Landrose – BRUT (Hyperjungle, 2025)

Landrose, David Temprano, è tornato ancora una volta, con percussioni ed elettronica, a farci ballare torcendoci col suo filo. Immaginatevi un Brasile meccanizzato e gabber oppure un ritmo meccanizzato e continuo, basilare e finanche tonto, che ci rincretinisce e ci porta con sé. Brani strumentali, cambi di ritmo, l’impossibilità di far altro che scuotere la testa seguendolo, sempre più veloce.
Queste produzioni spesso mi riportano al senso primario di musica e ritmo, a quella sensazione di rapimento che ci costringe a venire a patti fra mente e corpo, pensando mentre uno sta già ballando. Ed allora qualsiasi orpello diventa superfluo e possiamo abbandonarci ad un disco che forse non proveremo mai ad ascoltare ma se dovesse essere infilato sul piatto a tradimento riuscirebbe a riportarci a sé in meno di un minuto. Rock, trance, electro, impro, la facoltà di stringere ancor più il ritmo entrando in una sorta di mondo noise colorato che spesso ho sentito giostrare nell’area francofona e belga, quasi fossero elementi impazziti di una catena di montaggio da incrinare.
In BRUT c’è da divertirsi e molto, le applicazioni sono molteplici, lo immagino alla guida, oppure in palestra, od ancora in cuffia ballandolo in pubblico. I brani sono più variegati di ció che potreste immaginare ed il canovaccio è simile ma riesce a sviluppare muscoli differenti ad ogni giro. “…Arrète la drogue” si sente chiaramente dire in Gros Kick e mai consiglio può essere peggiore a mio parere, sarebbe come togliere la ketamina ad un velocista che stia correndo con dei cavalli. “Frena cono” giá potrebbe essere più sensato, ed infatti la chiusura Fired Up si adagia quasi circospetta e morigerata, almeno nella prima parte, prima di farsi ingolosire tornando sui binari abituali. Temprano è un batterista con i controcoglioni e riesce a costruire attorno a lui un folle mondo al quale fa da perno…viene da immaginarselo, con un espressione folle e cosciente di averne fatta un’altra delle sue!