La musica carsica di Antoine Ferris

Quando un disco ti sorprende come ha fatto KAAARST con il sottoscritto è difficilissimo fermarsi. Lo si consiglia agli amici, a chi organizza concerti, si cerca di esplorare da dove arrivi questa sorpresa. Forse dalla terra, dal suolo francese, da dove tramite Ed Benndorf di dense pr arriviamo a combinare una videochiamata con il musicista in esame. Lui è Antoine Ferris e questo è quanto.

Salve Antoine, è un piacere poter scambiare quattro chiacchiere con te. Partiamo dal principio: cosa significa [KAAARST]?

Antoine: KAAARST di base è una parola che si scrive con una sola A e si riferisce ad un insieme geologico. È tutto ciò che rimane dalla dissoluzione idrica del calcare. Grotte, canyon, questo tipo di formazioni, che vengono appunto chiamate ambiente carsico.

Ascoltando il disco i suoni sono abrasivi, talvolta ostici, ma sempre colorati, quasi ci fosse una notevole duttilità nella tua musica, senza che si interrompa mai. È una precisa scelta stilistica questo equilibrio?

Antoine: Sono due universi che amo molto, il noise ostico e spezzato ed il suono dei sintetizzatori e di certa elettronica pop. Amo questi suoni e trovavo stessero bene mixati così ho cercato di dar loro un’alternanza all’interno del lavoro.

Sei un bassista, quindi la ritmica è in un certo senso la tua linea d’azione: ma come hai affrontato la composizione e la registrazione del disco? Che idea avevi in mente e come ti sei forzato a raggiungerla?

Parlando di processi creativi in questo caso ce ne sono stati di molteplici: improvvisazioni totali e bruit, altre cose sulle quali avevo già riflettuto a monte, avevo degli stili di suono che volevo incorporare nel disco. Per quanto riguarda il ritmo suono con un microfono a contatto posato direttamente sullo strumento e toccandolo si creano una sorta di percussioni, suonando anche le corde con un coltello. Sono accorgimenti ai quali sono arrivato un pochino dopo ma che ho voluto facessero parte di questo lavoro che stavo iniziando a registrare. Mi appoggio il basso sulle ginocchia suonandolo, mente per altri pezzi ci sono delle collaborazioni che hanno comportato una certa preparazione. C’è il brano con Natasha Kanga con la quale ci siamo scambiati materiale partendo da una mia ritmica con degli accorgimenti suoi ed un lavoro unitario sulla struttura. Altri brani sono partiti come improvvisazioni che ho editato e tagliato dopo averle registrate. È un po’ un mix.


La néu videoclip

Ho notato soprattutto nei brani cantati proprio l’unione dei due mondi, pop e noise. Che rapporto hai con le voci e con la musica pop in generale? È un approccio che già conoscevi oppure sono le prime esperienze con queste forme sonore?

È dall’inizio di questo progetto in solo, diciamo tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023. Immediatamente lavorando a questo materiale le trame e gli accordi (penso ad un brano come hount orbe, fra i primi registrati) chiedevano quasi delle collaborazioni esterne ed ho subito pensato a delle voci. Non so perché, ma forse sì…pensando a Natasha sono stato molto influenzato da Lukas König, un batterista austriaco autore del disco Above Minus Underground. È un disco con un rapper od una rapper differente su ogni brano ed è stupendo, mi ha ispirato moltissimo.

Il tuo approccio mi ha ricordato diverse produzioni Tigerbeat6 e Sonig, che tipo di suono ti ha ispirato e che estetica ricercavi? Non so quanti anni tu abbia e se abbia vissuto certi suoni di una ventina d’anni fa, quella sorta di rumore colorato.

Ho 32 anni e già Lukas König come ti ho detto è stata una delle mie grandi influenze, lavorando lui sia in solo sia collaborando con altri. C’è anche una DJ che si chiama Mariam Rezaei che adoro e della quale sono iperfan! È un’estetica che mi parla ed alla quale ho voluto avvicinarmi, portandomi a lavorare con le voci, lavorando sui samples. Un’altro musicista che mi ha molto influenzato è stato un chitarrista di nome Julien Desprez, francese, che da solo con i suoi pedali è abbastanza impressionante da veder suonare. Questo tipo di estetica, poi registrando ascoltavo artisti come Billie Eilish, cose più lineari e pop.

Antoine Ferris è un compositore, uno smanettatore da saletta oppure il concerto dal vivo è una pratica che ti interessa?

Un po’ i due fronti. Adoro sia suonare dal vivo che smanettare e l’album è un insieme di queste sue ottiche. A volte delle improvvisazioni e dei suoni nati live (giro dal 2023 con questa sorta di suono ormai) mi hanno portato a volerle registrare ed a volte amo aggiungere delle registrazioni anche durante i live ed è per questo che ho voluto aggiungere le voci e produrre il suono. È un incrocio e per quest’album dal vivo ho aggiunto un sampler ed andrò a giocare con le voci anche in fase di concerto.

Che cosa ti ispira? Quando ti metti a comporre?

Più cose: l’ambiente bel quale mi trovo, il che spiega anche il titolo dell’album e di certi pezzi. Vivo vicino ai Pirenei e molti titoli sono in occitano, sono nomi di località vicine: Crestado è una montagna qui vicino, hount horbe la fattoria che avevano i miei zii, coume sourde prende il nome del fiume che passa proprio qui. È anche un tributo a mio padre che faceva la speleologia e che ci ha coinvolti in un club e sentivo parlare molto del Carso. C’è tutto questo oltre naturalmente alla musica che ascolto. A volte l’ispirazione arriva mentre suono ed a volte mi sorprende mentre ascolto altro!

Amo moltissimo un musicista che credo sia delle tue parti, Sordure, non so se tu lo conosca!

Ah, certo! Non lo conosco personalmente ma so bene chi sia, certo…

Sei attivo e lo sei stato in diverse band musicali. Trovandoti da solo la tua visione artistica è mutata: credi aver allargato o stretto il tuo orizzonte?

Oh, non saprei, difficile da dire! Credo di fare delle scelte più rapide e radicali da solo e credo questo si traduca in un terreno, in un ambito più sperimentale. A volte sento di chiudermi a livello progettuale ed estetico ma incontro anche molte altre persone, inizio progetti come già ti ho accennato con Natasha: insieme a lei ed ad un batterista, Rémy Gouffault. Mi strutturo maggiormente, diventando più preciso.

Il disco esce per Carton Records, etichetta della quale ho apprezzato molto alcune produzioni come Tangent Mek e Tatiana Paris. Credi ci sia una sorta di importanza ad uscire con una label strutturata, con una linea piuttosto chiara o è soltanto il caso di un progetto?

Non posso parlarti a livello evolutivo perché non è passato molto tempo ed è stata la prima esperienza per me! Di certo ho l’impressione che con l’uscita tutto funzioni e sono molto felice per me a livello personale. Seguivo questa etichetta da molto tempo ed essendo fan di tutto quello che produceva farne parte mi meraviglia! Ho anche l’impressione che con le loro risorse posso raggiungere media che sarebbero stati lontani per me solo e credo facciano semplicemente meglio.

Che posologia ha [KAAARST]? Quando ed in che situazione fruirne?

Per questo genere di musica credo sia sempre più piacevole ascoltarla attivamente nella misura del possibile. Può funzionare anche come musica di sottofondo, di certo qualcuno lo fa ma per questo tipo di suoni radicali è meglio rimanere in primo piano, anche se l’ascolto alla guida funziona molto bene. Certo dipende dai brani, ho impressione che i pezzi cantati possano passare in diversi contesti, così almeno mi hanno detto anche gli amici che finora hanno ascoltato il disco.

Mi hai parlato di un nuovo progetto, puoi dirmi già qualcosa di più a riguardo?

Esatto, si chiama Upcrash X ed è un trio con una voce piuttosto rap, basso e batteria. Natasha Kanga, Remy Gouffault ed io, a luglio avremo il nostro primo live in un festival al Sud della Francia. Questo disco poi esce da un collettivo che si chiama Baraque à Free, un collettivo sperimentale di Tolosa che comprende una decina di progetti attorno ad un’orchestra,l’Orchestra Baraque à Free. Suoniamo brani nuovi che presenteremo al Jazz a Luz.

Aspetteremo volentieri i vostri nuovi parti allora! Grazie mille Antoine, è stato un vero piacere!

Grazie mille a voi!