Lukasz Mrozinski – L’ESISTENZA INFINITA DI OGNI MOMENTO NEL TEMPO (i dischi del midollo, 2024)

L’esistenza infinita di ogni momento del tempo non è un disco semplice, ma soprattutto non è un disco che si svela immediatamente. Di primo acchito infatti la copertina mi aveva lasciato un filo dubbioso, facendo intravedere un’ottica cantautorale di basso profilo. Ascoltando invece la traccia che compone la parte sonora visuale dell’opera (la controparte video sta girando l’Italia e chissà se sarà disponibile prima o poi per unire le esperienze anche a livello casalingo) vengono in mente mondi distanti che collimano. Cantautorato come terapia esplicita e flusso di parole, forse di poesie, forse di coscienza, insieme a suoni che pervadono di elettroacustica bellezza l’ambiente. Un procedere che sembra addentrarsi nelle acque meno profonde, solo a tratti smosso dalle onde e dal debole vento. Laschi ed episodici gli aumenti di ritmo, la voce come stordimento obnubilante, quel che potrebbe essere il Po’ oppure un mare liscio come l’olio. Il sentore è quello della rarefazione umana e dell’impegno singolo verso una forma sonora il meno strutturata possibile, facendosi tutt’uno con l’ambiente circostante. Ma la parola inficia questo collimare, lasciando che l’uomo si stagli nel suo esercizio di stile, rendendolo protagonista di questa infinita esistenza.
Lukasz Mrozinski è musicista impavido, che non ha paura di mostrarsi e di mettere in gioco sé stesso al servizio della sua opera e viceversa. Per partecipare a questo esercizio, fra luci ed ombre, occorre settarsi in uno stato d’animo, accogliendo il suo mondo e diventandone parte, roccia, relitto. La fruizione sarà inconsapevolmente cullante e ci porterà altrove. Non facile, ma di sicuro fascino. Ha dalla sua un perfetto utilizzo del ruolo, quasi totemico, sciamanico del frontman. Un ruolo che può essere croce e delizia, canalizzando energie in un rito.
La sensazione, ed il dubbio, è quello ci perdersi parte del viaggio senza le immagini, con il rischio di travisare intenzioni e mosse. Rimane però il fascino di un disco senza compromessi che va dritto per la sua strada, fattore che in Italia e con un’impostazione così personalmente riferita, teatrale, rock ed ascetica (l’ultimo quarto d’ora è letteralmente cibo per lo spirito) sentivo da tempo. Potreste amarlo o detestarlo, cosa che credo comunque molto apprezzabile poiché si toglie automaticamente dalla mediocrità ed apre una porta. Varcarla o meno non è nostro compito: ve l’ho indicata però, poi fatemi sapere…