Miss Grit – Under My Umbrella (Mute, 2026)

Tre anni fa con Follow The Cyborg Miss Grit era stata capace di aprirci il cuore, facendo così crescere esponenzialmente le nostre aspettative per il suo rientro. Il cuore si placa quando con l’iniziale Tourist Mind rifuggiamo il pericolo di trovarci con un secondo album bello soltanto per il magnifico titolo. Margareth Dewey Sohn costruisce musica a strati, aggiungendo ad una voce meravigliosa beats, atmosfere, forze terrene ed ultraterrene. Musica, la sua, che si muove in maniera differente nella sperimentazione pop, quasi riportando il trambusto mondiale ai minimi termini personali, rimettendo emozioni e sensazioni in primo piano, cellule sottoposte ad uno stress sociale, umano, storico. Il disco si svela come insieme di meraviglie fragili: è perfettamente orchestrato e prodotto dalla stessa Miss Grit insieme ad Aron Kobayashi-Ritch della band Momma e ci trasporta fin dall’inizio ad assistere al mondo di Miss Grit. Tanto vicini dall’essere tentati di intervenire quando la sentiamo cantare “…Where Is my head?..”, dal volerla confortare in qualche modo. Ma forse non ce n’è bisogno, basta soltanto aspettare che le linee vocali ed i ritmi si allineino per percepire speranza e forza, un senso di proficuo futuro possibile, in una You Will Change toccante e luminosa, pop nello stato presente, al quale basterebbe sono una minima attenzione per accorgersi della bravura di Margareth e del suo talento. Under my Umbrella è un disco che cresce con gli ascolti, colmo di brani coi quali coprirsi, consolarsi e commuoversi, che conferma Miss Grit come artista che non sembra stancarsi di sperimentare, di passare il proprio agire e la propria arte in un caleidoscopio ancora una volta sorprendente.