Meteor – Có Còl E Raspe (Dischi Bervisti/Villa Inferno/OffSet/Neon Paralleli/Only Fucking Noise/Sangue Dischi, 2013)

Ne è passato di tempo da quando questi due scapestrati bresciani avevano dato notizie di sé col 7” one side Anemici: Sangue Dalle Rape, risalente ormai a tre anni fa. Non che i Meteor siano stati nel frattempo con le mani in mano: sorvolando sulle collaborazioni intraprese dai singoli membri, il duo ha imperversato su diversi palchi con concerti lampo, ha girato un video che inaugura il genere del gastro-core e ha concepito e registrato i brani che ora compongono questo primo album.
La domanda che ci si poneva, anche piuttosto ovvia, è come avrebbe potuto evolvere la musica di un gruppo che ha fatto della concisione, della velocità d’esecuzione e dell’effetto sorpresa basato su performance che terminano quasi prima di cominciare, il proprio marchio di fabbrica. La risposta è che i Meteor se ne fregano del darwinismo musicale riproponendo la ricetta conosciuta, semplicemente migliorandola ed enfatizzando qualche elemento che, senza mutare l’essenza del gruppo, permette di distinguersi da quanto sentito nel precedente singolo. Tra parentesi, è il caso di far notare che parliamo di album perchè stampato in formato 12” picture, ma anche stavolta la faccia incisa è una sola, per un totale di poco più di 8 minuti: di questo passo, per mettere in fila musica che copra la durata di un vero LP, i Meteor dovrebbero pubblicare un sestuplo cofanetto, con un vinile inciso e gli altri cinque serigrafati. Venendo alla musica, che è ciò che alla fine ci interessa, quel che più salta all’orecchio è il peso assunto dall’elettronica nell’economia del suono: defilatosi Davide Tidoni, gli aggeggi sono ora in mano a Giuseppe Mondini e Andrea Cogno, che ci tortura con frequenze lancinanti che fanno a gara con la chitarra per guadagnarsi la ribalta; elemento del tutto nuovo è invece la voce, che compare in due brani, ma senza apportare alcuna sensibile variazione a una musica che rimane un convulso vortice che unisce il suono dei Locust più votati al rumore, la filosofia degli Electro Hippies (Play Fast Or Die, ricordate?) e la concisione di Giuseppe Ungaretti. Insomma, se l’effetto sorpresa è un po’ scemato, non è per questo sopraggiunta la noia. Nella furia hardcore che tutto tritura si scorgono relitti di math liofilizzato (XXXX), western music del dopo bomba (XXXX), black metal in decomposizione (XXXXXX) e scemenza assortita (X. Sì, le canzoni sono contrassegnate da semplici serie di X), mentre la curiosità nel vedere in scaletta un brano di ben 2′ e 17” si traduce in una beffa, con quasi due minuti di introduzione in crescendo che conducono ai consueti pochi secondi di epilessia strumentale: stupidi noi a confidare di questi figuri. In buona sostanza i Meteor di Có Còl  E Raspe non ci dicono nulla che già non sapevamo, ma ce lo dicono meglio, rifilandoci un’altra dose di estremismo ad alta velocità, sempre col sorriso sulle labbra. Se poi sia un sorriso di gioia o di presa per il culo, questo sta a voi stabilirlo.

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