Capitare nel mondo dei Lemura non è cosa facile, credo, per un percorso discografico e di ideali che hanno portato questa realtà del biellese ad esprimersi in primis come band con entrambi i piedi nel fiume del cantautorato progressivo, poi come consorzio del suono come si presenta Kono Dischi. Parti dovrebbe essere il primo di tre lavori che usciranno nel corso del 2026 ed è un viaggio mesmerico dentro ad un mondo che non sembra mai, nemmeno per un secondo, meo che personale. Non c’è derivazione nei Lemura, ma viaggio, esperienza e fantasia. C’è il giocare con strumenti non inediti trasformando la musica in un racconto proto ed esperienziale. Sprazzi cantautorali, acidità recondite e la continua sensazione di essere all’interno della testa di qualcuno piuttosto che su un disco. Non so se possa essere un complimento ma Parti mi sembra essere un progetto che ancora aleggia, aspettando che qualcuno ne incastri le diverse espressività in un corpo solo. La come quando arriva catalizza l’attenzione ma la musica non è mai meno espressiva del verbo, dando vita ad un flusso che avrebbe bisogno di altro tempo e profondità per essere assorbito e contestualizzato all’interno di un percorso creativo. Ma questo è Parti e questo siamo, in un 2026 che ai Lemura sembra essere del tutto indifferente, completamente avulsi da qualsiasi presente e selvatici, ieratici come la loro Cervo, suadenti come il vento. Musicisti che usano le canzoni per nascondere il mondo che hanno dietro, una Biella a noi sconosciuta ma di sicuro fascino.
Lemura – Parti (Kono, 2026)
