My Heart, An Inverted Flame – My Death Is More Beautiful Than Your Life (Crucial Blast, 2026)

Ascoltare le evoluzioni di Andee Connors e Marc Kate, al secondo album come My Heart, an Inverted Flame, apre porte sul passato non indifferenti, essendo transitati loro per progetti come A Minor Forest, Driftloss ed I Am Spoonbender.
Ma qui siamo in un territorio synth-doom, con l’oscurità che placida stende le sue ramificazioni in brani interminabili, dove la batteria di Andee sembra legittimare cardiaca la sopravvivenza del reticolo buio di Marc. Una musica che in un qualche modo incorpora stentorei addobbi metal e catacombali, lunghe disgressioni cinematiche che dal post-rock che fu si adombrano di slow core, il tutto sotto una fitta cappa necrotica.
E non hanno bisogno di agitarsi, né di fare scena: basta accendere un lumino od un cero ed affacciarsi nella sua luce per mettere in mostra oscurità e potenza in brani che possono dilungarsi e colpire quanto meno ce lo aspettiamo. Scegliendo questo determinato trio il duo riesce a battere sui minimi tasti facendoci scivolare in sentori di morte, fra torpore e malessere. Le urla quando fanno capolino sono sommesse in un intrico che non permette la catarsi, tenendoci stretti a loro. Nonostante la limitazione strumentale il suono riempie gli spazi e non sembra in nessun modo ridotto rispetto a progetti più ampi. Il lasciare poi Po lo lo spazio ai brani di evolversi anche sulle lunghe distanze permette loro di colare lambendo richiami ai suoni più inquietanti dei ‘70 con i Goblin che affiorano nelle profondità di No and Never, nascosti sotto la consueta e placida coltre, lungo un percorso che non è distante da alcuni proluvi portati avanti da Liars ed Oneida in tempi diversi. Possono essere tignosi i due, facendoci capire che basta un attimo a stringerci in una morsa doom che puzza di cancrena da tanto soffoca e la scelta di registrare quasi 80 minuti di album va proprio in quella direzione, nel ledere la carne fino alla frollatura, alla tumefazione. Le deflagrazioni che al ralenty scuotono This Always Been The Disappearing Floor sembrano essere porte sull’inferno più che fuochi fatui, ed il disco termina lasciandoci in bocca un sapore sciropposo e terreo. Chi l’avrebbe mai detto?