Mir – S/T (Wallace/A Tree In A Field, 2009)

Qualcuno quest’estate mi ha parlato bene di questo trio e me l’ha presentato come un “gruppo alla Zu”, ovviamente con gli Zu non c’entrano una sega (al più condividono alcune influnze), ma resta che si tratta di un disco davvero bello e con due o tre richiamini a cose che inspiegabilmente hanno finito per essere tronchi morti di certa musica pe(n)sante. E’ triste pensare che ad Europa unita, con il mondo così globalizzato non sappiamo nulla dei nostri vicini di casa (o forse non è triste ma è proprio causa di questo?) eppure è così e un po’ lo è sempre stato, infatti è accaduto che la svizzera abbia dato i natali a più di un gruppo sulla cui validità c’è poco da discutere, per ciò che concerne i Mir direi che riprendono proprio là da dove i Goz Of Kremeur e gli Alboth! hanno lasciato.
Se a ciò aggiungete influenze come i God ed i The Flying Luttenbachers (Weasel Walter ha curato il mastering) buona parte del quadro è dipinta, ma vi assicuro che nulla sarebbe più ingiusto che fermarsi a queste influnze. I Mir infatti hanno un suono omogeneo, a suo modo “svizzero” e che seppellisce parecchie formazioni rock-sperimentali, rock-industriali, free-jazz-core che girano in questo momento. Tempi ripetitivi su giri di basso fra primi Swans e God, batteria solida ma non quadrata come Vinnie Signorelli, tastiere, synth, effetti e chitarre dosati con parsimonia, diversificando il suono senza per questo produrre l’effetto compilation di chi vuole mettere troppa carne al fuoco: questi svizzeri hanno le idee parecchio chiare e si sente. Atmosfere fra il nebuloso ed il plumbeo, ma visti alcuni dei riferimenti mi sembra il minimo di quello che ci si possa aspettare. A tratti ci sono scorie di kraut andato a male incubi degni di uno un territorio soffocato dalle montagne (in fin dei conti HR Giger viene da lì o no?!). Rottami e rimasugli di rock industrialie come la facevano nei giri di etichette seminali come la Permis De Construire Deutschland (http://www.discogs.com/label/Permis+De+Construire+Deutschland), disco registrato dal vivo con un retrogusto di “vecchio”, ma solo retrogusto, infatti il disco è perfettamente ambientato nel nuovo millennio e viaggia su dei livelli che molti gruppi del genere non riescono neppure ad immaginare nei loro sogni più bagnati. Davvero sorprendenti: leggeri come il crollo delle Twin Towers, luminosi come un bosco in una notte senza luna e lividi come un cadavere dopo un pestaggio. Disco interamente registrato dal vivo, cosa che mi fa sperare di vederli in tour o presto o tardi… uno dei dischi dell’anno.

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