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The Lavender Flu – Heavy Air (Holy Mountain, 2016)

Mentre i mitici Sic Alps ci hanno lasciato da un po’ di tempo a bocca asciutta, a compensare la perdita è uscito in sordina questo doppio LP raccolta di 30 canzoni che recuperiamo in zona cesarini perchè di valore assoluto, non solo per chi scrive: su Heavy Air ci è  impazzito pure il boss della In The Red Larry Hardy che lo raccomanda caldamente tra gli ascolti imprescindibili dell’anno passato. Per dare due coordinate, Lavender Flu è il progetto in bassa fedeltà di Chris Gunn (Hospitals, The Hunches), che raccoglie registrazioni sparse negli anni in cui la sperimentazione va a braccetto con il pop e frattaglie di psichedelia folk provenienti dalla stanza del vicino. Insomma stiamo parlando di album come una distesa incolta  dove ogni ascolto lascia una traccia diversa ed una ispirazione che entra in soggettiva con l’ascoltatore, anzi va direttamente dentro la sua testa: tracce di Microphones (False Promise From Future Selves), ipotetiche B sides dei Pavement a spina staccata e Sic Alps, appunto, nei passaggi più pop (Those That Bend e la bellissima Know Fear); qualche accenno pure agli Hood lo-fi degli esordi (l’atmosferica Nothing Was Breathing) ed ai Black Lips (My Time). Arriviamo alle fonti più o meno dichiarate? Royal Trux e Meat Puppets su tutti. C’è talmente tanto materiale, se apprezzate queste cose, da mettervi in pace con gli ascolti per un tempo lungo e ben ripagato. C’è pure l’eco  di Townes Van Zandt sotto una coltre di distorsioni (la cover Like A Summer Thursday). Che volete di più?

 

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