Il ritorno del trio basilese Malummí, formato da Giovanni Vicari, Lucas Zibulski e Larissa Rappold è un disco dove si decide di scavare nel proprio intimo sostenuti da un suono che ormai è un grimaldello personale. Solidi, una voce riconoscibile ed eccellente possono letteralmente utilizzare i loro brani per affrontare percorsi personali ed evocativi tramite un pop-rock che connotiamo come indie perchè il suono è quello degli Stati Uniti, di quella libertà che mischia campagna, natura ed industria, morbidezza e chitarre che sanno dove ruggire. Ma soprattutto, è questa è la conferma che aspettavamo ed è la ricchezza di un progetto come Malummì, i brani non sono mai svenevoli nonostante le delicatezze vocali. Sono delle porte, che ci conducono nelle profondità e nelle oscurità personali, nelle storie e nel proprio passato, guidate questa volta da un pianoforte che con il passare dei minuti diventa ulteriore protagonista di Damaged By Their Silence. Brani come Clover & Camelia sono semplicemente perfetti ed il trio riesce a barcamenarsi fra momenti nei quali li vedremmo sul palco di un jazz club ad altri dove li immaginiamo semplicemente in un prato od in una festa di paese a stregarci, con una voce magnifica e la capacità di supportarla strumentalmente. Sarà interessante capire dove porterà questa scelta stilistica elegante e matura. Di certo il songwriting è di livello e l’aspettativa è alta. Quando la catarsi e l’autoterapia diventa bellezza è difficile per chi ascolta capire esattamente cosa si voglia per i musicisti, ma l’augurio è che il domani per i Malummì sia altrettanto luminoso quanto i raggi che scaturiscono da Damaged By Their Silence. Del resto qui c’è voce, suono, Echo e ruggini. Basta silenzio please.
Poi c’è Aurora che…beh, ascoltatela.
Malummí – Damaged By Their Silence (Wonderwheeling, 2026)
