Luca Sigurtà + Gino Delia – 13/05/12 Il Revisionario (Brescia)

È in qualche modo confortante vedere che esiste una sorta di ricambio anche nella vita culturale di una città. Per un locale che chiude (di recente Brescia ha sofferto la dipartita de Le Tits) ce n’è uno che torna a nuova vita, col nome mutuato dal vecchio Le Visionaire e una programmazione coraggiosa, che in questa serata uggiosa ci propone Luca Sigurtà e Gino Delia, nella data conclusiva del loro mini tour.
Per le strade della contrada del Carmine, ai margini del centro storico, c’è il deserto e anche il locale appare piuttosto sguarnito. D’altra parte quello di stasera è un discorso musicale difficile di suo e a cui il pubblico di Brescia, orientato su ben altri e più orecchiabili lidi, non è certo abituato: anche per questo proposte come quella di stasera sono più che mia necessarie. Pochi intimi, si diceva, ma il piccolo seminterrato dove si suona non potrebbe comunque ospitarne molti di più: ci si accomoda sui divanetti lungo le pareti, mentre Sigurtà, a un paio di metri di distanza, prende posto dietro ai macchinari, sistemati su un piano sostenuto da quattro fusti da birra. La porta insonorizzata viene chiusa e si è pronti a partire. E proprio di partire si tratta, perché da subito l’atmosfera rilassata e i loop suadenti suggeriscono immagini di spiagge esotiche e luoghi lontani, solo di rado disturbati da rasoiate di rumore che fanno sussultare la donna che mi è seduta a fianco. Sono il preludio, queste increspature a un addensamento dei suoni che cresce fino a sfiorare il rumore, senza però perdere un senso di ordine, contrapponendo alle immagini evocate in precedenza, quelle decisamente meno idilliache di un paesaggio industriale. Passata la burrasca è la melodia di un piano campionato a riportarci nuovamente alle atmosfere rilassate che caratterizzano il recente album Bliss, stasera ancor più valorizzate dal gioco di contrasti. Fin da subito ci appare chiaro come la pace nonLuca_Sigurt_2 possa durare a lungo e infatti il finale è in una gragnuola di rumore, stavolta sì davvero caotico, che sembra frantumarsi e rimbalzare per tutto l’ambiente, forzando i timpani finché Sigurtà non pone fine seccamente al tutto, restaurando il silenzio. Come di consueto non si oltrepassano i venti minuti, ma sono venti minuti intensissimi, in cui il musicista sfoggia una tavolozza di colori ampia come non mai. Personalmente è il miglior concerto che ricordi di lui; e pensare che la cosa più sorprendente della serata deve ancora arrivare. Di Gino Delia non avevo mai sentito parlare e non avevo avuto tempo di documentarmi: vado totalmente alla cieca. Finito il concerto di Sigurtà siamo tornati al piano superiore: è chiaro che qualcosa ha ancora da succedere, ma non è chiaro cosa, né dove il musicista possa esibirsi nei ristretti spazi del locale. Poi qualcuno dice “si comincia” e tutti si spostano verso… il cesso. Lì c’è un tipo, testa rasata e barba lunga, seduto sul water, che su un giro di chitarra ripetitivo recita “In the bathroom I spend 85% of my life”, ossessivamente. Già di per sé la cosa è straniante, ma si può ancora andare oltre: all’inizio ci sono state date alcune matite da trucco, la cui funzione mi era ignota. Solo io sono all’oscuro del rituale? Ad ogni buon conto è Sigurtà a rompere il ghiaccio, colorando le labbra di Delia mentre questi prosegue la performance. Da qui in poi è tutto un viavai di gente che entra nel bagno a istoriare il musicista, chi evidenziando l’attaccatura dei capelli, chi truccandogli un occhio, chi Gino_Delia_1disegnando un punto fra le sopraciglia. E lui continua a cantare, imperterrito. A me, di fronte a una simile e spietata autoanalisi, l’unica cosa che viene in mente è disegnargli un occhio nel mezzo della fronte. Qualcuno aggiunge qualche altra decorazione, l’esibizione prosegue per un po’, poi la chitarra tace, la voce intona per l’ultima volta il testo in solitaria, ed è finita. Non so bene che dire. Si è in quel territorio al confine fra la genialità e la cazzata, fra il senso profondo e il nonsense totale: ognuno la vedrà un po’ come vuole. È però notevole il meccanismo per cui, in una situazione così insolita, ci si senta più in imbarazzo a non partecipare che non il contrario. Insomma, una performance davvero particolare, che suggella una serata giocata su registri diversi, senza pregiudizi di genere ma all’insegna di uno spirito comune. Situazioni che dovrebbero accadere più spesso.

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