Mai Mai Mai – Karakoz (Maple Death, 2026)

È la voce di Maya Al Khaldi a portarci dentro a Karakoz, il lavoro che Mai Mai Mai ha per lo più registrato nel 2024 in Palestina. La mente corre subito a Muslimgauze, il mancuniano Bryn Jones che su quel conflitto e quel confine ha basato gran parte delle la sua espressione artistica, pur non muovendosi praticamente mai dall’Inghilterra. Mai Mai Mai parte invece dall’Italia e percorre il fertile bacino del Mediterraneo portando il suo suono antico da Radio Alhara e Wonder Cabinet, le realtà presso le quali si sono svolte le sei settimane di residenza. Karakoz è ovviamente un crogiolo sinestetico, fra suoni, voci, storie ed immagini mentali. È resistenza e slancio artistico, è un approfondimento sonoro che unisce letteralmente i territori con la magia che riconosciamo ad Antonio Tricoli e che in passato ha spesso espresso nei suoi solchi. La voce di Hajja Badriya ed il sax di Alabaster de Plume in Echoes of the Harvest impastano letteralmente gli elementi. È un disco di incontri, di presenze e di fantasmi Karakoz, che inscena come il teatro delle ombre dal quale prende il nome molte storie, legate al territorio, al viaggio ed ad un’esistenza che è resistenza. Quando arriva Julmud in Dawn on the Cremisan Valley si sente il miele e l’hashish, il dub e le percussioni in un trio che è puro stordimento. Con il maestro dello yarghul Ussama Abu Ali si entra poi nel magico, nel soprannaturale: Djinn Of The Betlehem Souk prima avvolge, poi scuote ed inquieta, fra gorgoglii e vibrazioni ancestrali, per una convivenza fra mondi e spiriti. Il commiato è un vaporoso planare nel mercato ortofrutticolo, mentre la sensazione è che Mai Mai Mai si sia già trasformato in uno spirito e sotto le vesti e le maschere non rimanga che suono. La sensazione, confermata anche in sede di intervista, è di conoscere e riconoscere un luogo di cultura e fertilità dove nell’immaginario collettivo c’è spazio soltanto per guerra, diatribe e posizioni antitetiche.
Ah, per puntualizzare, la Palestina è un territorio non riconosciuto da tutti gli stati; occupato da Israele dal 1967. A Gaza l’aspettativa di vita in un anno è diventata la più bassa al mondo. In questo territorio si possono fare cose anche bellissime, come Karakoz.