8 anni dopo l’uscita del loro primo lavoro omonimo, su nastro per Yerevan, il progetto di Davide Amici ed Alberto Ricca ritorna sulla traccia. Si spostano su ArteTetra (per la loro produzione no. 50, bella Matteo e Luigi!) e si fiondano istantaneamente in un modo di ritmi da club, sentori di mondi lontani ed immaginari da gioco di ruolo.
Marrow è il campo da gioco, presentato dalla mappa di Riccardo Redeghieri che ad un primo sguardo mi ha ricordato parecchio alcuni Wimmelbuch usati da mia figlia, che del resto nulla si crea e nulla si distrugge. In una pastura sonora creata da svariati tipi di sintetizzatori il duo gioca con strumenti e suoni fittizi, creando tracce e mondi che non hanno una controparte reale ma sono completamente controllate dai due game master.
Il panorama è quello arcaico e disseccato che già si trovava nell’esordio anche se in questo frangente appare maggiormente vivo, abitato, fertile. Quinnabar è un riddim incredibile che per sei minuti riesce a canalizzare le atmosfere all’interno della foresta, a cospetto della immane bestia. Sembrerebbe di essere nel sud-est asiatico con le chincaglierie che vengono emesse in Gamma, ma è solo un flash e si entra nel vero e proprio dancefloor con una Weaving of the Snakes che non dispiacerebbe ad Aïsha Devi e che come la sua roba farebbe un figurone nei locali più bui di Kathmandu, in ambienti sociali, umani e maggiormente frenetici rispetto al’inizio bucolico e naturistico. Merchants sanno molto bene come organizzare il loro setting, non lasciando nulla al caso: i suoni ti trasportano altrove e sembrano giostrati da un DJ di primissimo piano nell’angolo più nascosto dell’antro. L’atmosfera è groove e spigliata, tanto che un brano del genere potrebbe essere tranquillamente mixato in una selezione di Money Mark o Fatboy Slim. Del resto l’approccio alla musica dance è perfettamente integrato sia in Alberto come Bienoise che in Davide grazie alla sua esperienza al Club II Club, ma la spezia che si utilizza in questo viaggio permette loro di dosare beats e flauti indiani, sitar e percussioni in una Ocra che si avvicina molto al concetto di trascendenza e di viaggio extracorporeo.Visto il concetto di nuove geografie che si includono nel progetto sarebbe quasi scontato avvicinarli al lavoro fatto dai SabaSaba sulle Ul Qoma e Beszel di China Mievilliana memoria, anche se a differenza di quel viaggio qui l’immaginazione sembra essere su un altro piano. Qui Merchants ci chiede di giocare con loro, di partecipare al tabellone muovendoci fra mulini a vento, dragoni, fari ed idoli antropomorfi. To play, giocare e suonare, ma il dubbio che viene spontaneo è chi sia il giocatore e chi il personaggio del gioco in questo bailamme psichedelico: forse è tutto connesso, velatamente sponsorizzato da Soundcloud ed in un appartamento a Sunouli decine di smanettoni stanno guidando le nostre reazioni mente siamo connessi ad ascoltare i 9:33 di Honey Birds. È difficile, dannatamente difficile rimanere lucidi e facilissimo perdersi, prendendo per segnali cardiaci gli acuti lanciati nel ritmo basso del brano e cercando di allinearci a velocità e tensione. La chiusura è affidata a Mortar Song, un pestello che carica il basso, il suono di un disco che gira, l’apertura in lande ancora misteriose, un’aria d’opera accennata che pare Fitzcarraldo nella giungla, poi di nuovo mazzate a pestello edi suono che si asciuga, sparendo.
Merchants – Marrow (ArteTetra, 2024)
