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Massimo Volume o Massimo D’Alema?

Amico cittadino… amico bibbitaro… sai, pensavo che DJ Gruff ha indisputabilmente ragione nel dire che: “un sucker (sacher) resta sempre un sucker (sacher)”. Che problema ho con Massimo Volume e cosa mi ha fatto costui per accanirmi con tanta veemenza a martoriare un “cavallo morto”? E poi non era meglio incaponirmi con il più noto D’Alema? No Massimo, non ce l’ho con te e con tutti “quelli come te che ritornano alle tre” a batter cassa laddove a suo tempo vennero pagati a suon di promesse non mantenute, anzi ti dirò, se un tempo come ogni studentello sognavo di farmi la signora Robinson o le amiche della mamma, oggi invecchiando sento di desiderare sempre di più anche le ragazzine, che vuoi farci: “c’avrò la febbre di Woody Allen!”.
Proprio qui sta il punto, invecchio e per quanto cerchi di accettarlo serenamente, in realtà non la trovo un’esperienza esaltante, sarà che speravo di declinare le responsabilità vita-natuaral-durante, che per sfortuna (…o fortuna? …ed è una domanda seria) guardandomi indietro non mi pare di  aver combinato nulla di eclatante, però resta che si tratta di un processo strano ed io a differenza del malefico gobbo non posso neppure farmi difendere da un avvocato come la Mezzogiorno. Mi ricordo bene quando presi Stanze direttamente massimo_volume_meno_vecchiadagli scaffali della Undeground records, mi ci aveva indirizzato gente del giro hardcore bolognese dicendo: “Dio boh… sciono shtrani ma a me piacciono un tot i Mascimo Volume e poi c’hanno un bel tiro… socc’mel!!” e come molti della mia generazione ne rimasi folgorato. Poi li vidi dal vivo e vennero altri dischi come Lungo I bordi, Da qui, lo scivolone di Club Privé e poi alcune esperienze soliste con altre line-up, ma che gran bel gruppo che erano. Sì, erano proprio una bella band i Massimo Volume, forse lo saranno ancora, ma lo… “sono”? e per quanto l’italiano sia sempre più un’opinione (un’opinione a suo modo trascurabile, direte voi) “erano” e forse “saranno” ma non: “sono”. “Ma Ferraris, sei il solito snob del cazzo! piccolo bastian contrario, hai rotto i coglioni!” ah, ah… “see, ma c’hai ragione fratello!”, come darti torto amico bibbbitaro!? Anche mia nonna Jole diceva che ero “piccolo brutto e cattivo” e pure lei quanto cazzo parlava mortacci sua (anzi mortacci mia, visto che era mia nonna!). Salgo in cattedra e faccio il professorino? No, tranquillo “amico cittadino”, sono stato un studente pessimo, sarei un professore quanto meno trascurabile, per altro come molti ignoranti filo-anarchici borghesi sono un fan di John Cage (ricordi? il parente sfigato di Nicholas, esatto!), oltre a credere nella soggettività dei gusti (per quanto possibile), nella relatività dell’oggettivo (per quanto possibile) e nel fatto che fra dieci secondi avrò cambiato nuovamente idea su tutto e tutti. Beh, come potrei legarmi ad un impressione che come tutte le impressioni lascia il tempo che trova?
Ho ascoltato i “nuovi” Massimo Volume poco e male e vi dico pure che come tutte le scimmie abituate a ispezionarsi in cerca di pulci avevo massimo_volume_cattive_aquesta duplice aspettativa, ovvero che da un lato, contrariamente ad un tempo, la voce sarebbe stata tronfia e pomposa come alcuni “cantati” di Clementi del dopo il gruppo madre e dall’altro che la musica sarebbe stata rinvigorita dalla line-up migliore e dall’inserto fresco di Pilia. L’impressione invece è stata strana, da un lato la voce ed il cantato mi sono sembrati senz’altro ad un ottimo livello e anche la musica mi è parsa ok, certo si tratta di un disco più che dignitoso… ma “la domanda sorge spontanea”: più che dignitoso è un sinonimo di buono? di figo? e com’è che tutti quelli che mi parlano in toni entusiastici del disco sono over trenta/trentaquattro? sarà un caso? com’è che molti miei amici avvicinandosi ai quaranta sentono questo bisogno impellente di avvicinarsi al calcio? tanto di più senza averlo mai giocato, senza essersene mai interessati prima, etc… sarà mica perché sennò uno di cosa parla in ufficio, al bar, a casa, a cena, a messa? “Leo è questo che siamo? Leo, è questo che siamo?” Dimmi perché la domenica mi lasci sempre sola e qui nessuno mi consola, mangio pane e gorgonzola e penso: a te, al calcio, ai quarantenni che “gruppi così non ne fanno più”, a Gianni Minà (che mi è pure simpatico) con i suoi “fantastici anni Sessanta” e alla gente della mia “generazione”, quelli che “noi facevamo”, “noi dicevamo”, “noi je dimomassimo_dalema, e noi je famo” …ma de che? …ma dove? …ma vedi d’annà aafffanculo!
Nel maelstrom insensato che è dentro la mia testa tutto questo si lega ad una cena passata con uno splendido ex-sessantottino, che al di là della bontà d’animo e dell’invecchio decoroso che gli riconosco, quando parlava del periodo …erano tutti eroi, tutti politicizzati, tutti contestatori …tutti un par de palle! E in quest’analisi del processo sfrutterò le immortali parole di quei poeti de periferia dei Colonna Infame Skinhead con il loro: “Eroe del ’68, che fine ti sei scelto! Eroe del ’68, traditore di te stesso!”.
O suvvia, che male c’è a farsi piacere il buon vecchio Massimo visto che tutto sommato si presenta con una buona formazione, un bel lifting ed un portamento ancora più che dignitoso? ma no, c’hai raggione tu amico bibbitaro, non c’è nulla di male! “ma la domanda sorge spontanea”: perché in tutte ‘ste cazzo di playlist di fine anno trovo questo disco? (solo questo? che bugiardo che sono, mi sa che quando andrò dal prete glielo devo dire che è colpa del diavolo se mi tocco e dico le bugie e che io vorrei essere buono ma “the devil made me do it!”), un disco in cui io (e forse non solo io) non trovo nulla che ne giustifichi le glorie se non il passato?
E ritornando al buon vecchio Dalema: “ma il diesse chi è? dove vive? di cosa si nutre?” risposta: la polo, le clark, gli occhiali con la montatura spessa, il vino rosso, Guccini, De Andrè… “e l’alternativo chi è? dove vive? di cosa si nutre?” risposta: il rock, l’indie, il libro di Carver, i film di Trufrudolf_hessefò (e non come erroneamente viene chiamato Truffeau), “il metal è una merda”, “gli Entombed sono un gruppo da camionisti”, “io ascolto black metal, ma non quello dei metallari, quello strano!” e… i Massimo Volume. Per fortuna quando ho deciso di seguire la corrente no-future-ista mi hanno dato la tessera numero due del partito, proprio come Rudolf Hess, te lo ricordi siggnò? sì proprio lui, quello che si ricaricava di energia coricandosi sul pavimento (e non sui Pavement, nun te sbajà), quello che è volato in Inghilterra, quello che era impallato di esoterismo, esatto! Ad ogni modo amici bibbitari, consiglio anche voi di entrare nel partito no-future-ista: la tessera mi ha trasformato in un ignorante seduta stante (e abbondante fra le mutande, come diceva qualcuno), che volete di più? Amico bibbitaro, com’è che io non ti capisco? ma soprattutto perché tu “no capisce me piccolo, brutto e no-future-ista, che son primo della lista come pure qualunquista”? Perché ho il sospetto che dietro a quest’operazione nostalgia modello “Yesterday-Sapore di male-1-2-3-4-5” ci sia l’ennesimo fenomeno passatista che “la gente ascolta musica di merda” ma io “ascolto sempre lo stesso disco, ma gli cambio nome e copertina così il bel gioco dura all’infinito”. Amico bibbitaro: Il mio disco preferito di quest’anno è l’ultimo di Massimo Dalema, quello prodotto da Steve Albania.

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