La Lunghezza non è tutto #34

C’è qualcosa di più bello del fuzz pop in nipponico idioma? Difficilissimo ascoltando questi ep degli Hideaway pubblicati dalla immarcescibile Subjangle, 4 brani con una batteria per grazia di dio, doppia voce maschile e femminile e la solita, dannata, freschezza. Essendo un debutto ore diamo queste quattro tracce la giusta attenzione, che la capacità di farsi drammatiche ed acide fottendosene di armonie, melodie ed intonazione in Hero è notevole. Al di là dell’esoticità della proposta sono promossi a pieni voti e li aspetteremo per frantumare qualsiasi cosa vogliano!

Ash the Ash è il nome di un sestetto losannese che mischia post punk, dance e voce baritonale senza paura uscendone vincitore. Guasconi senza limitarsi nel serpeggiare oscuri possono essere tutto ed il contrario di tutto nella stesso brano, l’importante è che non perdano il ritmo, che è praticamente tutto in queste estetiche. Remember è il versante sofferto e tormentato ed anche questo è credibile, addirittura toccante, tanto che ci sembra l’autunno del 1985. Nel passatismo ci mettono cuore e polmoni e non possiamo fare a meno di immaginarli stretti l’un l’altra a proteggersi dal vento gelido losannese, la bise, cercando di averne la meglio.

Muoio Quando Voglio Zio è il titolo dell’ep degli Zipper. 5 brani in 9 minuti di sudiciume hardcore paludoso e sporco come se le bonifiche non fossero mai state eseguite, estirpando quindi il lurido fascista e la sua opera. Qui solo palude, cattiveria e tormento: Milano come New Orleans? Non saprei ma di certo le parole che superano il frastuono sono tutte corrette e colpiscono come schiaffi, i brani terminano all’apice, spesso prima che il nostro vecchio corpo capisca come reagire. Lo anticipiamo ululando fin dall’inizio della title track e la magia aumenta, stretti fra mura e paure. Lo scheletro in copertina intento a pisciare nell’acqua è il fiore all’occhiello, mentre La Gabbia ci rimanda direttamente agli ‘80 hardcore italiani, tanto che ci vien voglia di chiamare Andrea Valentini per far aggiungere una postilla al suo libello recentemente allegato a Rumore.

La cricca ticinese di NX e Costa torna accompagnata dalla Big Bang Family, Shamano e Maury B a costruire un’ep che se da una parte suona fuori dal presente dall’altra ci butta in un tunnel di dramma combattuto tramite le quattro discipline, in una narrazione hip-hop che alza sguardo e gomiti portando avanti rune e battaglie sacrosante. Se voleste vedere la dark side della Svizzera è questa la cassetta che dovrete scassinare: soldo , lavoro impoverente, chimica, tutto ciò che serve ad esacerbare una città di confine come Chiasso. Anche quando si ammorbidiscono le musiche la narrazione rimane coerente, si rimane in un gorgo viaggiando su una sintesi scura, che rilegge il SARS COV 2 come se a dirigere ci fossero Romero od Assonitis. La cappa sul microfono di Nx non accenna ad alleggerirsi e richiama a sé le forze della natura padrone del mondo insieme alla voce di Lara Melody. Chiudono con una posse-track come da migliori tradizioni spingendosi fino a Torino con la presenza di Maury B, Francis dai Massakrasta, ognuno a dipingere coi propri colori un’ep mimetico, da gustarsi un giro dopo l’altro.

Da Londra gli EZ8 sono usciti col loro EP il giorno del mio compleanno e, beh, grazie ragazzi! Brillanti, intensi, cazzari il giusto, punk rock e rock’n’roll comme il faut per un quintetto che si mormora sia formato da personaggi già attivi e noti del giro. Pochissimo importa in realtà, considerando come basti alzare il volume e sentirci trasportati da onde maledette che partendo dalla cacciata di una sala prove vanno ad infilarsi nella scia di Glenn Danzig e compagnia, con un suono scintillante e sporco insieme. Se questi quattro brani sono solo l’inizio di qualcosa di certo ne sentiremo parlare presto, considerando come in otto minuti non sprechino nemmeno un secondo e la voglia di alzare le corna al cielo e di fare headbanging è forte. Benvenuti…

Luca Giordana torna con un’ep, Grecia Gricia, dove come sua consuetudine muove musicisti ed atmosfere all’interno di una misteriosa balia che usa l’oscurità per colorare ambienti e temi. Luca Swanz Andriolo gravita sul tema originale come da disperato viandante, dando al progetto una precisa caratterizzazione. Nella b-side malinconia e scorie, analogiche e digitali, sembrano andare di ieri passo, come se il trip-hop fosse stata forgiato in una cava di marmo, fra punte e frese, in uno strumentale romantico, che va a spegnersi con una tensione rarefatta quasi si attendesse il classico hook. Poi è tempo di Luca Occelli di mettersi al microfono nel recitato italiano, chiudendo un cerchio. Luca Giordana è abilissimo a giocare con i musicisti coinvolti mettendoli nella condizione di esprimersi al meglio, in questo caso con le voci, con Roberto Mares al piano, Mirco Baiocco all’elettronica ed i rumori di Onyricon, in una factory omogenea e singolare, per tre brani in qualche modo elegantemente solenni, a richiamare territori e popolazioni distanti e complessi.

Con Krysa i NRTHGTE tornano sugli scudi in due tracce che uniscono potenza, ritmo ed intensità, sudore e pelle. La title track non ha pause, parte dritta verso una stanza delle torture che sembra molto meno equa e condivisa di un qualsiasi dungeon ma non ci sono cazzi, ormai si è in ballo e bisogna ballare. Be Unkind invece sembra uno scenario drammatico e selvaggio insieme, mitragliate e squarci romantici, nella perenne sensazione di essere sottoposti ad un’ordalia senza saperne il motivo e non ci restasse altro che affidarci alla fede ed alla bellezza. Se per la prima tocca cercare dentro di sé per quanto riguarda la seconda qualità i NRTHGTE ne sono spacciatori invidiabili ed affidabili.

Claudia Toto, metà di Dinastia Giulio Claudia, se ne inventa una delle sue ed in 5 minuti ci presenta simone de la baronie, tra fumi e francesismi assolutamente irresistibili per l’ep occhi veloci. Grinta, passione ed eleganza senza nessuno sforzo apparente, come la musica dovrebbe essere: solare a luce accesa, perturbante a luce spenta, magnetica ed ipnotica. Basta parole, dice tutto lei.

I Sunn o)), con questo Ep che apre la collaborazione con Sub Pop, celebrano una sorta di ripartenza: lasciati fuori dallo studio collaboratori ed ospiti, ecco i soli Greg Anderson e Stephen O’Malley, armati delle loro chitarre dalle accordature ultraribassate, a saturare le frequenze di queste tre tracce contenenti, nei titoli, riferimenti alla sacralità del suono (Eternity’s Pillars, che rimanda ad Alice Coltrane), alla passata militanza HC di Anderson (Rise The Chalice, dedicata a Ron Guardipee dei Brotherhood) e agli artisti che li hanno preceduti e ispirati (Reverential). Quello che troverete lo sapete già: bordoni grevi, assenza di ritmi e voci, tonalità sepolcrali; nulla di assolutamente nuovo, ma una spessa coltre di rumore entro la quale è sempre piacevole e sensato perdersi. (E.Z.)

La serie di EP Addendum, qui alla seconda uscita, sta agli Hyperwülff che ascoltiamo negli album un po’ come i Tribes Of Neurot stavano ai Neurosis: stessi membri, medesimi intenti, diverso suono. Ideato come colonna sonora di un mini gioco da tavola d’ambientazione fantascientifica (le cui carte, dado e un tarocco sono inclusi nella confezione), questo nastro dalla generosa durata (quasi 40 minuti) esplora le possibilità dei suoni di sintesi applicati all’immaginario e all’attitudine del duo bolognese. Fra sonorità dark-ambient (Below the Surface) e cavalcate kraut spaziale (Digging the Void e Consistency Fails), spiccano Arrival of the Great Machine e Abandoned Outpost: la prima proietta nel cosmo istinti primordiali attraverso percussioni futuristico-tribali, la seconda inquieta con le sue movenze da horror/sci-fi carpenteriano. Nel complesso, un lavoro che completa brillantemente la missione di allargare gli orizzonti sonori degli Hyperwülff. (E.Z.)