Luca Borgia – Avvolgistanti (CD Snowdonia 2022)

Non conosco Luca Borgia, se non per un veloce scambio in cui a settembre 2020 stava per sdraiarsi ad ascoltare il nuovo di sco di Alessandra Novaga. Sono cose piccole, inpercettibili, ma che mi fanno capire il valore del gusto. Sdraiarsi, per ascoltare un lavoro come I Should Have Been a Gardener denota buon gusto, la giusta attenzione al valore della musica, piccoli tasselli che alzano la mia aspettativa nel lavoro da Luca composto. Avvolgistanti nasce di lì a poco, i pezzi a quanto mi accennava erano allora in preparazione e, viaggio mio personale, quella Torino da autunno caldo e chiuso io ce la sento. La title track inizia con delle pesanti intrusioni di quello che mi sembra un giradischi su delle corde malinconiche, cifra della città che sento particolarmente mia. Tutto il lavoro è costruito su diversi strati che si intersecano, senza rimanere invischiato in cifre troppo leggiadre riesce ad avere corpo, come un bel bicchiere di Barbaresco. Intorno, ovviamente, c’è un mondo, suoni e registrazioni che si rincorrono e che ci portano con la mente su quella linea all’orizzonte, cavalcando i mezzi che più ci aggradano per ornare il nostro paesaggio, siano essi cavalli, biciclette od Apecar. Circolare, Il Diavolo Ha Una Rosa Fra I Denti. Struggente, L’Alba Che Cura, mentre Lungo Il Fiume…
È necessaria una descrizione ed un’immagine ai suoni che sentiamo? Caratterizzati come sono dal contesto di fruizione e dal paesaggio che ci si crea davanti agli occhi forse dovremmo unicamente farci veicolo e porci in prima persona.
Avvolgistanti è un lavoro di personalità, un lavoro da punto e a capo. Non riesco a collegare i suoni a direzioni artistiche, che sono cinematografiche ed aperte, ma che viaggiano fortemente ad immagini slegate dai soliti cliché. Immaginiamo la mano di un disegnatore che abbozzi degli schizzi sul bloc notes. Immaginiamo questi fogli dispersi nel vento. Immaginiamoli planare in diversi luoghi: la campagna, la notte, una radura assoluta, il vuoto, la linea ferroviaria, la Nuova Zelanda. Le linee evocative citate nel comunicato stampa da Cinzia Le Fauci sembrano essere esattamente queste. Confini. Inciamparci smossi dai suoni di Luca Borgia potrebbe essere la cosa più toccante da diverso tempo a questa parte.
La penultima traccia è titolata Vino Rubino e ci sta tutta, fino all’ultimo sorso.
Si chiude con un’ispida boutade sintetica, attendendo un esplosione che non arriva e ci trasmette un’asprezza che richiede un altro giro, ed un altro, ed un altro, ad libitum…

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