Prima di parlare con Steve Austin avevo una specie di timore reverenziale, pur non essendo mai stato un esperto dei Today Is The Day. Ma Marked Cards and Loaded Dice mi è sembrato sin dal primo ascolto un disco toccante e profondo, elegante e potente, così ho cercato capire come potesse convivere in un musicista un così grande spettro espressivo, di certo memore delle gesta del padre, che negli anni 50 girava con un musicista che, come leggerete, per Steve è un vero e proprio faro, Hank Williams. Questo è il resoconto di un tuffo in una campagna reale, tradizionale e convinta, forse mai così suadente.
Salve Steve! Per noi europei è complicato capire il rapporto statunitense con il country, con la vostra musica popolare. So che tuo padre l’ha suonata per lungo tempo, ma come si collega con il mondo musicale per il quale ti conosciamo, i Today Is The Day?
Certo, allora…sono cresciuto in Tenessee, in una città chiamata Lebanon e la mia famiglia viene dai Monti Appalachi, così siamo tutti di lì e quando vivi in quelle zone degli Stati Uniti è veramente la musica tradizionale, la musica che tutti ascoltano. Così sin da bambino fino ai miei 30 anni non ho praticamente mai ascoltato nessun’altra musica esclusa la musica country. Poi scoprii Back in Black degli AC/DC ed entrai nella musica rock, nell’heavy metal, nella musica sperimentale, in ogni genere, il jazz, un sacco di musica prog e tutto partì da lì. Ma la storia con la musica country, il suo songwriting, è un sentimento che rappresenta uno stile di vita, la vita di campagna. E non devi vivere per forza nel Sud per sentirlo, puoi essere del Maine, del Nord, dell’Alaska. Ci sono moltissime persone che vivono come me, in una piccola fattoria nei boschi, con galline ed altro. I miei vicini hanno un allevamento di cavalli giù per la strada e viviamo tutti lo stesso stile di vita, così che la musica ne diventa veramente la colonna sonora e se ci cresci ti parla veramente. Una cosa che mi hai chiesto, riguardante come tutto questo si sia trasformato ad un certo punto nei Today Is The Day: le parole ed il loro significato sono molto sincere nella musica country vera, quella vecchia e credo che prenderla sul serio, mantenerla reale e viva sia una parte importante della tua storia se intendi suonarla veramente. Per quanto riguarda i Today Is The Day credo che ad un certo punto racconti una storia, suoni una canzone come se fosse un diario sonoro ed anche in quel caso mantieni il tutto più reale possibile.
Come si compone un disco country / bluegrass? Il suono, l’immaginario, i temi…con chi ti sei confrontato se lo hai fatto? Mai avuto dubbi?
Sai…è un’osservazione davvero ottima! Beh, ancora, dipende da cosa tu voglia fare e per me era andare verso la musica country che amo, quella degli anni ‘30, ‘40 e ‘50. Amo anche diverse cose degli anni ‘70, cose dell’area stoner del country, ma se devi suonare il country non puoi badare alla complessità, devi farlo nella maniera più vera possibile, facendo passare le emozioni che vuoi trasmettere in purezza. Scrivendo le canzoni puoi anche essere più elaborato, ci sono molte canzoni country stupende che si avvicinano di molto al jazz, come ciò che fa Willie Nelson, ma se vuoi mantenerlo primitivo e diretto con ciò che le canzoni contengono devi cercare di dar loro le giuste pennellate. Pennellate che sono molto diverse nella forma da quelle che davo nei Today Is The Day, nella passione, nei sentimenti, nell’azione, nell’onestà e nella musica. Cerco di scrivere canzoni che arrivino direttamente dal mio cuore e cerco anche di suonarle nella maniera più diretta possibile, senza sovrastrutture. Concordo con quanto disse Hank Williams Sr. che un sacco di canzoni belle arrivano nei primi trenta minuti di lavoro nei quali ti siedi a suonare, è un flusso di pensieri e la maggior parte dei brani di Marked Cards and Loaded Dice sono usciti semplicemente suonando la chitarra in continuazione, segnandomele e registrandole all’istante. Poi ho preso la mia penna scrivendone i testi in un flusso continuo. Molte di queste canzoni non mi hanno preso più di qualche ora, a volte una, a volte tre o quattro ma, ancora, credo che se tu lo faccia nel modo giusto la musica è una voce dal cuore che devi far affiorare e tenere lì. Io ho cercato di prendere le migliori che mi siano arrivate. Non ho mai pensato a dover comporre e scrivere, è più suonare e vedere dove ti porta questa via.
Molti musicisti dicono che la musica arriva quasi utilizzando il loro corpo ed il loro strumento come un portale, un varco, in maniera quasi incosciente, diventando essi stessi mezzi. Credo che possa essere l’idea di musica, e di arte in maniera più globale?
Lo è, ed è divertente perché è una cosa terribile! Con me è la mia parte peggiore che si esprime con più facilità nella musica, facendomi trovare queste composizioni. È un crescendo drammatico, tragico, che mi porta a questo tipo di espressione e quindi alla musica.
Capisco, una sorta di sfogo, di terapia.
Definitivamente una terapia! Anche con i Today Is The Day l’intera faccenda era di essere spesso solo con me stesso, cercando di trovare la quadratura della vita. è spesso stata la mia situazione, cercare di capirla, di sconfiggere ciò che mi teneva in basso portandosi verso la parte luminosa.
Capisco benissimo. Perché questo disco è arrivato ora? Non sei più così giovane e come ci hai detto hai ascoltato musica country tutta la tua vita, come hai deciso di produrlo quest’anno? Era il suo tempo oppure…
Beh, ha a che fare con un sacco di cose, credo che abbia sempre voluto mettermi alla prova con qualsiasi cosa facessi. Quando arrivò il Covid e bloccò il tutto ebbi un sacco di isolamento, rimanendo da solo perché i miei compagni di band abitavano lontano, a centinaia di chilometri da me e stavo guardando testi e scritti di mio padre, pensando molto a lui. L’ho sempre ammirato per l’idea, per quello che fece: ho diversi amici che suonano musica country ma non sapevo esattamente cosa stesse succedendo al momento in quel tipo di mondo. Poi rimasi scioccato perché era tutto così lontano da quel che sentivo mio, come il giorno e la notte! Ti parlo del 2020 e poi arrivarono diverse cose molto belle: Billy Strings è grandissima, Sierra Ferrell altrettanto e Molly Tuttle, un gruppo di persone che ha avuto le giuste idee, suonando musica country e bluegrass della vecchia scuola riuscendo ad avere anche l’attenzione di un pubblico più grande. Credo che allargando un po’ lo sguardo sia possibile vedere cosa sia successo al country, al suo mescolarsi con rock, metal, con le chitarre, con l’hip-hop. Una sperimentazione che personalmente ho fatto attraverso la musica pesante ma è un cibo del quale al momento non avevo appetito. Preferisco le ricette di una volta, di quanto tutto iniziò: per me l’inizio del rock’n’roll fu Hank WIlliams Sr. Ancora prima di Elvis Presley molto era costruito, leccato, anche il blues ed il jazz mentre Hank arrivò con la potenza del death metal! Molte delle sue canzoni avevano una potenza, un’energia esplosiva che stordiva la gente e quello secondo me fu il vero inizio del rock’n’roll. Poi si può fare quel che si vuole, mischiare la polka con l’heavy metal ma la musica di quei tempi, il suo suono, i musicisti, la visione, le tematiche.
Steve Austin – So Far Gone (Official Video)
Concetto chiarissimo! Come sei arrivato alla band? Perché Dana, Ryu e Colin?
Beh, Colin Frecknall suonò con i Today Is The Day nell’album Never Give In: siamo molto amici e lui è un vero fan di Billy Strings e del bluegrass di una volta quindi quando ho pensato di di fare qualcosa del genere, essendo lui un ottimo batterista ed amando il tipo di musica era scontato averlo con me. Per quanto riguarda la pedal steel invece è stato molto difficile trovare qualcuno che potesse suonarla come andava fatto ed un mio ottimo amico, Dallas Seger, che suona nei Manic Abraxas ed è noto soprattutto per le sue chitarre, le Seger Guitar, che ha fatto per Matt Pike (High On Fire, Sleep, nda.) e per molti altri musicisti mi disse che se stavo cercando qualcuno che suonasse la pedal steel Dana Flood, un musicista leggendario viveva a mezz’ora da me, a Bangor. Così andai da lui e gli dissi che se quel che avevo intenzione di fare gli sarebbe potuto piacere mi sarebbe piaciuto coinvolgerlo. Mi sconvolse sentirlo accettare, considerando che ha più o meno sessantacinque anni ed adora oltre al country di una volta i King Crimson ed i Pink Floyd, così da essere veramente sullo stesso piano di ascolti. Gli bastò sedersi e la magia iniziò, lui suona anche il dobro in qualche canzone ed anche lì, è così musicale che credo sia veramente sul podio dei musicisti più dotati coi quali abbia mai suonato, è salvaggio! Ryu Bennett è una mia buona amica, suona in concerti sinfonici muovendosi in quell’area, credo che al momento fosse in giro per la Disney per La bella e la bestia. è una grande fan della musica degli Appalachi e della musica folk ma è anche una virtuosa che potresti immaginare con gli arrangiamenti d’archi dei Beatles di Revolver e del White Album capisci, quel genere di suono. A volte sembrava stesse suonando al contrario, era buffo perché quando stai facendo qualcosa del genere hai in mente un suono ed io volevo che fosse assolutamente old-school. Avevo scritto determinate cose ma ad un certo punto sono entrati elementi che non dipendevano da me e sono molto felice dei contributi di questi musicisti, Ryu ha portato della sperimentazione al violino in questa tradizione e questo mi è piaciuto molto, credo sia realmente psichedelica, mentre Dana ha catturato la golden age del country, quella di Hank Williams Sr. e Waylong Jennings capisci?
Ok, certo! Questo album apre una fase o la chiude per te Steve?
È sicuramente una cosa per la vita, abbiamo appena pubblicato un sette pollici ed uscirà a brevissimo un disco per The Magnolia Sessions, non so se le conosci? Ho deciso di farla soltanto con chitarra acustica e voce, sarò soltanto io a suonare. Saranno due tracce registrate, un po’ nella scuola di Bob Dylan e Neil Young nella fine degli anni sessanta. Ho già scritto altre quattro tracce per un nuovo disco ma per Magnolia ho preparato una cover di Waitin’ Around to Die (di Townes Van Zandt, nda.), poi un brano di David Allan Coe, I Still Sing the Old Songs ed altre cosette per voce ed acustica.
Ho visto che pubblicano molti dischi di questa serie, quasi a ciclo continuo, la trovo una cosa molto interessante.
Oh, credo sia veramente una bella cosa! Credo che le Magnolia Sessions siano l’espressione migliore dell’”americana” attualmente qui negli Stati Uniti. Il ragazzo che le gestisce, Dan Emery, è super motivato ed ha quest’etichetta chiamata Anti-Corp è cool perché ti riporta ad incidere gli album senza click, senza computer, senza diavolerie. Il tutto registrato senza sovraincisioni e quindi devi suonare veramente dall’inizio alla fine. Questo è molto cool, hanno iniziato questa serie ed hanno avuto molto successo, c’è questa band chiamata Lost Dog Street band, il cantante si chiama Benjamin Tod (insieme a lui c’è Ashley Mae, nda.) e sono splendidi, suonano col cuore, hanno delle idee ottime nella musica country. Sono molto fiero che mi abbiano chiesto di contribuire, sono volato laggiù con mia moglie Hannah lo scorso ottobre, a Nashville ed il luogo dove si registra è di fuori, di fronte a questa enorme magnolia e nelle registrazioni senti l’ambiente. Cavallette, uccellini, senti tutto, è registrato con microfoni binaurali, in grado di catturare un’ambiente umano e stereo. Ho portato un altro paio di microfoni di supporto ma il grosso è stato fatto in questo modo.
Sembra molto interessante: ora come ti muoverai per portare in giro l’album?
Sono super eccitato per questo: probabilmente ad agosto e settembre avremo diversi concerti, poi andrò in Polonia per un festival ed al mio rientro andremo a registrare ancora per poi ripartire dopo l’estate.
Ottimi propositi…dopo anni di musica noise ed hardcore che effetto ti fa sentire la tua voce così pulita in un album? È piacevole o bizzarro?
Sai…è divertente, perché è ciclico. Ho sempre cantato pulito accanto allo screamo ma ho registrato soltanto poche canzoni in passato vicine a questo ed ora uso il microfono in maniera più neutra e realistica possibile. Inizialmente era strano sentire la propria voce in questo modo ma poi ho realizzato avanzando che è giusto, sono semplicemente io e suona come sono io. Non posso essere nient’altro che me stesso e questo è quanto.
Perfetto. L’ultima traccia, Chestnut Mound, credo sia la chiusura perfetta per il disco e non ha bisogno di parole. Come ci sei arrivato? è l’area dalla quale venite, è corretto?
Sì, Chestnut Mount è negli Appalachi, nelle Smoky Mountains e, sai, ci sono andato con mio figlio mentre ero in tour ad abbiamo visitato le tombe dei miei genitori. Trovarsi dove tutta la mia famiglia viveva…ero seduto con la chitarra un giorno a suonare ed inizialmente pensavo di scriverci delle parole ma poi mi piaceva talmente che pensai potesse essere un bel tema per uscire dall’album, così tenni questa linea di chitarra acustica che suonata con una chitarra del 1951 ha dato quella vibrazione d’altri tempi, alla quale Ryu ha aggiunto un violino killer creando il tutto. Qualcosa nell’insieme di quelle corde mi ha toccato veramente, mi piace sul serio quel brano.
È potente e toccante. Steve, grazie mille per tutto, è stato un vero piacere e credo che il tuo album sia bellissimo. Spero di vederti prima o poi su un palco, sarebbe un vero piacere!
Sarebbe bellissimo venire a suonare nelle tue zone! Grazie mille di tutto, per qualsiasi bisogno chiamami, grazie mille per esserti speso per me.
È stato un piacere!

