Lilith And The Sinnersaints – The Black Lady And The Sinner Saints (Alpha Studio ,2008)

Se i Misfits non avessero avuto ragione e questo non fosse l'infame e Violent World che è, non dovrei stare qui a parlare di chi è stato cosa, ma La Storia Siamo Noi, nel senso che prima o poi lei "ce se magnerà tutti" e di questi tempi il revisionismo "va un casino". A volte ritornano, per la gioia di irredenti e reazionari del rock che "si stava meglio quando si stava peggio" e fra le mani mi capita questo disco di Lilith And The Sinnersaints, con alla voce l'ex cantante dei Not Moving.
La produzione è buona ma non di quelle che lasciano con la mandibola spaccata (ed è un peccato), nonostante ciò il disco a tratti è così genuino da piacere anche ad uno come me che solitamente del "bel rock vintage dei tempi andati" se ne fa ben poco. Ma andando nel vivo della recensione, qui mica parliamo di quattro bamboccioni in vena di fare roba finto-vecchia, oltre a Lilith troviamo ben due ex Not Moving, uno dei quali è Tony Face (…che è anche ex-Chealsea Hotel per Dio!) e della vagonata di ospiti più o meno conosciuti, fra Cambuzat e Umberto Palazzo vedo anche una comparsata di Dome La Muerte, per molti di voi non sarà nessuno, ma per me resta il chitarrista di Not Moving e soprattutto dei Ceetah Chrome Motherfuckers, cosa che da sola gli varrebbe la Palma d'Oro, l'Oscar e il diritto ad uno stuolo di seguaci che lo adorano più di Pazuzu. Cercando di contenere l'ultimo vagito di vita dei miei ormoni, per Lilith parlerei di rock venato di blues, poco punk ed un po' di folk, polvere e tradizione sviscerata sia nella musica che nel concept dell'album ispirato da Charles Mingus. La voce di Lilith è profonda come una caverna e fa la sua porca figura sia che si tratti di depressioni alla Willy DeVille che di sferragliate rock in cui si perde fra Patti Smith, cantanti blues nere ed un timbro quasi da angelo azzurro (pur non assomigliando per nulla a Marlene). Il fatto è che le striature noir della voce si tuffano in una musica che parla con la voce di Johnny Thunder, di Tav Falco, degli Stooges, dei Thin White Rope, Giant Sand e che rende meravigliosamente proprio quando marcia come una vecchia ballata da film: poca luce, fumo impregnato sulle pareti e depressione di primo, secondo, contorno e dolce (…amaro, naturalmente). Un bel disco in cui le ballate suonano come campane a morto in un giorno d’estate, "Real love. On a sunny day is a crow on a telephone pole. With something to say. And you feel like someone has just walked on your grave. That's real love." (Nomeansno, 1988).

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