Per Ritmo Lento, il loro terzo album, i Leatherette dicono di aver lavorato su due lati, da una parte l’impeto, dall’altra la meditazione. Possibile, certo, anche se a colpirmi in realtà è il secondo brano, Lovers Drifters Foreigner, i suoi suoni, le sue voci ed il suo spessore. È un brano significativo e sintomatico nei suoi cambi di tempo, un brano maturo che usa le proprie radici punk per muoversi nel mondo. Certo, non sono i Pavement ne i Beatles (che rispettivamente a questo punto della carriera avrebbero avuto Wowee Zowee ed A Hard Day’s Night in canna) ma è giusto così, perché abbiamo già i loro dischi ed è una bellezza muovere il capo con un brano come Anyway. Il quintetto ha la capacità di muoversi all’interno di una scatola stilistica ampia, sfruttandone l’elasticità delle pareti: prendete Panic Attack a tal proposito, perfetta per aggiungere colore e densità alla pittura che va ad esprimersi in maniera disordinata sulla tela. Un disco pop, shelliano per come alterna umori ed emozioni come parti di una creatura raffazzonata. Un disco che è in grado di prendersi momenti persi, strade sbagliate, esperimenti che forse un domani saranno utilizzati per insiemi più coesi. Ma, soprattutto, un disco che contiene canzoni bellissime, ognuno troverà le sue e se le canticchierà dopo un paio di ascolti. Canzoni che una volta avremmo registrato su una TDK da qualche trasmissione radio e che qui clamorosamente sono tutte suonate da una band bolognese, qualcosa vorrà pur dire? Alla prossima Leatherette, qui mettiamo canzoni in cascina per l’inverno e Ritmo Lento si sbatte proprio per questo, grazie a voi!
Leatherette – Ritmo Lento (Bronson, 2025)
