“Industrial slave
Capitalist and communist imperialist
Smiling with false faces
Beckoning us with their lies about progress
Wanting us to enjoy the rape of earth
And our minds”.
Inizia con le parole del poeta, attivista e scrittore sioux dakota John Trudell l’ultimo disco di Massimo Pupillo, dove le parole vengono sostenute da lunghe folate di vento gelido, prima che la voce di Sandra Canessa venga trasfigurata e coperta da una musica torbida, che sembra unire umidità amazzonica con i sobborghi anni ‘80. Da qui in poi sembriamo entrare in antri ora cyberpunk ora retrofuturistici, con le macchine sonore di Pupillo a sfrigolare, portandoci verso il dub di Cognitive War che scarnifica e scornifica. I sette brani sono un gorgo che possiamo vedere ornato da madre natura e cavi smossi e mangiati, immaginando il topo della copertina come ormai connesso in modalità spontanea. Eppure questa sembra musica fatta per andarsene altrove (non per evadere), proprio per creare ed esistere al di fuori di alcune logiche. È musica amara e grigia perché da questa condizione parte, ma che ha un afflato ampio e sconfinato. Utile sarebbe per vivere criticamente questo periodo storico e questi accessi, queste connessioni, ascoltando i messaggi espliciti ed impliciti che vengono veicolati attraverso ad essa Musica che trasmette moltissimo, coerente e muta, fedele a se stessa ed ad una memoria in qualche modo ancestrale, incastonata fra tecnica ed esperienziale. The Simulation Will Soon Be Terminated dice l’ultimo brano: ne siamo veramente certi verrebbe da chiedersi? Forse resistere ad un certo tipo di progresso passa anche attraverso alcuni ascolti, al sapersi approcciare a materiale andando a scoprire, come indicato dalle note del disco, esperienze come Spk e Clock Dva, Techno Animal e Scorn. Dicono aumenti la propria cultura e lucidi la memoria. RAM? ROM? Spegni e passeggia…

