Marco Bucci, musicista dietro progetto M.B. è stato negli anni fonte discreta di piacere ed interesse. Non ho mai ascoltato nulla che fosse meno che eccellente nella sua produzione, rigorosa ed in grado di dipingere paesaggi e temi con un parco dispendio di suoni. Sicuramente il rigore è una delle sue doti e, visto il suo ritorno con l’eccellente Ostiando abbiamo approfittato dell’occasione per uno scambio epistolare, che spero potrà mettere in luce maggiormente il suo talento.
Marco buongiorno, come stai? Credo ti conobbi musicalmente una ventina d’anni fa, all’epoca di Contrappunti…come
arrivi, come vedi e come vivi Ostia? È un ritorno a casa questo?
Ciao Vasco.
Sono passati già venti anni da Contrappunti. Il lavoro fu concepito e registrato in questo quartiere come tutte le mie produzioni da solista, in case diverse ma sempre a Ostia.
Qui ci sono cresciuto, ho avuto le prime esperienze musicali e qui ci abito ancora; su ogni metro quadro di questo territorio ho un ricordo di vita. Come non dedicarle un lavoro musicale!
Spesso ascoltandoti l’immagine che esce è quella del circo, del clown triste, della risata che termina in pianto ed in tristezza. Ma in Ostiando forse andiamo oltre, raggiungendo veri e propri attimi di tensione. Che storia racconti in questo giro?
Compongo musiche e canzoni tendenzialmente cupe, tristi, indolenti. Oramai ne riconosco il marchio di fabbrica.
Ovviamente non ho raccontato la Ostia estiva e festosa ma quella plumbea, invernale e oscura, in un percorso che si sviluppa idealmente tra la nascita e la fine di una giornata (Levante è la parte di Ostia dove nasce il sole e Ponente dove tramonta).
Oppure si può immaginare come una lunga camminata da Ostia Levante verso Ostia Ponente attraversando luoghi (Curvone, Via dell’Idroscalo) e paesaggi sonori ispirati ad avvenimenti e sensazioni varie (Ostia mentis, Sotto Covid, Ostiando).
Parlami della copertina: forse, dal panorama fotografato, al carattere, alle tue iniziali risulta essere parecchio industriale. Com’è andata?
Spero che le foto del digipack restituiscano le atmosfere descritte.
Ho scattato la foto del fronte copertina in una mattinata invernale di burrasca da una piccola piazzetta alla foce del Tevere guardando il porto turistico di Ostia. Mi affascinavano i colori e il contesto.
Che le musiche di questo lavoro possano anche ricordare in certi passaggi la musica industriale può essere vero. Nelle due lunghe suite (Ostiando e Ostia Mentis) c’è parecchia improvvisazione rumoristica e questo riporta inevitabilmente a certe sonorità industriali e ai lavori di MB Maurizio Bianchi.
Sconto questa omonimia sin dagli esordi, quando emerse a seguito delle prime recensioni che ricevevo per le primissime cassettine demo che iniziavo a far circolare.
Ai tempi non sapevo chi fosse MB. Poi ho imparato anche ad apprezzare certi suoi lavori.
Quando hai concepito e registrato Ostiando? Sotto Covid potrebbe essere un titolo che caratterizza molti degli album di questo decennio…che cosa ha comportato a livello creativo per te?
L’idea di dedicare un disco a Ostia sarà nata una decina di anni fa. Ho iniziato a raccogliere qualche idea e a registrare delle cose senza troppa convinzione fino a quando, dopo aver trovato il titolo, ho intensificato. Quindi alcuni brani sono nati prima della pandemia. Durante la chiusura forzata in casa in realtà mi sono dedicato ad un altro lavoro che ho anche giá completato ed è pronto per la pubblicazione (una ventina di tracce della durata di un minuto).
La composizione Sotto Covid nasce invece dopo la fase pandemica acuta e durante il periodo in cui comunque sono rimasto bloccato a casa una ventina di giorni per la mia positività al virus pur stando bene. Come poter non dedicare una traccia a questa esperienza particolare della mia vita?
Ascoltando i tuoi dischi si sentono suoni e strumenti disparati, aperti e sorprendenti. Come funzioni tecnicamente? Come nasci e come ti trasformi come musicista?
Nasco utilizzando solo voce e chitarre. Il mio primo demo a cassetta del 1997 Il fascino della follia è una raccolta di vere canzoni per chitarra e voce con qualche sovraincisione rudimentale. Poi nel corso degli anni ho iniziato ad aggiungere strumenti giocattolo, tastierine, piccoli sintetizzatori e poi ancora glockenspiel, flauto, diamonica, tamburelli, tutto ciò che si poteva recuperare in maniera economica e che occupasse poco spazio. Ho acquistato anche un paio di drum machine d’epoca!
Lavoro per accumulo, improvviso, sovraincido, aggiungo suoni spesso in un delirio compulsivo. Poi ci ritorno dopo alcuni giorni e subentra il lavoro di cesello iniziando a togliere e limare. Il mio è un approccio molto giocoso ed infantile ma con la consapevolezza di un adulto che mi consente di capire ciò che può essere valido da ciò che può considerarsi scarto.
Non mi sono mai considerato un musicista. Di fatto non so suonare nulla bene. Mi considero un suonatore, un utilizzatore e manipolatore di suoni provenienti da strumenti musicali e non musicali cercando di dare loro un senso.
Spesso durante il disco ho avuto l’impressione di avere delle scene cinematografiche davanti agli occhi. Il cinema è un’influenza per il tuo progetto? Ma soprattutto, che succede lungo Via dell’Idroscalo?
Ho cercato di rappresentare con i suoni gli umori e le sensazioni che mi hanno sempre trasmesso certi luoghi e certe situazioni di Ostia. Sono un appassionato di cinema e ascolto anche molte colonne sonore e library music. Mi sono accorto che gran parte della mia musica non cantata si presta bene anche a fini cinematografici.
Sarebbe bello, in tal senso, lavorare anche “su commissione “, con l’obiettivo di musicare un cortometraggio, un film o altro. Chissà se succederà mai.
Via dell’idroscalo è una via molto importante di Ostia. Rappresenta l’estrema periferia del quartiere che è già periferia di Roma.
È la via lungo la quale c’era il porto degli idrovolanti cento anni fa, è la via che porta alla foce del fiume Tevere, è la via dove è stato ucciso Pasolini.
Che cos’è l’ispirazione per M.B.?
Mi ispira il mio quotidiano, il mio mondo interiore e quello esteriore.
All’inizio, quando ho iniziato a comporre e prima che prendesse piede l’idea di un progetto musicale autonomo e personale, l’esigenza interiore di esprimere me stesso era fortissima. Componevo canzoni cantate con una velocità quasi quotidiana cercando di sfogare le mie fragilità, inadeguatezze, idiosincrasie.
Poi con la possibilità di registrare su cassetta notavo che riuscivo a trasmettere certe sensazioni creando anche dei paesaggi sonori. Era liberatorio.
La musica è stata sempre la modalità di espressione più semplice e naturale per me. Oggi è un bellissimo hobby e una potente valvola di sfogo!
La musica nasce e crea il suo percorso, spesso lasciandoci. Alcuni brani però si fissano ai luoghi, riecheggiando ad ogni passaggio. Che musica risuona ad Ostia? Progetto M.B. fa parte della squadra?
Sono al di fuori dei circuiti musicali ostiensi attuali. Non so se le nuove generazioni sul territorio stanno creando delle cose interessanti.
Trenta anni fa i musicisti si incontravano e suonavano inevitabilmente nelle diverse realtà occupate del territorio oltre che in piccoli locali e pub. Ci conoscevamo tutti.
Al centro sociale Spaziokamino, al Vittorio Okkupato i concerti erano continui e i gruppi erano tanti e interessanti. I futuri Zu, ad esempio, muovono i primi passi in questo contesto.
Suoni dal vivo? È una parte che ti interessano sei maggiormente un animale da studio?
Non suono più dal vivo da parecchi anni. L’ho fatto in passato principalmente come batterista in gruppi rock ma non mi è mai piaciuta particolarmente la dimensione live.
Il mio progetto nasce proprio per soddisfare la mia esigenza di comporre completamente in solitaria senza condizionamento altrui e senza l’obbligo di dovermi esibire in pubblico.
Le arti ti interessano? Sei un creatore oppure sei anche un fruitore? Che cosa ti smuove e ti emoziona oggi d’altri?
Sono un appassionato di cinema, di pittura, frequento mostre, vado al cinema. Leggo anche molti libri, fumetti e graphic novel. Non mi sono mai cimentato in altre attività artistiche oltre la musica. Ovviamente sono un appassionato ascoltatore (ancora acquisto cd e vinili) con gusti molto eclettici.
Mi piacciono gli artisti che rompono gli schemi, che osano, ma anche quelli che utilizzano il grottesco e che sono autoironici; e questo in tutte le discipline artistiche.
Se ho ben capito la realizzazione di questo disco ti ha preso ben 6 anni. Come capisco quando un’opera è pronta, soprattutto dopo così tanto tempo? Hai dei feedback esterni oppure sei il solo a lavorarci?
Oramai da una ventina d’anni lavoro su concept definiti. Una volta individuato il tema inizio a orientare le varie composizioni.
Così è stato ad esempio per .. a bassa quota del 2013 sul mio periodo di lavoro all’aeroporto di Fiumicino come operaio, oppure del lavoro ancora non pubblicato sul mio viaggio a Gerusalemme. Capita di lavorare su più temi contemporaneamente. Poi magari ci sono momenti di inattività per via di motivi extramusicali; altre volte perdi l’ispirazione e così passano gli anni.
Ultimamente cerco di non farmi condizionare dal giudizio degli altri per definire la conclusione del lavoro.
Per Ostiando ho lasciato fuori diversi brani che non mi convincevano completamente e che comunque sentivo che non si integravano al suono generale del lavoro.
Per un paio di loro sono rimasto indeciso fino alla fine: un brano cantato e poi una sorta di cover in forma di medley della colonna sonora del film Amore Tossico composta da Detto Mariano, film di Claudio Caligari ambientato nella Ostia degli anni Ottanta.
Invece per Contrappunti del 2005 ci fu un lavoro di riorganizzazione dei brani. Presentai a Snowdonia un lavoro con parecchi pezzi cantati. Optammo per brani solo strumentali e probabilmente è stato meglio così.
Ho tante canzoni e brani rock cantati registrati e accumulati nei decenni.
Magari un giorno farò uscire un “best of” di materiale del genere.
Cosa farai ora?
Ho già pronto il mio prossimo cd e ho già un mezzo accordo con un’etichetta italiana.
Comprende addirittura 2 lavori, quello sul mio viaggio a Gerusalemme e dintorni e un mini composto durante la pandemia con tutte microcomposizioni da un minuto. Secondo me è il lavoro più bello, organico e il più rappresentativo del mio percorso artistico.
Per questo lavoro cerchiamo altre etichette per arricchire la coproduzione.
Per chi fosse interessato sono raggiungibile al marcobucci@libero.it
Un saluto
Grazie.

