Il nuovo album dei Mata, il quarto se non vado errato ma non è semplice ricostruire una discografia del progetto, nato dai Nevroshockingiochi con l’aggiunta di Manuel Coccia. Dreaming is a combination of juxtaposed images and sensations resulting from predictive calculations è lavoro intenso, intricato ed in grado di colpirci tramite in impalcatura cyberpunk e noise, dove i circuiti vanno a bruciare sulle voci di Serena Abrami e Rokeya nella prima Thauma. Percussioni, clangori, nastri, gemiti, la sensazione di un eterno disequilibrio che riesce in qualche modo a rimanere precario ma vincente. Non c’è modo di abbassare la guardia, i colpi sferrati sono pacche di una certa mole e non bastano i titoli a sviare tendendo ad una leggerezza cut-up. Non c’è luce in questo disco, non c’è pace in un sogno che sembra triturare musica, speranze e luci tramite un branco di locuste cyborg. Poliestere Placenta potremmo quasi chiamarlo blues se lasciassimo che il genere non utilizzi corde, si limiti ad una voce che vada verso l’urlo e comprenda percussioni che sembrino suonate con l’ultima stilla d’energia vitale. Sembra diventare poi una forgia gonfia di jazz purulento e forse è noise-rock della miglior risma, navigando ormai in un mare oscuro che sappiamo non ci porterà da nessuna parte, solo perdizione in questo viaggio onirico. Risonanze ed effetti che sembrano uscire da reazioni chimiche ed ambientali, per le quali il suono non sembra nemmeno essere il principale fatto: accade qualcosa in questo sogno e non riusciamo a staccarcene tentando inutilmente di capirlo. Ci provano le parole di Chemical Sibyl ma ancora una volta i suoni hanno la meglio, quasi a contenente dentro di sé mondi di grandezze differenti, rotanti secondo logiche personali per le quali possiamo godere delle eventuali frizioni e scontri. Giustamente le maglie creano spazio per una quadratura orecchiabile ma è giusto per Enlarge Your Panic, brano dove fra il miele suadente dalla voce, il batterismo funk tribale ed il vibrare della massa materica e meccanica definisce ancora una volta un crossover quantomai azzeccato. Macilenti, pesanti e vibranti in una Hermit’s Riot che mette in chiaro una volta per tutte come il loro luogo sia nella profondità che tutto può ingoiare. Difficile dire quale sarà il momento migliore per ascoltare un disco come questo ma di certo nel Compro Oro et Laboro dal loro dipinto nell’ultima traccia ci lavorerei, ganzo vedi!
Mata – Dreaming is a combination of juxtaposed images and sensations resulting from predictive calculations (Chierichetti / Gerrtruida, 2026)
