Fotosintesi è il terzo lavoro di Luca Borgia che ascolto in pochi anni e mai nessuna delle sue note mi è sembrata fuori posto, meno che ispirante, quasi a disegnare altro nello spazio fra la sua emissione ed il mio orecchio. Quando ho saputo che il suo terzo lavoro sarebbe stato una colonna sonora, per il lungometraggio Pellizza pittore da Volpedo, diretto da Francesco Dei ed interpretato da Fabrizio Bentivoglio mi è salita ancor più la curiosità anche perché, leggendo di come sia successa questa unione è risaltato agli occhi di come fosse simile al mio rapporto con Luca. Ascolto di un suo lavoro, apprezzamento, avvicinamento, approfondimento.
Seguendo questa sequenza siamo lieti di poterlo intervistare.
Trailer PELLIZZA PITTORE DA VOLPEDO
Salve Luca, come stai? Ormai Fotosintesi è il tuo terzo anno che ascolto ed approfondisco ma, se permetti, ci terrei a collocarti artisticamente. Quando inizi a suonare, a produrre e qual è la tua storia sonora?
Ciao Vasco, sto bene e spero lo stesso per te. Cercherò di essere sintetico. Ho iniziato a suonare a 14 anni, la mia prima chitarra è stata una RGX 312 della Yamaha, uno hughes & kettner di terza o quarta mano, un ampli scassatissimo. Ho cominciato quasi subito a suonare live conoscendo poco o niente del mio strumento . Una spinta verso un metodo di studio serio della chitarra me la diedero alcuni bravissimi chitarristi, Beppe Chiolerio, Giulio Camarca e Riccardo Moffa su tutti. Mi sono appassionato presto al jazz ma ero troppo squinternato per affrontare un percorso di studi regolare, prendevo quello che mi interessava poi me la davo a gambe. Nei primi anni ero un devoto del blues elettrico! Le prime registrazioni in studio sono arrivate verso la metà degli anni 90, a supporto di amici che mi chiedevano di arrangiare le loro cose. Suonavo con chiunque e ovunque fosse possibile. Poi è arrivata l’esperienza dei Mijo, una band metalcore. Lì ho iniziato a “giocare” con la chitarra, usando accordature non convenzionali, non semplicemente aperte, a montare corde inusuali, a fare esperimenti non solo con scalature multiple ma anche con corde del basso. Abbiamo suonato tanto ma non abbiamo mai fatto il salto di qualità, più per motivi personali che altro. La storia delle band è spesso anche la storia di matrimoni non sempre felici. Alla fine ho preferito dare spazio alle mie idee e ho ripreso da solo. La componente improvvisativa è fondamentale nel mio modo di suonare e ti confesso che oggi mi applico con una certa costanza alla free impro (Derek Bailey per me è un maestro assoluto) anche come pratica meditativa
Fotosintesi è il tuo nuovo disco ma è anche la colonna sonora di Pellizza – Pittore da Volpedo, documentario diretto da Francesco Fei su Giuseppe Pellizza. Come ha avuto genesi il disco e poi la collaborazione? Sono state cose distinte oppure il tutto è nato a soggetto?
Era uscito da un mese Avvolgistanti. Un pomeriggio ricevo una telefonata. Era Francesco. Mi dice che ha letto una recensione del mio album, l’ha ascoltato e gli è piaciuto, tanto che vorrebbe propormi una collaborazione. Da quel momento è iniziato il mio lavoro sulle sue immagini. Ho costruito quasi tutto sul materiale video ricevuto di volta in volta. Francesco mi ha chiesto, quando necessario, di limare od ampliare alcune parti. È stata una collaborazione meravigliosa, culminata con la presentazione alla Festa del Cinema di Roma, fine 2024. Molto emozionante! Il titolo dell’album allude proprio a questo processo di osmosi tra luce e suono, a una trasformazione che per me è sempre anche interiore, quando creo musica.
Ti sei confrontato dal vivo con il più celebre dipinto di Pellizza, il Quarto Stato? Di Pellizza ti hanno colpito più opere o vita?
In realtà, Francesco ha voluto aprire il discorso a tante bellissime opere di Pellizza, lasciando che il Quarto Stato si collocasse dentro un percorso creativo più ampio. In fase compositiva, mi sono accorto che Pellizza fa parte di quella serie di artisti per i quali vita e opera sono difficilmente sperabili, come fossero integrate anche dolorosamente, talvolta. In questo senso, mi riesce difficile stabilire se di questo artista mi abbia conquistato più la biografia o l’opera.
Di recente mi è capitato di ascoltare o riascoltare diversi lavori di musicisti italiani (Paolo Spaccamtoni & Ramon Moro, Alessandro Adelio Rossi) in accompagnamento a film e documentari. Non mi sono mai mancate le immagini e Fotosintesi conferma questa onda. Che tipo di segnale credi che sia?
Credo che la musica sia di per sé evocativa di atmosfere colori o vere e proprie narrazioni, o almeno io l’ho sempre vissuta così. È vero che attualmente, grazie anche al lavoro di compositori straordinari come Morricone, il rapporto tra l’immagine in movimento e il suono organizzato si è fatto più maturo. E anche la consapevolezza popolare di questo rapporto è maturata, sicuramente in favore della musica che ha acquistato un peso tale da rendersi sempre più autonoma, pur restando funzionale all’immagine .
Dopo un’esperienza con Big Mama Fotosintesi esce di nuovo con Snowdonia, che già aveva prodotto Avvolgistanti. Come sei entrato in contatto con Cinzia Le Fauci ed Alberto Scotti? Cosa credi vi unisca a livello sonoro ed artistico?
Il ponte è stato Marco Milanesio, che ha curato il mastering, e non solo, di Avvolgistanti. Per me, la qualità del rapporto umano è alla base di una collaborazione e con Cinzia si è immediatamente stabilito un canale di comunicazione limpido e rispettoso che è cresciuto col tempo. Inoltre Cinzia è un ufficio stampa incredibile oltre ad essere una bravissima cantante! Conosco meno Alberto ma entrambi con Snowdonia portano avanti da anni un’ impresa straordinaria. Facendo lunghe conversazioni con Cinzia e guardando il loro catalogo ho avuto da subito l’impressione, poi confermata col tempo, che Snowdonia abbia come primo interesse l’autenticità di ciò che pubblica. E questo mi piace e mi rende orgoglioso perché l’autenticità è per me un elemento di valore altissimo, anche prima e dopo la musica.
In fotosintesi ho trovato spunti quasi western ma anche atmosferici e rarefatti. Che tipo di ricerca e di immaginario hai sollecitato per addentrarti in una storia drammatica da fine’800-inizio ‘900?
Di Pellizza conoscevo prevalentemente il Quarto Stato. Mi sono informato, ho cercato di viaggiare nella sua storia artistica e personale. Mi sono imbattuto in questo autoritratto a figura intera, disegnato a carboncino, ancora visibile nel suo studio a Volpedo. Si tratta di una bozza ma lo trovo estremamente intenso, cupo e rarefatto, collocato nel luogo in cui il pittore si è tolto la vita. Un disegno molto molto “scuro”. Un risvolto inedito per un pittore che ha fatto della luce e delle sue possibilità uno degli elementi cardine della sua pittura. Infatti, il primo pezzo che ho composto si intitola Giocavamo di luce, una musica che nelle mie intenzioni doveva trasmettere la malinconia di qualcosa di posseduto e poi perduto. Credo sia stata questa la prima sensazione che mi ha trasmesso la vita d’arte di Pellizza, alla luce del modo e del luogo in cui si è tolto la vita. Nell’album poi ci sono esperimenti di marcette frantumate e “graffiate” come in Suntrail ed in parte Vene di marmo. Mi sono divertito a decostruire la banalità di un tema semplice come fosse stata quella quotidianità che Pellizza ha sempre cercato di nobilitare attraverso la luce.
Il pittore spesso era visto come artista anche se non cavava un soldo dai suoi lavori e storicamente pochi erano riconosciuti meritocraticamente in vita. Nel presente spesso il musicista viene visto come un hobby od una passione. È un problema di comprensione o c’è bisogno di spendere le proprie indole in maniera più efficace e remunerativa?
Questa è la domanda del secolo! Almeno, limitatamente all’Italia dove talvolta sembra che per svolgere dignitosamente una professione si debba sopravvivere applicandosi a un lavoro diverso. Quindi ti capita di incontrare musicisti che fanno i tecnici di palco, scrittori che fanno gli editor, ricercatori che sbobinano conferenze e potremmo proseguire. Non credo che la creatività si occupi molto del denaro ma certamente il denaro si occupa della creatività! Ed è per questo si finisce per incorrere in una standardizzazione dei prodotti di punta. Stanno cambiando tante cose nel modo comporre, fruire e usare la musica, Pensa solo all’impatto che potrà avere l’AI sulla composizione delle colonne audio per video e cinema (che sono oggi fonte di sostentamento per tanti musicisti). Ne parlavo tempo fa con il maestro Massimo Pizianti, storico musicista dell’ensemble di Paolo Conte. Forse porterà tutto il settore ad interrogarsi su quale sia la specificità irreplicabile del fare musica che per me è senza dubbio l’aspetto performativo. Ma, detto in confidenza, sono la persona meno adeguata a riflettere sull’espressione “Art is work”. Per il me il concetto di lavoro andrebbe completamente reinventato, ho scritto un romanzo pubblicato nel 2018 che parla di questo, Un Puro Nulla, diventato poi anche uno spettacolo teatrale che ha partecipato al Fringe Festival di Torino, nel 2023.
Ho trovato alcune foto della presentazione di Fotosintesi nelle quali suoni davanti alle immagini di Giuseppe Pellizza ed anche in passato mi è capitato di vederti (purtroppo solo in foto) in esibizione davanti a fondali video, che rapporto hai con le immagini? Come le utilizzi nelle tue esibizioni live? Sono una guida all’ascolto o altro ancora?
Ho sempre legato la musica alle immagini, sia come ascoltatore che come musicista. Non necessariamente immagini referenziali, a volte si tratta di forme astratte o colori. Come ti dicevo, il titolo Fotosintesi ha per me questo valore, un processo chimico che trasforma la luce ma, simbolicamente, un processo alchemico. Nel caso di Avvolgistanti ma ancor più per la release di Fotosintesi, le immagini sono state scelte accuratamente per rendere anche visibile la mia personale percezione della musica, di quella che sto suonando in quel preciso insostituibile istante. Ma guarda, quelle immagini non sono una guida che intende vincolare la suggestione di chi ascolta, infatti sono fortemente modulate o giustapposte in modo non consequenziale. Ho cercato di ridurre al minimo i richiami referenziali. Con Avvolgistanti questa scelta aveva sortito i suoi effetti, spero sia lo stesso per Fotosintesi!
Luca Borgia – Fotosintesi live @Tingel Tangel, Torino, 2025 (Full set)
Stai già lavorando ad altro dopo Fotosintesi? Suoni regolarmente oppure hai bisogno di un progetto ed un’ispirazione precisa per farlo? Quale il prossimo passo?
Ho sempre la chitarra per le mani, o per studiare o per “martirizzarla” con i miei esperimenti o anche solo per abbandonarmi al cazzeggio creativo. In questi giorni per esempio sto perfezionando questa chitarra costruita su mio progetto dal liutaio Emanuele d’Aló, che ho usato per la release di Fotosintesi e che ha la particolarità di possedere tre uscite, tre circuiti che funzionano in parallelo, uno per le corde basse uno per le alte e il circuito standard, ognuno dei tre modulato da catene di effetti differenti e autonome. Mi piacerebbe far girare tanto il set di Fotosintesi, con tutto il suo apparato video e con questo strumento straordinario. Ci sono poi diverse cose in cantiere, alcune hanno ancora a che fare con Fotosintesi, alcune coinvolgono anche altri musicisti e poi certi temi attorno ai quali sto girando da qualche tempo e che spero diventino presto musica.
Grazie mille Luca, di tutto. Buona continuazione e buon suono.
A voi!

