Messa + Horror Vacui + The Sade – Curtarock, Curtarolo (PD), 26/07/2025

Nel venticinquesimo anniversario di uno dei festival più belli e seguiti del Nord Est, il Curtarock, mi degno di scendere dalle affollatissime montagne trentine per affondare nell’umidità della pianura padana, dalle parti di Padova.

Curtarock è un festival sempre ad ingresso gratuito (caso quasi unico ormai in Italia), che offre una gamma di concerti estremamente vari ed eterogenei di anno in anno. Ha accolto band italiane quanto straniere e collabora, saggiamente, con collettivi e etichette locali di musica indipendente (Macina Dischi, Aproblema).
La qualità della proposta è ancora più sorprendente, considerando un’organizzazione pressoché impeccabile, una location comoda da raggiungere e gestita in maniera esemplare. Certo, non si può pretendere molto in termini di “bellezza” da un’anonima zona industriale veneta, ma tant’è: tutto il resto è stupefacente.

La serata a cui partecipo è, forse, la più attesa e interessante dell’edizione 2025 con tre band molto seguite nei vari ambiti di appartenenza, con una in particolare a svettare nell’ambito della musica pesante europea, ma arriviamoci con calma.
La spedizione dal Trentino è all’insegna della sostenibilità con cinque persone stipate in un’auto sempre troppo stretta per queste cose. L’arrivo è sereno se non fosse che perdiamo subito uno dei nostri sodali nella fila per le cibarie. L’allestimento dell’area del festival, contenuta, ma nemmeno troppo, prevede gli immancabili stand gastronomici e del merch delle band, qualche distro di dischi, tra cui quella di Go Down Records e un’adeguata area bambini.
Il pubblico della serata è, innanzitutto, molto numeroso: i miei soci, habitue del Curtarock, mi confermano essere una delle più serata con più spettatori, a cui hanno assistito negli anni.
La sociologia dei concerti che ruotano intorno al metal, credo, sia un argomento che valga da solo la presenza a questi eventi: tra MOLTISSIME t-shirt dei Black Sabbath e di Ozzy, tra cui alcune anche dell’evento del secolo, Back To Beginning, e qualche sparuto, ma molto convinto, face painting è una gioia per gli occhi ammirare i ricercati outfit femminili e la t-shirt del gruppo più sconosciuto del black metal malese tra le persone di genere non dichiaratamente femminile. Anche l’età del pubblico suscita alcune osservazioni: pur con un’ampissima presenza di over 50, se non 60, come il metal impone, è strapieno anche di giovani, per quanto questo termine sia ormai più che opinabile. Per facilità, “porremo dei limiti all’utilizzo della parola giovane” (semicit.), intendendola appioppabile a persone, visivamente tra gli 0 e i 35 anni. Posto questo limite c’erano molti giovani.

Alle 20.50 spaccate è l’ora di sentire le prime note provenire dalla chitarra di Andrew Pozzy (ex OJM), deus ex machina dei The Sade, band veneta con all’attivo quattro ottimi dischi tra rock anni 80 e atmosfere goth. L’ultimo album, Nocturna, del 2022 è una gemma. La musica del trio, composto, oltre che dall’inossidabile Pozzy, da Silvia e Matt riempie l’area concerti e richiama diverse decine di persone sotto il palco. Personalmente ho trovato la performance molto convincente e ben sostenuta da dei visual davvero molto curati a fare da cornice alle tinte oscure del gruppo. I pezzi, molti estratti da Nocturna, con alcune escursioni nei dischi precedenti si susseguono languidi ed eterei tra richiami wave e qualche accelerata nell’hard rock, dando la possibilità a Pozzy di dare prova di essere un ottimo chitarrista. La voce baritonale tratteggia linee melodiche che restano in testa e fanno sprofondare l’ascoltatore nel mondo oscuro e terso tratteggiato dal trio ovviamente in total black per l’occasione.

Un bel momento amarcord è quanto Marco, oggi bassista dei Messa, ma ex sodale di Andrew e Matt, sale sul palco per suonare un pezzo al basso.
Il set, di lunghezza corretta per un festival, è stato purtroppo troppo breve per apprezzare appieno le potenzialità del trio, che spero di rivedere presto in altre occasioni.

Alle 22.00 circa è l’ora degli Horror Vacui, band seguita da un hype palpabile e con all’attivo un’esperienza sia live che discografica imponente. Il piglio è quello di chi la sa lunga con una presenza scenica tanto curata, quanto accattivante. I pezzi si susseguono veloci, ma ho faticato a trovarne uno particolarmente ispirato e capace di rimanere in testa, tranne in un paio di momenti. Forse per incapacità personali non riesco a cogliere elementi di interesse nella proposta ed ogni pezzo mi sembra fare il paio al precedente, senza grossi scossoni. Il pubblico presente (e social) è, evidentemente, di altro avviso con molti che si dimostrano fans della prim’ora, canticchiando e saltellando su buona parte dei pezzi. A mia discolpa, posso dire che il disco solista della batterista, alias Marthe, è molto buono? No! “Ah no?!” (semicit.).
Sicuramente la commistione tra suoni spiccatamente provenienti dagli 80s e attitudine da punk impegnati caratterizzano fortemente una proposta, che sta camminando dritta dritta verso la consacrazione data l’enormità di date con la chicca di aprire per i Godflesh da qui a qualche settimana.

Alle 23.00 circa è l’ora dei Messa. L’ovazione del pubblico lascia subito intendere come Sara, Marco, Alberto e Rocco siano riusciti a generare un seguito ed un amore per la propria musica, universalmente riconosciuta come tra le più ispirate del decennio in corso, talmente viscerali e costanti da scomodare la parola “cult band”, pur essendo nel loro prime time musicale e di vita. La band gioca praticamente in casa, provenendo da zone tutto sommato limitrofe, in una delle rare date italiane dell’anno. La scaletta dei bravi, pochi, per vero, data la lunghezza media importante, è dedicata quasi integralmente all’ultimo ed acclamato The Spin, uscito di recente per Metal Blade Records.
Come nelle più profetiche delle nomenclature: nomen omen ed il concerto si presenta come un rito dall’intensità e dal trasporto emotivo intensissimo.
La band propone per intero The Spin con alcune digressioni nel passato con la chicca finale di “Hour Of The Wolf” dall’esordio Belfry del 2016.
Oltre alle travolgenti esecuzione di pezzi anthemici come “Fire on The Roof” e “Rubedo” (da Close, 2022), a spiccare è l’emozionante e commovente versione di “The Dress”, che colpisce orecchie, cuore e cervello come una mazzata.
I quattro musicisti danno prova di una coesione perfetta. La sezione ritmica è stupefacente per precisione e ruolo, non solo metronomico, ma anche di colore per tutt i pezzi. Mi ha particolarmente colpito la performance del batterista Rocco, che, come un novello Bill Ward, non solo tiene il tempo, ma si pone quasi come un elemento solista con pattern eterogenei e molto dinamici. Marco, già apparso qualche minuto prima coi The Sade, erge un tappeto sonoro denso e corposo per permettere a Sara ed Alberto di scatenare le loro capacità soniche. Quest’ultimo è, insieme alla carismatica cantante, il trascinatore del concerto con assoli a connettere un pezzo all’altro e un suono tanto vintage quanto personale ed al servizio della causa comune.

Che dire poi di Sara, frontman capace di tenere il palco senza invadenza o pose da diva, ma col carisma della performer navigata, capace di interfacciarsi col pubblico e di ridere, senza perdere la giusta dose di concentrazione e di intensità su ogni pezzo.
La risposta del pubblico è sia molto confidente perché è evidente che ci sono tanti amici e conoscenti della scena musicale veneta e non solo, che calorosa e coinvolta come nel caso di gruppo con fanbase radicate e ampie.
A conclusione della serata, invece, di un’insperata cover in omaggio a Ozzy e ai Black Sabbath, viene proposto in anteprima un breve documentario sull’esperienza artistica/artigianale del Wall of Death eseguito con le moto in Serbia, dove la band è andata a girare un videoclip.

A fine concerto c’è gran affollamento ai banchetti del merch, come la tradizione, soprattutto, metal richiede.
L’esperienza del Curtarock 2025 è stata, dunque, ottima con location, servizi e musica di altissima qualità.