Leda Inferi e Hekate: Suoni e Immagini Oltre La Soglia

Il ritorno di Leda Inferi, dopo il singolo Selene, fa ancora riferimento a una divinità notturna, stavolta la pre-indoeuropea Hekate, figura dai molteplici ruoli e poteri: entità psicopompa, dea lunare, patrona delle streghe, protettrice dei momenti di passaggio.
Nel luogo in cui ci conduce, ai limiti del mondo sensibile, la parola non ha più significato: la voce ripete solo il nome della dea e si abbandona a vocalizzi che la rendono strumento ritmico e melodico. Ad accompagnarla e assecondarla, profondi bordoni dark ambient che, ben presto, danno spazio ai beat: è come un risveglio, per ritrovarsi cullati da suadenti melodie mediterranee che, sul finale, si sovrappongono a un cantato operistico, librandosi fino alle altezze siderali.
Pur utilizzando gli stilemi di una musica che potremmo dire ritualistica, Hekate non punta a farsi cerimonia (aspetto che, chissà, potrà concretizzarsi dal vivo) ma, condensando in pochi minuti una grande quantità di sensazioni e riferimenti, funge da ispirazione e stimolo per le ricerche e gli approfondimenti che ognuno, ad ogni livello, vorrà fare.
Questo è tanto più chiaro guardando il video, realizzato da Mattia Cai e con la partecipazione delle danzatrici Sofia Verco e Stefania Biancone, oltre che della stessa Leda inferi. Le immagini non illustrano semplicemente la musica ma ne esaltano i significati, suggeriscono rimandi, forniscono chiavi di lettura, stringono legami.
Troviamo quindi la classica iconografia della dea (le chiavi, le fiaccole, i serpenti), ma anche nessi meno immediati, come la selva in cui si svolgono la danza e la cerimonia, che richiama il viaggio di Dante nel regno governato da una divinità lunare (“la donna che qui regge” a cui fa riferimento Farinata); la stessa ripresa dell’immagine di Ecate come triplice figura femminile, tramandataci da molte opere antiche, in certe inquadrature sembra chiamare in causa le streghe del Macbeth, riferimento anch’esso non peregrino.
Le parti coreografate esaltano invece quanto la musica ci trasmette: i movimenti netti e spigolosi suggeriscono l’idea di una faticosa rinascita, mentre la danza finale, degna delle menadi, opera un totale rovesciamento, coerente con una dea ambivalente e polimorfa come Hekate: attraversata la soglia dell’abisso più profondo, si sperimenta la libertà più totale.