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Langhorne Slim – S/T (Kemado, 2008)

A tre anni dal precedente When The Sun's Gone Down, a sua volta seguito dell'autoprodotto Slim Pickens, uscito ben nove anni fa, ecco che torna a farsi vivo Sean Scolnick, in arte Langhorne Slim. Ma, mentre i dischi da lui pubblicati finora si rifacevano ad una sorta di prewar-folk intriso a volontà di influenze country e bluegrass, per questa volta il ventottenne della Pennsylvania ha deciso di fare qualcosa di diverso: ecco dunque che il nuovo disco presenta un'inedita patina Sixties, corredata da organi e tastiere a volontà, come dimostrato da una Rebel Side Of Heaven molto Westcoastiana, o da Hello Sunshine, con tanto di intro roboante e vagamente psichedelica. La (bella) voce di Slim svetta sopra gli strumenti, spesso concitata, talvolta con timbri da crooner (si ascolti la splendida ballata protosoul Diamonds And Gold, stupendamente vintage). Non mancano nemmeno i richiami al classico stile del Nostro (Sometimes, She's Gone) e neppure agli immortali Violent Femmes, già stracitati all'epoca degli esordi, e non solo perchè dietro le pelli dalla sezione ritmica che accompagna Scolnick, denominata War Eagles, siede Malachi DeLorenzo, figlio di Victor: The Honeymoon è un ottimo esempio di folk punkeggiante figlio dei nostri tempi. In definitiva, Langhorne Slim si dimostra un album, godibile ed efficace nel suo essere profondamente "rootamericano".

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