Dei Le Madonne vi parlammo a Natale e siamo lieti siano tornate da noi. Attaccano storte e sinistre senza però andare allo sfascio, mantenendo quell’equilibrio che fa la differenza fra un approccio pesante e sghembo e lo sfascio totale. Il trio è passato oltre al blues, alle anfetamine ed ai rettili, con una bruma oscura che di fatto è la loro forza.
Immaginate degli US Maple dritti, so che è bizzarro ma datemi credito. I titoli dei brani parlano la lingua di una strana religione ed ed il trio (ricordiamolo, con Bruno Cabrini alle pelli, Riccardo Komesar alla chitarra e Marcello Bellina al basso) sta ben attento a non alleggerire mai il carico. Del resto se il senso è quello di nuotare in un mare di pece aspettereste di trovarci i pesci rossi? Naah, si rimesta il pastone e le sfumature sono nere o grigie. Niente cremisi, il re se ne è andato bestemmiando e le figure mariane non si sono fatte attendere: suonano e di brutto, senza nessuna fretta. A tratti addirittura sembra una prova alla domenica mattina: synth ed organi come osanna, ritmo lasco fino ad un inasprirsi che più che un viaggio spaziale tende ad essere una partita di golf fra i rottami. Essi: certo che non tornerà il titolo del caso, tanto per far morire aspettative su miracoli ed apparizioni. Il tiro c’è ed il trio quanto vuole picchia, scusa e sposta equilibri ed attenzioni in un suono pesante ma variegato, che ci trascina in un percorso dinamico e comprensibile. Sembra di assistere ad una sessione di musicisti che hanno arrangiato la propria strumentazione con i resti trovati in garage e dopo due pomeriggi cacano in testa a riccardoni ed agli sperimentatori sterili e gratuiti, aprendo scenari desertici oltre il rock, dove polvere e morte la fanno da padrone. Io: d’ tutti gl’ è una sorta di pezzo ballabile, come se in balera ci fossero plantigradi usciti dalle mente di Maurice Sendak sotto botta di oppiacei, col risultato di voler assolutamente scendere in pista. Ancora uno sprazzo prima di finire in un brano che forse è la summa di questo disco: incedere ritmico prodotto probabilmente con delle batterie di automobili e relativi liquami, crescita esponenziale dove la pulizia se ne sta alla larga e l’impeto è fatto con la voglia di chi è obbligato a prenderti a schiaffi e lo fa perché sa che ti farà del bene.
Grazie, amen, sempre lordate siano.
Le Madonne – FU! (Setola di Maiale, 2026)
