Un nuovo disco della band scozzese è sempre un evento da festeggiare.
Stuart e compagnia riescono a trovare il modo di catturare l’attenzione con qualcosa di nuovo in ogni disco, pur restando fedeli al loro sound, anzi al loro wall of sound, come ben sa chi ha avuto il piacere di vederli dal vivo.
Questa volta, tanto per far capire a tutti noi la loro grandezza (non sono certo dei timidoni a riguardo, molto brillanti anche in interviste chiacchierate e libri fatti da loro membri…) accettano la “sfida” dei demos. Da un paio d’anni infatti, almeno nel mercato inglese, sempre piu’ album vengono lanciati con bonus cd quasi sempre contenenti demo delle tracce oppure una manciata di brani live vecchi o nuovi.
I Mogwai, tanto per far capire a tutti che loro sono i Mogwai mica degli sbarbatelli con le chiappe protette da produttori di grido, vanno per la soluzione totale: tutti i demo dei nuovi pezzi.
E’ spettacolare ed imbarazzante allo stesso tempo sentire come intendono i Mogwai per “demo”. Tracce finitissime, perfette, probabilmente gia’ al primo take… del resto dal vivo sono sempre stati una macchina perfetta….
Solo un demo su 11 suona un po’ “incompleto”,la traccia 6. Non parte ,non arriva, sa di pezzo interlocutorio, messo li’ come per dare una pausa, una tregua all’ascoltatore che si stara’ sparando il disco in cuffia a tutta.
E che succede sulla versione definitiva del disco?
Che la traccia migliore e’ senza ombra di dubbio proprio lei, If you find this world bad, you should see some of the others. Completamente stravolta, travolgente.
La traccia che da’ la spinta definitiva al resto dell’album fino alla fine.
Che band incredibile…
God save Mogwai.
Mogwai – The Bad Fire (Temporary Residence, 2025)
