche modo organizzando per studiarci, replicarci, irretirci: Symbiôum lascia spazio ai fiati di Marco Maria di stagliarsi sopra al mare magnum microrumoroso, fino ad arrivare alle soglie di un silenzio che fa presagire come forse tutto si sia compiuto. Potrebbe tramutarsi in un film dell’orrore Hyfē ma non succede, Mycos Rhiza non sembrano interessati all’imperbole, né alla distorsione od alla drammatizzazione. Ci mostrano le stanze, le cavità, le backrooms organiche di questo mondo. Sta a noi viverle, riconoscere in essere la presenza biologica e non perdere il lume della ragione. Con Microclena le radichette fungine ricoprono ife e micelio, quasi e proteggere con suoni delicati e consoni un mondo che va protetto, ascoltato e rispettato.
Ascoltatelo, sì, ma non andate oltre insomma.