Nonostante la grande discografia del progetto valenciano non sono riuscito, prima dell’ascolto del nuovo Una Teoria Del Ritmo, a farmi un quadro sonoro di quel che potessi ascoltarmi, per le esigue informazioni reperibili in rete. Il mastering di Rafael Anton Irisarri è di buon auspico e fin dall’iniziale Movimiento entriamo in una sorta di cold-wave minimalista, molto cheta e placida. La grafica, splendida, mi riporta in qualche modo agli ‘80 mentre il dipanarsi del suono unisce una sorta di tifoso nipponico per l’ampiezza ed una buena onda mediterranea. La scaletta prevede un preciso e piuttosto rigido disegno della teoria percorsa, segnando gli otto brani come Movimiento, Recurrencia, Forma, Dinámica, Pulsación, Acción, Silencio e Reacción. Nulla di troppo schematico in realtà, quanto la capacità di muovere in maniera liquida forme geometriche e frattali tenendo in considerazione le giuste temperature per far partire schizzi e frizioni. A tratti torna in mente il nome di Uwe Schmidt, per la capacità di equilibrare in maniera così compita spunti tradizionali all’interno di una forma elettronica e lievemente ballabile. I bassi si fanno via via più profondi arrivando con Acción ad una sorta di dub cavo, con uno spazio oscuro dentro il quale il rimbombo ben si sposa alle coloriture del quartetto. Addirittura Silencio sembra una danza carica di tensione e di accortezza, fra percussioni lente e piccoli sbuffi, elettronici ed alieni. Corridoi infiniti ed una musica che sarebbe perfetta per addentrarci in infinite e scoppiettante backrooms. Che dire? A noi Mécanica Clásica sembrano la cosa più fresca del mondo ma sappiamo di essere molto in ritardo su di loro, quindi questa variabile entusiastica potrebbe venir meno a chi già conosce il progetto ma ehi, Alex Verdú, Fernando Junquera, Joni Kosmos e Juanvi Fortea veramente tanta roba.
Mécanica Clásica – Una Teoria Del Ritmo (Abstrakce, 2026)
