Nel punto d’incontro fra darkwave, post-industrial e black metal, germoglia il seme di Amidst the Flames, May Our Organs Resound, il terzo album di Mütterlein, progetto solista della francese Marion Leclercq.
L’intento del lavoro, ci comunicano le note di copertina, è quello di esplorare le profonde ferite lasciate dall’oppressione attraverso la storia, un’ode a chi ha sofferto in silenzio, specie le donne; di primo acchito mi è parsa una mossa per accondiscendere allo spirito del tempo (ma in realtà valida per tutte le stagioni: chi si direbbe mai a favore dell’oppressione?), ma il disco, in realtà, si dimostra capace di tradurre in musica e parole una forma anche più profonda ed estesa di sofferenza, andando ben oltre le intenzioni enunciate.
È opportuno partire dai brani che, nel vinile, chiudono le due facciate, Memorial One e Memorial Two (entrambi in collaborazione con Treha Sektori): qui si paga pegno a Nico, nume tutelare del progetto, appoggiando la voce salmodiante su un minimale bordone organistico, coi battiti quasi sempre in secondo piano. Sono pezzi a metà fra il lamento funebre e la cruda presa di coscienza, e forniscono la base che, arricchita e sviluppata, darà forma a una serie di composizioni dall’incredibile varietà, sebbene tutti giocati su toni piuttosto scuri.
Abbiamo così il drone di Concrete Black, una vibrazione dub che si incarna in un’evocativa melodia, mentre una voce straziata canta di resa e diseprazione; in Wounded Grace dei synth degni di una colonna sonora di Carpenter o Goldsmith orchestrano il climax fino a farlo esplodere con l’ingresso della voce, che poi, nel finale, si fa malinconica; Division Of Pain è black metal filtrato dalla sensibilità di Mütterlein, non meno crudo e violento di quello di band più tradizionali. Infine, Ivory Claws, una lunga invocazione trasportata dal rumore che incorpora combinazioni fra sintetizzatori e beat al limite dell’EBM, vocalizzi black, tempeste di organi e percussioni e violente sequenze di battiti industriali, mentre la voce canta di sofferenza, attesa e rivalsa.
Pur sfoggiando suoni che, per toni e peso specifico, non esiteremmo a definire estremi, Amidst the Flames, May Our Organs Resound non cerca l’attenzione dell’ascoltatore attraverso lo shock, ma tramite una scrittura che, dosando sapientemente gli elementi (su tutto la voce della Leclercq), sfiora il sublime e finisce per coinvolgere ed emozionare: ancora una volta, bisogna ammetterlo, la Francia si conferma terra d’elezione di progetti capaci di trovare nuove strade espressive muovendosi nei territori più scuri della musica contemporanea.
Mütterlein – Amidst the Flames, May Our Organs Resound (Debemur Morti, 2025)
