Lac Observation – A City of Gandharvas (Hvergelmir, 2025)

Di primo acchito l’idea che Lac Observation uscisse con un disco di più di un’ora mi spaventava un pochino, ma è bastata la grazia con la quale ha attaccato come calcare e ruggine una luminosa Flown Past the Floating Fields per rassicurarmi. Gianlorenzo Nardi e compagni (Esp, Galileo Galeone, Gildas Bouchaud, Lucia Sola) sembrano giocare con il pop-rock slabbrandolo ed uscendone come un Syd Barrett scappato dai quadretti orecchiabili, soprattutto quando il minutaggio si amplia drammaticamente cambiando forma più volte, come evoluzioni aeree, di forma e volteggio. Lac Observation sa essere dolce e mansueto rapendoci il cuore. Del doppio singolo vi abbiamo già detto qui: link e ripeterci sarebbe troppo, ma rimane una bomba vera, ma tutta l’esplorazione della città divina (i Gandharva sono divinità induiste, protettrici del Soma, succo sacro celebrato nella dottrina vedista). LAC Observation è però capace anche di estrarre stille di cuore da una sorta di romantica emo al rallentatore come Corridor Dream, vero e proprio anthem trascinante, altrove gemme folk che stendono gli amanti di certo suono più puro, prima di indie-rock della miglior fonte. Ed allora vengono in mente formazioni come i Fuck, che qui sembrano portati ancor più all’esasperazione, sfibrando sempre più le dighe dei generi fino ad un collasso generale, a rappresentare ogni rigagnolo, ogni fonte di un lago magnifico. Inserti sinfonici tra le frasi cantautorali in The Latewood Ambulance (for Bill Doss) prima che tutto finisca in una caciara casalinga e calda, per brani che sono una sorpresa ed una festa. Poi gli alieni che passano a salutare, l’oscurità recondita, sferzate in parvenza di rock e sofferenza per brani che come tronchi costruiscono dedalo e sentieri nell’acqua. Poi un unicuum di 20 e più minuti, monolite ambient che racchiude tre movimenti e che sembra rappresentare un respiro, una valvola pneumatica od una deviazione, scombinando e scoordinando un album che potrebbe diventare a questo punto ancor più sghembo e forse sinistro alle orecchie dei più, avendo comunque la furbizia di chiudersi su frizzi e lambicchi infantili togliendosi in qualche modo dal lato più ombroso. Ancora pop cantautorale di livello fino ad arrivare alla seconda massa creata qui però da due splendide canzoni pop melanconiche, dove ad uscire è una vena che pare spengersi in una sobria intimità, accompagnandoci quasi all’uscita con la sensazione di come qualcosa di importante ci sia appena sfuggito dalle dita. Speriamo che la conclusiva Days of Future Celebration possa essere foriera di verità ed i LAC Observation pronti a raccogliere l’attenzione che meritano.