Dalle parole alla carne, questo il titolo del nuovo album dei Mamuthones, figure legate, ricordiamolo, al carnevale sardo di Mamoiada ma da quasi 20 anni progetto psichedelico, tribale e sciamanico di Alessio Gastaldello. Il primo brano, Burn from Inside, stupisce. Lo fa perchè veniamo dall’ultimo ricordo espressivo del progetto, un Fear of The Corner di ben sette anni nei quali le atmosfere erano colorate ed aperte, alla stregua delle migliori connessioni etno di David Byrne. Ed invece Burn from Inside è una bellissima ed ammaliante, prolungata ballata nera non distante da certo Nick Cave. Sotto si muove acida mentre in superficie il lieve ondeggiare che fa caracollare il minutaggio fin oltre gli otto minuti è folk notturno e toccante, per una discesa nel buio del proprio essere, incandescente e concentrato. Poi le percussioni e le ambientazioni si fanno anora un pochino più storte, quasi come se gli sguardi storti si facessero ghigni, andando a lambire alcune peripezie sonore affini a Julian Cope: forse mai come in questo momento mi accorgo di quanto bene canti Alessio Gastaldello, di quanto riesca a trasportarci con la propria voce all’interno del suo vaggio interiore e psichico. La stessa copertina dell’album, su Rocket Recordings ma in un nuova serie denominata Black Hole Series sembra riprodurre (con colori caldi e freddi, un arancione rossastro ed un grigio blu) il crearsi di una forma, di un varco fra un mondo e l’altro, quasi una nascita.
Una nascita, lo sappiamo, unisce istinto e storia, e Mamuthones riesce a tenere entrambe le fila saldamente in mano, con una Can’t Be Done che riprende le lezioni magicamente ripetitive ed una visione pop di certi Velvet Underground calandoli in una nebbia di folk psichedelico. Before You Leave è una chiamata personale che sembra arrivare ai Mamuthones stessi da un altro piano astrale, mentre le dita corrono veloci su un free folk sottolineato dalle note di archi straordinari che mantecano una pasta sonora di primissima scelta. Poi è ancora il fantasma di certo velluto, più che la band è però quell’alchimia che si traduceva in musica magica e fruibile, brani come A Symmetry of Faith sono esempi di un suono che potrebbe essere definito come noise-pop, suono in qualche modo rumoroso e spirituale, del tutto fuori dal presente ed aprenti porte su collegamenti misteriosi e magici nella loro dimessa immagine. In Son of Myself c’è spazio anche per il celebre discorso di Klaus Kinski in Aguirre, furore di dio, da Werner Herzog. Poggiato su una lieve danza esotica, calda ed umida, spinge il delirio perfettamente centrato di Kinski in una sorta di caleidoscopio concentrato ed allettante. Carry On ci riporta là dove tutto è iniziato, in una notte buia e viscosa come l’inchiostro, dove non riusciamo a definire i contorni ma a tentoni riconosciamo la bellezza aspra della maschera dei Mamuthones.
Mamuthones – From Word To Flesh (Rocket, 2025)
