Luther Blissett – Bloody Sound (Bloody Sound Fucktory/Eclectic Polpo/Brigadisco et al., 2011)

Secondo lavoro per la interessante formazione bolognese dei Luther Blissett che ritorna dopo qualche rimaneggiamento tra le sue fila: perso per strada il contrabbasso, c'è anche un nuovo chitarrista. Per chi ha avuto occasione di aver ascoltato il, per quanto mi riguarda, consigliatissimo primo cd, Bloody Sound rappresenta uno scarto abbastanza deciso rispetto a quei suoni. Il gioco apparentemente è sempre quello, qualcosa che ha in parte a che fare con l'improvvisazione, il jazz e l'hardcore, ma non solo.
Stavolta c'è, come dire, una cattiveria di fondo inedita, chitarra e basso sono sempre molto presenti e distorti e insieme alla ipercinetica batteria rappresentano l'impalcatura su cui tutto si regge. Certo i fiati ci sono ancora e quando intervengono disegnano contorsionismi entusiasmanti, ma rimangono solo dei residui del free jazz che ricordo, forse più nelle intenzioni che nei suoni, piuttosto viene da pensare che l'impianto di base sia fondamentalmente certo noise core, e, a volerla dire tutta, tra le maglie di questo tessuto spesso si intravedono anche scurissime ombre industriali e tracce di sporchissima elettronica. Se in parte Black Train Rising e l'oscura parte centrale di Sonic Broom lasciano intuire un approccio più libero nelle strutture, è con We Are Powerful Supply For Noise, Progress And Destruction e Fat Elephant Comin' che le ambientazioni sonore diventano più definite, i riff di chitarra si fanno taglienti e squadrati, tanto da farmi tornare in mente i mai dimenticati Cardosanto e i White Tornado di Ninni Morgia, in una versione più free ed esasperata. In Grind And Freak il suono torna a frastagliarsi, e il pezzo sembra il frutto di selvaggi cut & paste. Mekkanimal II invece è un breve intermezzo giocato su rumori ed elettronica "rotta". In Staggering e The Lamp Song, queste registrate dal vivo al Lamb Club di Hull, UK, una voce tra il delirante il declamante fa la sua comparsa e si inserisce tra gli altri strumenti e ad uscirne è un inquietante macigno Big Black, che ben si accosta al resto del disco tanto che non appare un episodio poi così estemporaneo nell'economia del suono del quartetto, ulteriore conferma del ribollire di idee che girano in testa alla band. Bloody Sound è ora più che una conferma, davvero un ottimo disco.

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