La lunghezza non è tutto #31

Le Creatures del mancuniano Ben Heyworth arrivano in punta di chitarra, già attivo come This Morning Call in un ambito maggiormente elettronico. Ma in questi dieci minuti siamo dalle parti di un folk al limitare dell’alba, che conquista grazie ad un’onestà a cuore aperto. Una Narrowboat sognante, un’Image of Roads che balla letteralmente sulla voce ed i ganci pop melanconici lanciati dalle doppie voci. Con Creature Double Feature si torna alla bruma, con una voce ed un’intensità che aspetteremo volentieri nelle stagioni fredde con un full lenght, magari davanti al camino.

Askap è il nome di un telescopio radio piazzato in Australia, mentre i F.R.B. sembrano essere un terzetto francese che esplora i limiti più gonfi della musica strumentale, in quattro brani che pulsano ed accendono le vie più oscure. Siamo nella new wave più oscura, che però è in grado di trasformarsi in veri e propri voli come nel secondo brano, una Deep Inside the Milky Way che sembra giocare sui resti del rave di Cape Canaveral. Se siete pronti ad una corsa nell’iperspazio più oscuro qui avrete di che garrire, considerando come i brani siano rettilinei sempre più intensi e profondi, praticamente una rampa di lancio a forma di musicassetta.

Mecna è il lato più romantico ed introverso del rap italiano, autore di un paesaggio che ha cucito disco dopo disco. Torna con Introspezione, sei brani per undici minuti dove le rime sembrano uscire direttamente da un sussulto e dove temi universalmente hip-hop vengono ridotti rintocchi da oiano-bar acustici. Sceglie di tagliare direttamente i ritornelli condensando temi e pensieri. In poche rime riesce a rinchiudere canzoni d’amore e rimpianti in una sorta di breviario compilato a mano. Da tenere nel taschino e toglierlo quando il panorama si offusca.

Dall’altra parte dello spettro HH italiano Artie 5ive ne sputa altre 5 soltanto tre mesi dopo La Bellavita. Tecnica, scena e fazza si accende una Marlboro fumandosi tutti, per poi invitare due ganzi come Papa V e Nerissima Serpe che pompano ancora di più il viaggio, allargano la famiglia per salire la scala del successo. Fucili & Macchinoni abbaglia con titoli e luci serpeggiando sul lato oscuro, mentre Malavita chiude con un brano che sembra un film, oscuro, diretto, sofferto, de core. Tanta roba.

Tanta violenza insieme. Gratuita, che è meglio, fra un Cabaret Noisecore ticinese ed una Distrofia portoghese. Un brano a testa, di quasi un quarto d’ora ognuno, di una qualità infima nei quali urla e gemiti si mischiano a legittime urla dove nel vociare caotica di ode un “Lugano merda!!” Ed in generale l’impressione è quella di un Bigio Biaggi tra demenza e cattiveria, forse la resa del lato è maggiormente local-style e fuori valle si perderanno molti riferimenti (anche il Nano di merda qualcuno lo ricorderà) ma, vabbè, basta ubriacarsi ed alzare ancora il volume!
Dal canto loro i Distrofia la buttano sulla violenza nuda e cruda, tanto che sembra che per registrare abbiano lanciato dei brandelli di carne in un pozzo a dei cani facendoli correre e saltare sugli strumenti, il tutto a rotta di collo. La voce come continuo rantolo in fin di vita ed un suono che è in parte musica, in parte violenza ed in parte danza baldanza, a farci muovere e correre, saltare e sudare, un insieme massiccio di energia brada, spesa fino all’ultima stilla di sudore a corollario di un nastro split praticamente perfetto.

L’unione fra Cerrone e Christine and the Queens è la logica conseguenza di un suono plastico e sinuoso che tende a far incrociare le proprie eccellenze. Catching Feelies è plastica aerobica anche se forse gli manca lo slancio definitivo a stagliarla a collaborazione caldissima. Ad avere le stigmate del pezzo indimenticabile è Give it to me, archi in sottofondo ed una libertà di canto che sale piano scaldandosi, anche se rimane più posata rispetto alla maestà Kylie. Il remix di Purple Disco Machine ci fa salire direttamente sulle nuvole, inebriati di bellezza e gloria, ragione per la quale ringraziare ogni mano coinvolta nella ristesura di questo classico!

Quintetto newyorchese i NODEGA (in realtà i BODEGA sotto falso nome) suonano le canzoni punk che da cinquant’anni periodicamente escono dalle fogne della Grande Mela insieme ai coccodrilli albini, a nessuno di noi ha intenzione di lamentarsi. È il punk che nasce dal rock’n’roll, plastico e nervoso, irresistibile un anno dopo l’altro. Voci maschili e femminili, la giusta carica e l’assoluti menefreghismo nel l’andare a controllare cosa cambi dal progetto madre, restando qui a titillarci con melodie super orecchiabili trattate e sporcate a dovere.
La varietà di soluzioni garantiscono una dinamica ineccepibile a Roy in Helvetica, per un dischetto che varrà la pena recuperare nei luoghi di fiducia.

Il mondo di Sofia Isella si sta intensificando sempre di più, ep dopo ep, all’interno di antri bui dove ritrovare se stessa. In I’m Camera alterna toni vocali eterei e sofferti mantenendo un’originalità in un ambito via via più affollato. Non si nega nulla (un soul gotico come Josephine è brano per il quale molte di aggulerebbero le unghie), raccontano mondi oscuri in scene nelle quali è un piacere scendere con lei, rapiti da magnetismo e personalità. Crowd Caffeine ci stringe addosso le pareti mentre Man Made si limita a rintocchi di corde ed ad una voce che basterebbe anche sola, tanto toccante e pura. Si chiude con un brano ritmico, dove scuotere le anche sempre più giù, rimanendo scossi, sporchi e perdutamente infatuati di Sofia Isella.

Registrato specificatamente per l’ultimo Punk Rock Raduno It’s All About the Music dei Bee Bee Sea è un concept che lascia la musica al centro, facendone un rocchetto da rifilare a velocità alterne. I tre brani sono perfette rappresentazioni di come il rock’n’roll può essere rappresentazione di libertà, acume e personalità anche 70 anni dopo il suo arrivo su questo pianeta. Che sia slow, normale o fast non importa, basta tenere il tempo e lasciare che il nostro corpo reagisca ai colpi ed ai ritmi buttatici da palco o giradischi. Usatelo come un test, fatelo girare sette minuti, se non ballate passate dal medico.

Niente di meglio che la Campania più oscura per chiudere questo nostro appuntamento estivo. I Selenia ripercorrono storie, leggende e riti ancestrali calandosi in un’aura di mito e leggenda. Belli ed intensi come la luna che venerano ed alla quale verosimilmente cantano il duo (Athena Fedele e Benedetto Salamone, coadiuvati da Ubaldo Tartaglione) riescono in cinque brani ad incagliarsi in un guado dove convergono folk, aria del nord ed oscuri presagi. Serve ‘ra Notte è puro sud, la voce di Athena a risvegliare spiriti sopiti, ma l’intero Luna Nova profuma di Spagna, sudore e tradizione, chiudendo al meglio questo appuntamento estivo.