Muireann Bradley, “I kept these old blues” (2025 ristampa, Verve) + live @ Strange Brew Bristol

Cosa potrebbe mai succedere a una ragazzina cresciuta in una casa piena di musica ovunque, pianoforte compreso, e col padre che ascolta l’early blues nei tragitti in auto con tutta la famiglia?
Che essendo irlandese diventa alcolista a 15 anni e al primo giorno da maggiorenne apre il suo Onlyfans?
Per fortuna no.
A 15 anni registra le sue prime canzoni suonate in casa, a 16 fa il suo primo disco ed a 17 il suo primo tour in patria.
Per i 18 anni, appena fatti in questo gelido inverno britannico, si regala il primo tour mondiale.
Il suo primo live bristoliano ovviamente è solo lei e chitarra acustica, come del resto lo è il suo album d’esordio fatto di cover di blues più o meno vetusti. Le prime 5 tracce che fa nel live sono nella stesso ordine del disco, di cui io sono stato di sicuro il primo a prenderne una copia fisica a Bristol.
Vabbè…“, penso tra me e me,”era anche prevedibile una cosa simile, ha imparato tutte le tracce del disco a memoria nello stesso ordine della scaletta, e le rifa’ piu’ o meno tutte dal vivo, del resto e’ ancora una studentessa a tempo pieno, mica ha tanto tempo per la music..”
Non faccio in tempo a pensare questa cosa, che la dolcissima e timidissima Marianna mi parte con un inedito dietro l’altro. Tutti blues storici, mica robetta tipo cover di pezzi pop facili da classifica…
Mi guardo a distanza con uno dei boss del locale, abbiamo entrambi due occhi grandi così e ci fissiamo senza parlarci come a dire “…Ma questa e’ un fenomeno vero, roba da mettersi le mani nei capelli dallo stupore!” . Io ci provo pure a mettermi le mani tra i capelli, ma con risultati alquanto deludenti, l’ultima volta che sono entrato da un parrucchiere c’era Andreotti al governo…
Verso la dozzina di tracce, di cui almeno metà non nel suo disco, decide che per stasera è abbastanza. Pubblico omogeneo e trionfante. Un uomo in disparte per tutta la sera osserva la scena e sorride orgoglioso. Non può che essere suo padre. Infatti all’uscita dal camerino è lui che accoglie chi vuole salutare o parlare con l’artista. Chi si ferma a chiedere nozioni tecniche su come suona quel pezzo, e se vorrebbe fare altri classici, chi la vuole solo abbracciare come se fosse sua figlia, il vostro reporter preferito invece si fa fare un autografo sulla copertina del cd e le dice solamente “Bravissima e grazie della serata ma…please stay in school , school first!“. il papa’ annuisce convinto e mi fa un sorriso che e’ meglio di un vigoroso thank you.
Siccome ho sempre pensato che la Musica dev’essere anche se non soprattutto uno spazio di aggregazione e condivisione (senno’ non starei qua a scriverne,no?), penso bene di coinvolgere uno dei massimi esperti italiani del genere, Federico Savini di Blow Up ( l’unica rivista italiana a cui sono abbonato anche all’estero dopo aver dismesso l’abbonamento a Le Ore Mese) e gli mando dei video frame dei pezzi inediti della serata. Il Nostro prontamente analizza tutto il materiale, registrato con qualita’piuttosto scadente (colpa del cellulare,ora ne ho uno nuovissimo appena testato al Ritual Union festival, una bomba per le foto, vi faro’ impazzire d’ora in poi) e mi riferisce tutto quello che sa e che si puo’ recepire. Delta Blues, un Hank Williams ed un Robert Johnson da battaglia, pure un pezzo di Bob Dylan agli albori ed un John Fahey… che meraviglia!
Ma come? Così giovane e già in una label come Tompkins??“, yess Federico ,e ora la ristampa sta pure su Verve…
Inutile dirvi che non dovrete assolutamente perderla quando passerà in Italia.
(stavo per scrivere passera, mi devo forse riabbonare a Le Ore Mese?

(un sentito ringraziamento ovviamente a Federico Savini)