Come possiamo definire un mercato discografico che ci offre una sortita di Mike Cooper come disco per l’estate se non rigoglioso? Lo scorso anno abbiamo approfondito Eternal Equinox, mentre ora è il turno di Stochastic Parrot. Lavoro ispirato dalle copertine discografiche di Mati Klarwein e quindi coerentemente in grado di unire natura, tecnica, follia e magia (per citarne qualcuna ricordiamo giusto Bitches Brew di Miles Davis, Demon’s Dance di Jackie McLean oltre che i lavori con Jon Hassell, altro nome che spesso la critica ha avvicinato come ispirazione e diversi lavori di Mike Cooper, come egli stesso ricorda nelle note di copertina. Il suono di questo pappagallo casuale è fermentato, colorato e riverberato, come se le foglie e qualsiasi materia possa venirci a contatto in una fantasmatica foresta ci trasmettesse effetti psicotropi in corpo. A dar man forte al chitarrista inglese in questo barcamenarsi troviamo il francese Pierre Bastien alla cornetta e Mark Cunningham alla tromba, due musicisti che si potrebbero approfondire per giornate intere e che in queste registrazioni assecondano Mike illuminando il viaggio con spunti eleganti e sopraffini. Si percepisce uno stile vellutato, perfettamente declinato distillando i succhi e gli elisir che il tramestio tropicale permette. Un’altra fonte alla quale durante questo disco Mike si è abbeverato (ed è lampante in brani come SUONOVAC e PSYCHOSEMNATIC) è l’opera di giganti come Lee Scratch Perry e King Tubby: in questo disco ed in questi due brani in particolare sembra di sentire una versione in nuce del rigoglioso suono giamaicano, come se Mike avesse scelto di tenere e presentarci soltanto uno scheletro ormai spolpato da voracissimi insetti sotto il solleone. Poi si sbanda in direzione sud-est asiatico, grondando sudori ed effluvi lasciando che i battiti delle corde rimbalzino mollemente, con una percezione ispanica sottotraccia, per un brano ancora una volta meraviglioso. Appare ormai chiaro come Stochastic Parrot sia un lavoro lucidissimo nonostante l’apparente natura florida e bizzarra. Mike riesce addirittura ad inserire una sorta di spy theme nascosto in Thrashin Marlin, alzando ancora temperature ed abbassando i ritmi in coda all’album, lasciandoci letteralmente cotti e stregati da un’ambiente musicale in grado di condensarsi e nutrirci per l’intera stagione.
Mike Cooper – Stochastic Parrot (Room40, 2026)
