Benvenuti a Radio Liberato. Veniamo accolto così al primo album collaborativo di Liberato, un viaggio nelle frequenze del produttore napoletano, ormai prossimo al decennio di attività, concepito come trasmissione radiofonica appunto e messo in onda da Radio Due. In Goodbye i toni sono acidognoli e sentire gli intermezzi dei dj ci ribadisce a pié sospinto come questo disco sia un’altra cosa.
Lo è per gli ospiti coinvolti e per il riprendere i loro brani, un’operazione bastarda che avvicina a questo giro Liberato ai dubplates da soundsystem più che alla discografia italiana (tanto che in alcune visioni sembra tornare in mente il Red Bull Culture Clash di qualche anno fa, per presa pop ed apertura (cazzo di sponsor e branding che fa girare i coglioni citarli ma…). Così Mahmood riporta Intostreet ed è un legame praticamente perfetto, con vocalizzi che sembrano prendere l’anima araba da Napoli, mentre la voce ispanica delle frequenze ribadisce la propria indipendenza. Così che anche le interruzioni pubblicitarie di Spotify sembrano pienamente integrate in un disco che passa dall’ironia antica su Diogene ed Alessandro Magno alla voce carezzevole di Sara Gioielli (cantante che abbiamo colpevolmente riposto lo scorso anno, vedremo di farci trovare pronti al prossimo giro). Si torna sull’isola di Gaiola con Iosonouncane e piace l’asprezza free-tropicale con la quale le mani mischiano note che possono essere calde, acide e delicate in trasportando il brano per mondi diversi. La storia che attraversa Radio Liberato intriga e diverte, con la Sibilla Cumana che ci porta nei riti psicotropi dei Campi Flegrei, prima di aprire la rubrica di Radio Liberato dedicata ai remix. Parte la mano delicata di DJ Phyton che sembra accarezzare Oi Marì, con un groove che continua a rimanere morbido anche nelle mani di Modeselektor con Guagliò. Ecco, forse a mancare sembra essere un pochino di mordente, preferendo il tocco onirico al gancio che imprime Liberato ogni anno in questa data. Ma Nun Ce Penzà sembra dirci insieme a Yu Su, prima di aumentare il ritmo con la leggerezza di fenoaltea, in un dolce crescendo. Il cameo di Calcutta, che già fu sul suo palco nello storico concerto al Mi Ami, non esce dal binario, a riprova di come a Napoli si riesca a creare un discorso coeso con materiali lontanissimi fra di loro. Ma forse la cosa più bella è il crescendo Vuje Me Facite Ascì Pazz’ dopo lo scambio fra Liberato ed il dj, l’arpeggio che parte, la sirena, Liberato a spiegarne la forza, per un altro passaggio di Liberato che in qualche modo riesce a richiamarci a sé, la data ormai segnata inconsciamente nel nostro calendario. L’anno prossimo saranno dieci anni, che succederà?
Liberato – Radio Liberato (Radio Due, 2026)
