La lunghezza non è tutto #35

Non so nulla di P I T, se non che è pubblica queste quattro tracce per formforum ed Ukiuki Atama, label gestita da Hiroki Yamasaki aka woopheadclrms. Suono digitale che parte da elementi acustici, a tratti sembrano cocci, superfici percosse e campionate ed il titolo Hybridization Tales ci racconta già una visione. Mistero, quel sottile velo di tensione quando qualcosa di apparentemente inanimato sembra prendere vita e controllo, ombre e strascichi alieni. Un pistone d’accensione si eleva al cielo e nulla sembra andare bene, considerando come il remix di Little Mollusk Pop-Up sembra digitalizzare un istrice, pungente e fragile come cristallo su un tappeto ambient dub, veramente notevole.

Attive dal 2021 le Lighters, band di Tokyo dedite ad un’indie pop screziato di malinconia hanno in questo autunno messo in atto una strategia di pubblicazione bizzarra, con singoli ed un ep in successione fulminea. Ma che ci importa, se i brani di Everything sono tanto belli? Voce giovane e gioviale, coretti come se piovesse e suoni sporchi e leggerissimi, come se mettere una caramella frizzante in un the inglese. Assolutamente irresistibili, You said è uno dei brani pop più belli dell’anno ed in quattro brani sembrano in grado di eccellere in qualsiasi declinazione di una musica straordinaria!

Monde UFO continuano a giocare con una morbida psichedelica che alloggia in ogni antro e genere toccato dal duo. Nel nuovo Flamingo Tower, Nobody Cares spazzano folk, pop e western, screziando ogni brano con sfumature singolari. Così Billy Rock include ritagli Noise e jazz trattati da turntablist, Unicorn Tattoo piazza addirittura il rap-blues di Tone Tank per esplorare poi l’aldilà più lirico in una Perish Op -1 sospesa. Il groove caldo in più momenti mi ricorda i tricks del Tommy Guerrero nei 2000, riuscendo in maniera simile ad unire varietà e facilità d’ascolto mantenendo il calore della loro proposta. But anyway Nobody Cares, again.

Elio Kinder va a riscoprire un ipotetico cantante bavarese mettendo Superfreak e Giacomo Stefanini nella condizione di educare alla buona musica leggera bavarese la nostra gioventù. La domanda è: ce n’era bisogno? Tot sicher, che l’alemanno è una lingua bellissima, la coppia ci dà di gusta a svisare su una leggerezza coesa buttandoci coretti godrò ed acuti mica da ridere. Evitano la schlager, impugnano il flauto e ci fanno ballare. Ballare coi potenti in quella che sarà di certo la colonna sonora del prossimo WTO, Tanz mit Donald Trump. Perfetta per chi, come noi, ormai dice oplà quando si accomoda sulle poltrone vibranti a pagamento negli ipermerdai. Spazio anche per le disavventure con la deutsche telekom in una stregata Aus Dem Telefonbuch gelöscht, dove la disperazione crea ibridi emo-toy-tropical da urlo. Bikini oder FKK? La scelta dell’outfit in spiaggia fra copertura e nudismo la lascerei a voi, io alzo i pollici e tanz mit der panz. Poesia teutonica vera.

Papa V e Night Skinny tornano con Latte in Polvere, ep forse con la copertina più cheap dell’anno ma che mantiene alti i groove ed personale trip del rapper milanese. Ci sono gli amici, un sacco di droga ed il racconto di uno sbando che prende topoi gangsta filtrandoli con cultura berlusconiana, troiame di corte e provincia. Amore, soldi e racconti notturni, risvegli e visioni. Un mondo che respinge e respingerà molti, da chi si ferma alla forma a chi né metterà in croce il contenuto. Night Skinny ha sempre le mani fatate, Papà V non cede di un millimetro e rinforza un personaggio completo nel suo viaggio di strada. L’esempio sbagliato per le vostre figlie com’è giusto debba essere, baffi bellissimi e stile al top, cosca ricca alla quale attingere e storie colorate ovunque, Latte in polvere nutre ed intossica alla perfezione.

Live ad Amsterdam Dean Spunt dei No Age intervalla suoni nuovi ad estratti dal suo ultimo disco (che non conosco, immedesimandomi quindi del cliente al bancone con una Butcher’s Tears fresca. Si inizia con una marmellata acida e digitale con suoni che si infilzano in profondità, taglienti e bulbosi. Bassi che di allungano come nuvole disegnate a mano, la perenne sensazione di ascoltare la realizzazione di un io bambino emozionante. I suoni sono perfettamente tagliati e rifiniti accostati secondo una grande sensibilità umana e calda, creando quasi involontariamente una ritmica nella quale galleggiare come in una camera multisensoriale. Le corde lente rose dal rumore nella sepolcrale Find Me in the Forums sono straordinarie ed il finale di MP7 In Heaven sembra dirottarci in qualche canale olandese, sperando non sia quello dal quale emerse il mostro di Amsterdamned.

Frequenze che dal silenzio crescono fino a trasformarsi nell’emozione pura ed a due voci di Ragnatela sono segnale di emozioni maledettamente profonde e delicate. Sono tornati i Ciliegia Suicidio con un brano e qualcosina che sono ancora una volta perfetti nella loro incompiutezza. Non vi dico nulla di più ma li ho nel cuore.

Da Torino i Forever Together arrivano con due brani, Blue Morning e River Poe, che sembrano folk song bagnate nel pop più lisergico e stirate come se diventassero l’elastici di loro stesse. Dietro alla nomea ed ai lisergici e fluorescenti layout troviamo Deian e Stefano Isaia (credo), quasi si fossero risvegliati in una domenica mattina fra albionici arbusti, sole e scogliere. Ad uscirne sono due brani perfetti per essere infilati in qualsiasi nastro dedicato al proprio amore, in grado di sedurci con l’unione fra luci ed ombre. Speriamo vivamente continuino a crescere!

Strana coppia, ma nemmeno troppo, LESLIExNIELSEN e Meteor condividono uno split digitale che prende forma fisica in una lognsleeve dalle grafiche splendidamente metallare. Parlando di musica, i primi sciorina due bei grind pestoni: Lodo Speed Cable Connection-El Topo: Alejandro Jodorowsky Version, alterna parti cadenzate ad accelerazioni scriteriate, mentre Dysthymia Saca – La Bolsita Version ha un gustoso sapore newyorkese, fra alte velocità e intermezzi stomp. Musica per cavernicoli di oggi e di domani. I Meteor, del canto loro, dimostrano di sapere evolvere, senza ammuffire nello stereotipo del duo-chitarra/batteria-che-fa-canzoni-storte-e-brevissime. In Observe The Sea From A Ship l’effetto di straniamento è dato, oltre che dal sentire le consuete sincopi e contorsioni dilatarsi per oltre tre minuti, da un finale che conferma la capacità di spiazzare. In Bloody Fortune, invece, si cimentano con le sole chitarra, piano e voce, in un ruvido rock acustico dove la batteria entra solo sul finale. Un sintetico saggio su come essere fedeli allo spirito tradendo attese e stili musicali. (E.Z.)

Chiudiamo con rabbia insieme agli Psico Galera, sestetto punk rovinato dalla provincia di Venezia. Al microfono Niccolò Fortuni che ricordiamo in Smart Cops e Ninos du Brasil, poi il già suo collega Marco Rapisarda. Insieme a Wasted Pido, Marco Simolella e Michael Barletta riescono a suonare velocissimi e potenti, sinistri ed unici. Alternano furia hardcore a sprazzi Space western come Chiodi, Punti & Fibbie o Death punk come Lacrime & Piogge. Più che un ep un album bruciante (8 brani per 17 minuti) da ascoltare e riascoltare alzando il volume al massimo, meglio se direttamente in una calca sotto al palco!