Parlare con Michele Ducci è come gettarsi in un fiume in pieno. Non bastasse un album dove ci si può aspettare di tutto, un pianeta pitagorico governato dalle lumache, un progetto solista che è di fatto una coppia che si trasforma in un trio, un’Italia inglese od un’Inghilterra italiana che dir si voglia, riuscendo a dare un senso ad un tutto che trova compimento in brani pop. Orecchiabili, melodici, belli davvero. Lui c’è riuscito con delle discrete sessioni in studio, ci perdonerete se a tratti questa chiacchierata vi sembrerà larger than life ma devo dire che le mie aspettative sono state completamente soddisfatte, in più vi diamo in pasto musica e video per un viaggio dopo il quale fare ritorno sarà soltanto un’ipotesi, forse nemmeno la più logica.
Quindi…
A me piace tantissimo scrivere canzoni. Per me è come scrivere universi e mi ha sempre affascinato come diamine funzioni la viva memoria involontaria di un corpo. Una delle mie più grandi sfide da sempre è vedere se si può creare un mito buono che muova le persone per il bene comune del nostro pianeta riconoscendo i nostri limiti, considerata la situazione in cui siamo. Ho preso sul serio il monito di Henri Bergson: o ci estinguiamo schiacciati da battaglie amico nemico o forniamo, sacrificandoci, l’anima alle macchine in quanto intuizioni viventi. Fare finta che il pop sia solo un genere, o solo qualcosa di commerciale e non chi siamo, può essere pericoloso perché si rischia di non capire che siamo il frutto di un placcaggio, un trauma, che fa ‘pop’. Tutti noi in generale nella vita siamo nati e abbiamo fatto senza sapere granché del mondo, ad un certo punto, ‘pop’. Dimenticare del tutto il pop apre il rischio alla più totale inefficacia che spesso mi fa dire ok, non un’artista ma un altro ricco con un hobby e i soldi, niente de dire eccetto questo. Un mio amico mi ricordava che una volta si scriveva usando sangue di pecora. Costava sangue.
Cerco di ricordamelo tutte le volte per espirare la colpa: se fai un album o un disco devi sapere che sei nel mondo e risolvere il rompicapo della tua arte sapendo cosa succede nel mondo. È identico alla gestione di una scoperta scientifica. Troppe pubblicazioni in generale sull’acqua calda. Io nelle interviste potrei sembrare pazzo, le lancio e peso, quindi amen, ma ad esempio: I nazisti usavano la bellissima Danubio Blu, rovinata, versione marcetta editata per controllare le masse con la forza dell’800 alle spalle. Mi ha sempre destato grande schifo e orrore. Mi sono però chiesto: la bella musica in generale non ha cercato di farci stare insieme quasi in maniera telepatica sul modello della comunicazione dei volatili o delle correnti?
Ci sono anche esempi belli come Bella Ciao, o come le canzoni cantate dagli schiavi nei campi di cotone per resistere la fatica. Se le masse venissero mosse veramente dalla musica e non dal potere? Potremmo essere riempiti dalla gioia come intuizione diffusa. Sono convinto che ancora la musica non sia nata del tutto (tutt’altro che finita), ne abbiamo visto solo qualche tappa. La mia idea perciò è muovermi come fossi sempre agli inizi in questo orizzonte, cercando di fare qualcosa di indipendente che non si perda nella inefficacia di uno sperimentale diventato genere – o il nome di una etichetta -, nemmeno nel pop pervertito in schifo demenziale, ma che sia comunque iper-pop ed immediato nell’ascolto, come i film dove mettere le cose più complesse. Anche se pure lì il mio modello è gatto Silvestro con Titti o Duel di Steven Spielberg, come giocare con i paradossi di Zenone. E mi sono impegnato con Kim Harrison-Lavoie di Monotreme Records che è la mia casa discografica a far sì che anche i modelli di produzione dei miei lavori solisti fossero in linea con tutto questo. Per questo l’album e il film, ma anche miei lavori solisti precedenti fatti all’amor mio non muore insieme a Franco Naddei, sono stati spesi i soldi che in genere in Italia si spendono per registrare 1 un mini ep in uno studio medio buono.
Beh, del resto tu esprimendoti tramite uno strumento artistico sei un’artista e cerchi di rendere al meglio la tua opera. Per quando finisci il disco la soddisfazione deve essere completa, l’opera deve rispecchiarti, esatto?
Sì, se fosse un insieme di robe dove mi faccio schifo non esce. In tutti questi lavori hai comunque la fase dove riascolti tutto e decidi. Lo sforzo nella creazione ti fa sentire talmente grande che poi una volta finito torni ad essere te…è molto bello ma faticoso.
Certo, anche perché deve essere un bel travaglio arrivare allo standard che ti imponi, cosa non scontata.
Delle volte magari non ci arrivi! Il mio problema era, facendo così veloce in questi anni, cercare di evitare l’effetto del karma trovandomi con delle canzoni che non mi piacciano. è proprio fatto in una modalità di sopravvivenza reale e diventa difficile andare proprio di lusso e cercare di far qualcosa bene. Se escono devono uscire bene.
Quindi sei molto soddisfatto del tuo disco?
Sì. È stato un delirio farlo, anche solo averlo portato a termine nella gestione è stato, come dire, son contento! considerando come sia messo il mondo il delirio di avere quindici persone da tenere insieme dall’Italia, poterlo fare in una maniera che ha superato le mie aspettative, già quello per me è tutto!
Snail in the Clouds – complete movie
È un disco ma è anche un film in realtà. Io mi sono ascoltato prima il disco per poi guardarmi il film ma come nasce l’opera? Che idea avevate di partenza?
La mia idea era che avrei dovuto fare dei videoclip. Il più delle volte coi videoclip dovevo chiamare dei registi e pagarli tantissimo oppure anche per me, come delirio, essere costretto a fare una cosa completamente inutile, costruita apposta e non funzionante. Siccome mi piaceva un sacco anche con gli altri progetti l’idea di mettere insieme più livelli, mi era venuto in generale l’impostazione di seguire la mia idea precisamente, per non correre il rischio di entrare nel vintage. O vengono fatti in una maniera del genere i dischi oppure non so se il destino sarà Sal Da Vinci o l’inefficacia totale, con troppi soldi spesi. Per me il pensiero era anche relativo a tutte le questioni di MTV, di Michael Jackson con Thriller oppure i Daft Punk. Prima ancora c’era il Candelaio di Giordano Bruno, Bertold Brecht con le canzoni ed a ma piaceva l’idea di mettere su una cosa diversa anche dal punto di partenza dov’ero arrivato. Fare teatro-musica, animazione con le soundtrack suonate assieme: l’avevo fatto già un po’ con Film For Songs: The Great Book of Nature dell’anno scorso. Non ero riuscito a fare la release fisica con una label ma avevo fatto un tentativo con un cortometraggio, le canzoni ed un tema. Secondo me, rispetto alla domanda che mi facevi, era un po’ sulla falsariga della classica: c’erano le storie come quelle di Tristano e Isotta ad esempio, c’era un film insomma. Secondo me dopo hanno voluto far fare alla musica l’accompagnamento ai film quando in realtà a me interessava invertire le parti, fare il musicista avendo la regia, un po’ come Dario Argento se avesse suonato. Interessava proprio a me, mi son detto che se fossi dovuto stare a far delle cose che non mi piacevano a quel punto avrei fatto ciò che interessava a me e punto.
Certo!
Il tutto è fatto veramente a costo zero, anche per le registrazioni non abbiamo speso nemmeno i soldi di un ep, quindi Kim di Monotreme è un tramite utilissimo perché anche in Inghilterra, eccetto figure come lei, è un po’ un casino muoverci. Anche con la stampa è stato un casino spiegare quale fosse il progetto. Anche loro stanno macinando pian piano l’idea, ci sono testate anche mainstream che hano iniziato a seguire la cosa, riviste di fashion che nemmeno conoscevo e delle quali mi ha parlato Letizia. Quando le ho viste mi sono detto ok, vuol dire che nel mondo questa cosa, forse, piuttosto che la morte della musica era la musica che non aveva capito di essere il sogno del cinema. In grande, però mi è piaciuto anche avere i feedback dei festival del cinema e questo tipo di contesti. Anche rispetto alla vendita uno che va a comprare un vinile trova i link del film con una card e con un minimo proiettore uno si siede, guarda ed ascolta. Il problema è che spesso non si riesce più a stare nemmeno dieci minuti su un disco, che è come pretendere di leggere un secondo. Il film è un trick, poi ovviamente non le ho potute mettere tutte altrimenti diventava pallosa però…
Quindi credi sia una questione di attenzione anche?
Io faccio così e mi dicevo, piuttosto che avere il nulla totale preferisco meno persone che si facciano un trip completo.
Penso spesso a mia figlia in questi frangenti, ha dieci anni e per lei un album è lungo. Però abbinandolo ad un film la cosa cambierebbe e seguire le immagini sarebbe un’altra cosa.
Esatto, poi io volevo farlo proprio su Pitagora, era proprio uno studio su quel che stavo facendo. Mi piaceva l’idea che un ragazzo guardandolo capisse che fosse sulla musica con un’idea precisa. Me ne sono accorto qualche mese fa che da fuori poteva dar l’impressione di voler fare settanta cose, mentre era una cosa precisa. Piuttosto che paperino con il teorema di Pitagora, comunque una cosa che avesse anche una funzione educativa.
Chiocciole, gatti, animazione e fantascienza, la musica è anche un gioco? A tratti l’ascolto sembra la rappresentazione del to play…tu come la vivi? Cosa vuoi che provochi l’ascolto di un disco del genere?
Allora, se non è gioco secondo me non sarebbe comprensibile. Il gioco in realtà credo sia come quando i bambini mettono in scena i deliri dei genitori. Il disco è quello: sembra super pop ma in realtà credo che non sia così facile da ascoltare perché crea un’immaginazione strana. Il mio sogno era fare i Beatles non coi baffi però riportare la parte scarafaggio in primo piano. Ammetto che ho capito dopo la cosa, però lì era anche perché il fenomeno Beatles all’epoca non mi piaceva per niente, in un’altra maniera ma erano Justin Bieber su cui poi si è costruito sopra un delirio di massa. Però mi piaceva un sacco la musica, l’idea di usare così il pop…Yesterday è comunque qualcosa con il quale è difficile non farci i conti anche se fai musica sperimentale. Quindi la mia questione era mantenere questa cosa che mi era sempre piaciuta e che con M+A non ero mai riuscito a fare. Il ventaglio di Monade ad origami, o a matrioska mi piaceva perché, fossi stato una band era un conto, essendo un songwriter a mio nome mi posso permettere di fare molto. Un mio riferimento era Haruomi Osono, il disco Philharmony, un mega viaggio dove mi piaceva l’idea di mantenere un filo sottile che fosse voce e la sottigliezza delle batterie, andando per sottrazione. Nel primo brano in studio mi scontravo con volerla caricare con una partenza più ricca nella seconda strofa con violino batteria eccetera. è una cosa diventata quasi solo sound-design ed avrei voluto fare come quando preparo le demo: un moog usato come contrabbasso e via, anche con Simon in realtà avevo proprio condiviso questa idea di sottofondo tenuto insieme dai Bontempi, dagli organetti che hanno quella grana, per poi costruirci sopra i livelli. L’abbiam fatto volutamente così, registrando in sei giorni.
Che tipo di processo creativo ha avuto il disco?
Fantastico: io avevo le canzoni, sono andato lì col pianoforte, registrando la reference col bpm, poi la batteria, non stando mai più di cinque ore alla volta in studio. In prima fase per lo scheletro e poi la voce alla fine. La voce era giâ registrata all’inizio e siamo andata a ri-registrarla proprio come da standard.
Ed invece come scrittura? È stata una cosa lunga oppure immediata?
Ah, io o con la chitarra o col pianoforte a casa. Io scrivo proprio un sacco, le avevo già portate live tutto l’anno scorso anche con scarsissimi risultati, tipo con otto persone. Al Bronson a Marina di Ravenna credo fossero addirittura zero, però era una di quelle date fuori dal periodo di Passatelli in Bronson, febbraio, una data come altre prese proprio come prove, quindi le ho buttate in live. Ne scrivo veramente parecchie, ho già un’altra selezione di canzoni in giro, comunque sì, molto basico in casa.
Michele Ducci – Rain on me (Official Video)
Quanti livelli di lettura può avere un album? Lo si può amare anche slegandolo dal contesto e dal tema? Molto semplicemente non vedendo le immagini o non comprendendone i testi? Penso a mia figlia, in un mondo come oggi dove il formato album già non è visto benissimo ed invece di avere un LP ci si appoggia al digitale l’idea di avere questa completezza in un lavoro è qualcosa di guadagnato o siamo talmente fluidi da darne un pezzo qualsiasi ad ognuno per come lo voglia?
Intanto grazie per questa domanda…secondo me ci guadagna ad avere il lavoro: lo dico sempre, son mezzo diventato pazzo, non pazzo ma ho passato un periodo così. Penso sempre anch’io al bambino che ero, tipo a tua figlia. Non sono tutti adulti né intellettuali. Se la storia di Pitagora l’avessi fatta tutta strana o tutta sperimentale anche a livello sonoro per me sarebbe stato assurdo. Penso a Woman Like You: se io fossi incappato in Woman Like You su TikTok (con la sua batteria alla giapponese, la chitarra) entro anche solo un filo nel mondo e ne sto guadagnando, so di non aver preso un pacco. So di essere entrato in qualcosa che non è il generalismo su TikTok. C’è anche roba che non è nemmeno brutta, quella con la chitarra (canticchia un brano a me sconosciuto), ormai ho dovuto usare i social per l’uscita uscendone mezzo scemo, ma c’è roba fatta esclusivamente solo per lì, sono dei venduti, la fanno proprio esclusivamente per Tiktok. Dentro di me mi dicevo, siccome è brutto il mondo, tramite la macchina del fumo che spara possibili cagate uno entra dentro canzoni prodotte da un cantautore, un’artista per il quale poi c’è un altro mondo ed un altro livello c’è comunque speranza.
Ovviamente se si cerca una profondità di vedute si dovrebbe andare oltre, ma forse non tutti la cercano?
Me lo sono domandato anch’io…fare un album, oggi, sprecando tempo nel senso di percepirsi come persona che in questo senso vive di lussi. Fare un album oggi non è più come farlo negli anni ’70, secondo me i Pink Floyd avevano già capito al di là della moda che un album sarebbe stato un film, oppure spezzettato su instagram. La maniera per me per ricongiungerlo un po’ è complicarsi la vita, ma disincentivare un approccio così totale sarebbe letale. Se uno lo vuole fare lo fa proprio fino in fondo, altrimenti libera lo spazio subito. Il problema dell’album è come quello del romanzo per lo scrittore, non credo si potrà più fare un album base. Credevo di essere una mosca a New York con la pretesa di farmi sentire. Nessun romanziere può pensare di fare un romanzo come Stendhal.
Però i dischi continuano ad uscire…
Difatti. No, no, secondo me, la mia idea era liberatoria per i problemi che avevo avuto, che ci fosse un mondo nel quale i dischi continuino ad uscire ma l’idea di album si è aggiornata alla complessità dell’epoca storica, perché io sono anche un fanatico. Addirittura in SIVER l’idea era solo di avere pianoforte e voce. Mi sono accorto che essendoci le AI qualcuno avrebbe persino potuto mettere in dubbio che stessi suonando. A questo punto fare talmente tante sfumature quante potessi permetterne da cantante: la cosa che tiene un po’ il filo di questa cosa, sulla voce mi sentirei ipocrita a dire che non credo di essere In Italia qualcosa di interessante da un po’. Lo dico con ironia ma credo che la parte della voce se la dimentichino un po’. Con l’Italia ho un rapporto strano, in Inghilterra ci trattavano veramente come fossimo Dio. In Italia a volte…anche l’inglese, a me è stato utile avere Simon Millner, un amico, anche per correggermi l’inglese proprio come madrelingua prima di uscire. Mi sono tra virgolette autoisolato nel tentativo di svegliare l’Italia perché vedo che comunque il panorama al momento è messo malissimo. Anche il mio dovermi dare così tanto da fare, andare in Inghilterra a trovare dei musicisti che non mi chiedessero 20’000 euro, proponendomi poi tutti i loro curriculum era proprio una cosa, una realtà.
Abbiam parlato di musica ma anche dei romanzieri e del cinema. Mi chiedo: il musicista non è un po’ troppo ambizioso? Posso amare alla follia un regista od un film che ho visto quattro volte, oppure un libro (il mio preferito l’ho letto cinque volte), però se non ascolti 37 volte all’anno l’album del musicista sembra che tu non lo conosca bene. Non è troppo?
È vero! Secondo me nelle scale del controllo/ambizione credo che l’arte in generale sia…con la musica è strano perché delle volte un film lo vedi tre volte e rimane permanente. David Lynch! Con la musica c’è quella cosa…ieri stavo ascoltando un DJ set e guardando il dj pensavo: “Minchia. Sto ascoltando due ore di musica di persone che non ho la più pallida idea di chi sia”. La mia soluzione per risolvere questo problema quindi era quello di passare alla regia! Secondo me gli step sono musica, cinema e filosofia oggettivamente, altrimenti poi diventi scemo. Il dramma del musicista è che rimane la canzone ma il musicista da sempre ha dei deliri di onnipotenza che vengono sublimati bene, ma è la parte malinconica e bella della cosa, perché devono accettare che qualcuno ami l’opera.
Certo, però io posso amare dei dischi ascoltandoli raramente. Ho dischi che ascolto un paio di volte all’anno e che li amo: li metto su e sto bene e quando ne ho bisogno lo trovo.
A me quando entrano suonano anche senza overplay. Non ascolto per forza 70’000 un disco, ho quello dei Grizzly Bear, Vekatimest, ecco, quello lì ogni tre anni lo riascolto e mi rimane…perché nella musica entri dentro al film.
Grizzly Bear – Ready, Able (Official Video)
Certo! Più che altro ho iniziato a farmi questa domanda dalla parte del critico: ascoltando e scrivendo dei dischi mi accorgo di che bella differenza di modalità di lavoro ci sia tra chi scrive di musica. Io scrivo recensioni, quindi articoli che stimolano l’interesse del lettore perché approfondisca, non dei tomi di 400 pagine sulla poetica di Michele Ducci, non essendone in grado. Per fare questo devo ascoltarmi 70 volte un disco? Devo fruire un’opera in una maniera che nessun ascoltatore farebbe mai?
No, no, no, per me Woman like You è Woman like You mentre sei in spiaggia, che ti piaccia o non ti piaccia. Dopo, se approfondisci è come con l’amore. Se approfondisci puoi scoprire altro senza rimanere fregato da un primo abbaglio, però per esempio io il problema che ho avuto con la stampa che dovrebbe aiutarmi spesso trovo dei mega pipponi, pur provando io a fare delle sinossi anche piuttosto brevi. Pitagora, musica e via. Vedo dei mega pipponi o delle spiegazioni eccessive. Rain on me è una canzone che comunque per il mio ideale se uno la ascolta a Londra passa nelle strade di Camden sente…è un impostazione pop che dovrebbe passare senza troppe fisime o menate. Però secondo me, senza nessuna mediazione dopo ti rimane solo il poster, mentre quello che mi piaceva, anche se non sapevo niente vedevo delle informazioni nel vinile. Io ci ho messo anche la mappa del pianeta, piaceva anche a me l’idea del “Wow! Non ci capisco ancora niente ma sto qui, curioso ed ascolto…”.
Certo, però è una cosa a gradi: se io ascolto un tuo brano in auto, mi piace, lo collego ad un disco, lo compro, trovo la mappa ed approfondisco. Come primo approccio è una canzone che deve prendermi, parlando di musica pop…
Esatto, per me era quella l’ideale e mi ci scontravo a vari livelli con M+A. Con Rain on Me e Woman Like You Too dev’essere immediatamente la canzone che mi parla. Dopo era proprio un’idea che piaceva a me: fare personaggi, scriverne, disegnare. Secondo me il mio problema o dubbio era pensare che la parte concettuale dovesse sposarsi a tutti i costi quando invece anche soltanto ascoltando Woman Like You si capisce che è una canzone super pop.
A me è piaciuto moltissimo perché si ha proprio la sensazione di avere diversi livelli di fruizione possibili. Io posso tenermi le canzoni o posso approfondire creandomi la mappa e seguendone il percorso. Ma se io posso ascoltare due dischi (e mi capita moltissimo con la musica sperimentale e noi) praticamente identici ma uno è il travaglio per la perdita di un cane e l’altro è la relazione tormentata di quindici anni con una donna. Musica identica e note di stampa a definire quel che fai ed è una stronzata.
Adesso ti parla il Michele reale: non penso a queste cose mentre faccio musica. La mia questione era che dentro di me pensavo: io vivo in Italia. In Italia c’è Damiano David. Siamo in Italia, vorrei fare un disco che possa aiutare l’Italia nel versante pop perché ogni tanto non va proprio…e la mia idea era farlo con 200 sterline. A Tottenham con musicisti bravissimi, Agathe Max che suona moltissimo ad esempio. A livello di ascolti mi piacerebbe fare un po’ di ghigliottina a cose che io credo siano completamente anti-musica a livello di produzione, come idea di pop, come idea di mettere un cantante anche un po’ indietro col tempo, provare a vedere e adesso un frontman come Dua Lipa dieci anni mi sembra una follia considerando che Kevin Parker dei Tame Impala la produce. Avrei voluto fare solo come 5iver però andare in studio due settimane e basta: la questione è che so di fare musica e basta, so che quando metto la penna la sto facendo con tutto un insieme di cose che a me…mi son sempre domandato, un ragazzo che ascolta capisca che si può fare anche così e nel caso sia un po’ più ricco di così possa farlo. Il problema grosso è riuscire a gestire tuto da una situazione debole a livello di budget. Però so di non avere più vent’anni e so che devo essere io l’arbitro di me stesso, dicendomi adesso lo fai, sai che il mercato è Damiano David, sai che si ascolta Elodie e l’underground spesso è solo recitato. È una cosa come mettermi le scarpe degli anni ’70 senza sperimentazione. Altrimenti non lo faccio…
Chiarissimo, l’importante è che il lavoro soddisfi te in primis. Che ti faccia dire che il lavoro ti rappresenti e sia meritevole di arrivare agli altri.
No, no, quello è proprio l’elemento senza il quale non mi muovo. Faccio proprio così, se devo scrivere un libro mi domando ok, non posso far finta di non vivere da nessuna parte, i miei obiettivi di orgoglio erano di dare una lezione a questo e quest’altro. Mi rendo conto che questi furono i problemi più grandi con M+A, trovarmi di fronte alle case discografiche che non riescono a gestirti: una band che si autoproduce, alla quale danno un sacco di soldi per chiamare un altro produttore, chiedendo però a te le produzioni, quindi non sai neanche più come puoi comprarti il furgone, comprarti le cose da utilizzare. Ho fatto tutta la scrittura nella pace più assoluta, mentre ho avuto un sacco di problemi con le firme, un delirio far firmare tutti gli inglesi, una roba…
Hai citato Dua Lipa e cose grosse: Ultimo ha fatto 250’000 spettatori a Roma, una cosa che per me è la morte della musica.
Mah, credo che se la gente ci vada qualcosa ci trovino immagino…
Io vorrei fossero stati tatuati in maniera personale e riconoscibile per evitarli, non volendo mischiarmi.
Il tutto praticamente per vedere un film allo stadio. Io ho fatto con grande tristezza questo lavoro, mi dicevo di continuare ma su un versante e sull’altro mi sembrava di percepire un po’ la musica come abbandonata. Cioè, Ultimo in uno stadio con così tante persone, se uno lo sa che anche la metà dei biglietti sono stati comprati dallo stesso giro, è inquietante. Penso che però se tutti quelli della macchina di Ultimo fossero al mio servizio in realtà si potrebbe scardinare dall’altra parte…
Sai che non lo so? Secondo me da una parte per far funzionare questi meccanismi ci vanno ettolitri d’olio però di base probabilmente la breccia nell’ascoltatore è stata fatta per il tipo di ascoltatori che non compra dischi ma prende solo i suoi: probabilmente la casalinga di Voghera oggi se lo ascolta.
Mi viene in mente che lui ha conquistato tutti partendo da Amici…
Sì, ma è strano, ha fatto Amici, ma poi stava su un’etichetta hip-hop, ha fatto un sacco di concerti fino a diventare questa roba.
Ormai tutto viene fuori dalla TV immagino…
Sì, desolante ma è il pop attuale.
Secondo me, considera che una reference del disco è Andy Warhol, forse non abbiam capito noi e Lou Reed (oltre ad essere un cantante e musicista) recitava la parte della rockstar. Io non sono una rockstar e mi pongo il problema, considerando come mi sembra stia crollando tutto l’impianto dello spettacolo, adesso si vede. Si sono uniti Miley Cyrus e Wayne Coyne ed io che sono un fan di Cloud Taste Metallic, vita di un’era fa pazzesco, con una batteria…secondo me è finito il sistema. Michael Jackson aveva avuto un’idea geniale, la musica è immersiva tanto quanto un film e le sue strade sono il musical ed essendo passati diversi anni è stato premonitore.
Flaming Lips – This Here Giraffe (Official Video)
Sono andato a vedere il film con mia figlia, l’ho trovato mediocre ma da quel punto lei, anche grazie ad un libro che avevamo in casa è diventata una vera fan. A livello di immaginario, come i Pink Floyd, va oltre alla musica.
Dei tentativi venuti male quelli di oggi in effetti…
Chi ci ricorderemo fra dieci anni? Non una Elodie.
Forse l’unico che mi viene in mente è un Harry Styles. Secondo me hanno comunque smesso di porsi il problema che facciamo tutto questo uccidendo animali. Non sono un’animalista ma lo sprecare la carta, usare il sangue delle bestie per scrivere…nessuno è obbligato a farlo e si è persa questa roba. Le persone si sono sentite obbligate per forza a scrivere ed a comporre e per me è proprio un altro tipo di roba. Lo devi fare perché appunto, hai in gioco…perché potresti morire altrimenti!
È anche vero che in venticinque anni di frequentazione dell’underground tutti avevano il progetto, il gruppo, l’etichetta. Ma veniva a mancare il pubblico, l’ascoltatore attento. Nessuno ascoltava i dischi e basta, innamorandosene e comprandoli, erano troppo coinvolti.
Anche avere una piccola label è ottimo, mi son sempre fatto la questione: la ricerca è affannosa per trovare casa ma per me l’importante era avere qualcun altro che mi ascoltasse e potesse dirmi se la musica facesse cagare, non lo posso prendere.
Ci vuole chi fa quello e basta. Bisogna dare uno standard per non cadere nella bruttezza.
Devi essere disposto a dire che se per caso non riesci, fallisci. Sarebbe troppo facile altrimenti. Ci sono cose che non faccio perché mi rendo conto che sarebbero…perché?
L’abbiamo già citata ma…tu stai da un tot con Monotreme Records. Nel 2026 il fatto di avere un’etichetta che ti segua, una persona che lavori con la tua opera è utile o è inutile a questo punto?
Dal mio punto di vista è utile, io mi sono accorto che senza la label avrei fatto molta fatica, mi mancherebbe una mini-tutela, anche ad esempio lo dico banalmente anche mettere le canzoni nei posti giusti, mettere le firme, avere un minimo di sicurezza. Senza avere idea di qualcuno che sia locato fisicamente da qualche parte rischia di diventare…comunque bello, ma è come suonare su Twitch! Mi pare l’idea (quando faccio ste cose per fare il critico devo andare a vedere cosa c’è) ed in fondo per me la label può essere di educazione. Ti garantisce comunque un sapere su alcune cose (e Kim veramente è una persona che lo fa seriamente, come non so quante), ti garantisce di poter fare musica, pubblicata, con un’idea e dei finanziamenti base. Io ho spinto perché fosse tutto al minimo, così che un ragazzo di sedici anni possa pensare di fare un disco perché può non essere esoso o troppo. Ci sono a volte delle etichette, anche grosse, che apparivano solo come nome della label ed un sacco di addetti. I musicisti e la manodopera sembrano in questi casi disperati (come tutti) nel capire se le cose vengano fatte. Kim ha 30 follower su Instagram, è lontana da queste dinamiche, fa queste cose come si faceva una volta. Fa un disco e segue un’artista perché gli piace, non prende dei budget per gente che pensa di dover aver bisogno di una Ferrari. Non è un contatto per la semplice stampa dei vinili, Kim segue i progetti e questo può dare una grande mano perché ti evita di infilarti male.
Credo possa essere anche una guida, no? Parlavo con Matteo Uggeri degli Sparkle in Grey che mi diceva sempre che per lui il musicista deve fare il musicista, quello è il suo lavoro, comporre e registrare, poi ci vuole qualcosa che faccia il resto, il discografico. Altrimenti ti ritrovi da musicista a dover fare dalla A alla Z spendendo un sacco di energie rischiando di non starci dietro…
Io vado veramente molto veloce ma mi sono accorto di essere riuscito a farlo da solo perché mi ero già preso tutte le parti di scrittura prima. Bisogna lottare per i finanziamenti, per le copie del vinile, un delirio nel quale trovare qualcuno che vada nella nostra stessa situazione ti da forza ed unità.
Studiando la tua persona ed i tuoi social ho scoperto che sei dichiaramente gattaro: non so se hai visto le dichiarazioni nel talk show di Ryan Gosling che spiega come sia il funzionamento del parco divertimento DIsney a porte chiuse. Avrebbero una dependance di gatti randagi che sguinzagliano a caccia dei topi per ripulire il parco dai topi. Mi chiedevo, se ne aveste occasione come usereste 200 gatti a vostra disposizione?
Ahhh, allora, non ii farei lavorare credo! Rischi di non fare più niente! Noi ce li portiamo dietro, girano con noi il più delle volte. Da sempre girano, tipo modalità cane: il problema quando hai queste situazioni poi rischi di non combinare più nulla, ma il nostro sogno sarebbe stile colonia. Abbiam visto con due gatti che se ti prendi il gatto del tipo pappagallo, che delira se non sei sempre lì, ma li userei con noi. Le registrazioni in studio le abbiamo fatte col gatto di Simon ed è comodissimo, in studio si crea un0ambiente a prescindere. Meglio che avere maschi e femmine insieme, perché essendoci gatti i boss sono loro. Il posto non può diventare troppo sporco, lo studio rimane sotto il tuo controllo e la situazione è proficua!
Perfetto! Sono sui crediti del disco quindi?
Il gatto Snail sì! Anche per i titoli i gatti mi rendono facile trovarli e sentirsi ispirati.
Ultima domanda, suonerai dal vivo?
Sì, sì, questa estate ci prenderemo il tempo per fare stampa e dischi ma a settembre avremo il This Must Be the Fest, mentre anche in Inghilterra suoneremo. Poi vorrei portare in giro lo spettacolo con il pianeta in duo, lo sto allestendo e ci saranno delle date: non voglio farne troppe fra Londra ed Italia ma approcceremo anche i festival di film e cortometraggi. Una sorta di cine-tour con uno spettacolo che non sia completamente recitato ma che faccia entrare il pubblico nel pianeta delle Snail.
Con che formazione?
Come il disco: qualcuna in due con piano, chaos pad e simili, sempre con l’iterazione visiva del pianeta. Poi in quartetto con basso e violino, con la parte di SImon registrata e ci sarà un po’ di elettronica, mentre l’ultima è full, per ora avremo una data a Londra ma c’è tempo per organizzare visto che saremo in 15. Credo sia meglio lento, lasciando metabolizzare ma la parte dal vivo è quella che mi ispira di più per mischiare i flussi. Il livello di proiezione dietro ed i musicisti come a teatro, alla Samuel Beckett. Credo arriverà nel 2027, vorrei girare con una valigia o poco altro, rimanendo leggero e mantenendo con due o tre strumentini il giusto impatto. Delle Roland, le boutique version che aggiungendoci qualche pedale per i live è perfetto.
Fantastico, spero di riuscire a vedervi prima o poi.
C’è diversa roba che per ora non ho preso per non impazzire ma ci studieremo il live ed arriveremo. Giocheremo con le macchine, mantenendo la semplicità ma unendo film e pianeti, riuscendo a rendere ampio lo show sia per i teatri che per i festival.
Grazie mille Michele, grazie di tutto!
Grazie mille a voi, sul serio!

