Tropico del Cancer, (progetto dell’ecuadoriano, cresciuto in Ticino e Residente in Scandinavia Juan Pino) elabora un progetto nato come progetto site specific con Emma Langmoen sui popoli ancestrali del nord e le loro relazioni con con il territorio, il tempo profondo ed i cicli di trasformazione. Ad uscirne sono quattro brani (Noadi nelle sue due parti e Currents, con altrettanti segmenti). È musica trance, dove si percepisce il sapere tradizionale e millenario che manda tutto in divenire costringendoci a seguirne le energie, che si trasforma da calda a fredda nelle prime due incarnazioni, raggiungendo intensità ragguardevoli ed aeree. Con Currents il mood cambia e sembra di entrare in un mondo più soave, meno legato alla trascendenza e che accarezza e smuove l’aria con eleganza, armonia e calore, a conferma di un progetto che merita attenzione e che si rivela una vera e propria gemma nascosta.
Da Portland, Oregon, i tre Mordbear caricano di eco e profondità uno stoner rock che deve tutto agli anni ‘70 e riesce a farsi voler bene per la capacità di caricare ogni oncia di nebbia con carichi di narcotici e psicotropi. Il loro immolarsi sui medesimi riff ne fa stoici perpetranti che scelgono la costanza piuttosto che la potenza pura, regalandoci un quarto d’ora abbondante di suono che si fa via via più potente, chiudendo con una The Alchemist che scatena le fiamme boschive visibili nella copertina.
Il nuovo lavoro di una delle nostre coppie preferite, i Berlin Manson, si chiama Alternative für Disneyland e li vede impegnati insieme a NobodyListen, che sembra essere un dj parecchio in voga e che non si tira indietro di buttare carne sul fuoco per un insieme di rime a raffica, produzioni semplici e secche, mentre riusciamo soltanto a carpire qualche parola in un turbinio di suoni e Beats che ci spingono al movimento come fossimo nel peggiore club di Bratislava. Siamo fans, non ce ne volete ma non troverete obiettività qui, soltanto amore per chi riesce ad unire post-punk, rap, rigore est-europeo e stile in maniera inappuntabile.
HANDS UP vede la presenza di una femminile che non sembra corrispondere al featuring annunciato di SIMILIVINLIFE ma chi se ne importa? Mani in alto e festa grande, prima che HAPPY END trasformi l’idea delle boy band in grottesca tensione che si sparge fino a trasformarsi in un urlo emo-synth. la Posse track sembra cercare Dusan Vlk in ogni dove senza riuscire a cavare ragni dal buco, ma continuando ad inondarci di splendore aggressivo e slovacco. Maghi.
Places di Lowtopic (alias di Francesco Bacci), si adopera in 5 elegantissimi brani che partono da un mondo digitale per poi giocare con voci e suoni, andando ad essere rifiniti e chiusi in una confezione perfetta.
Una bella personalità che allontana lo spettro di musica da sottofondo garantisce a Lowtopic di marchiare le proprie produzioni. Produzioni ampie che vanno dal battito basso, ad una Therefore You perfetta nella sua malinconia, alla solarità di Roma. Un disco col quale diventa molto facile viaggiare e nonostante a tratti sembri troppo ingessato ha dalla sua una classe e l’innata capacità di scivolare trascinandoci con sé assolutamente inappuntabile.
Sicker Man, multistrumentista berlinese ritorna con un 7” di due brani, Stop The Gravy Train / Hollowed, con il primo brano che sommerge vocali ed imprecazioni lontane sotto ad una coltre di trombe che rende il brano intenso in maniera molto diversa da se stesso, a dipendenza di quale corrente si scelga di seguire. Hollowed al contrario è ferma e precisa, tetra e paurosa come se qualcosa di tremendo possa succedere da un momento all’altro e lmonasprirsi di tre-quattro secondi di Noise non fanno scemare la tensione né la bellezza di questo brano, per un nome che di certo ci appureremo per momenti più lunghi ed integrati in una forma d’album.
Nella Roma del “volemose bene e annamo avanti“, per dirla alla Remo Remotti della leggendaria Mamma Roma,ci sono ancora grandi musicisti che possono togliersi lo sfizio di fare grande musica per il piacere di suonare e di comporre tra amici, per gli altri, e anche per proporre soluzioni concrete ai problemi socioeconomici locali e mondiali. In una live session nel loro studio questi tre orfani di Steve Albini (come tutti noi, del resto) sfornano due tracce con una facilità e una scioltezza irrisoria, farebbero tracce da 8 anche sbadigliando. Ma il vero colpo di classe e di genio e’ il merch allegato a questa loro uscita. Dei veri sottobicchieri da birra con vignette fatte da loro, ispirate ai personaggi della quotidianita’ romana ma che alla fine sono le persone che troviamo dietro l’angolo in ogni paese o citta’. Pensate cosa potrebbe diventare il mondo con questi sottobicchieri (1000 pezzi prodotti, al momento, ma lo scopo mio e di Sodapop e’ di far passare l’estate ai tre Vonneumann a sclerare,a stramaledirci e a sudare come cammelli nell’impacchettare e spedire al mondo intero giorno e notte decine di migliaia di pacchetti da 10 pezzi cadauno).
Roma, prossime elezioni comunali, candidato sindaco che promette ai suoi elettori di chiudere tutte le buche delle strade con una soluzione ecologica e pratica: riempirle di sottobicchieri di cartone, smaltibili e riciclabili facilmente. Sottobicchieri dei Vonneumann, ovviamente.
Sempre Roma,ma Vaticano: prossimo incontro Trump – Zelensky, stesso salone dell’altra volta, stesse sedie, ma stavolta un tavolo in mezzo con sottobicchieri dei Vonneumann. “Famose na bella birrozza my friend, poi ragioniamo meglio su come finire sta rottura de cojoni.
Aho’,ce stanno 10 sottobicchieri qua, alla quinta birra a testa avremo di sicuro la pace nel mondo, daje!”
Aiuti umanitari a Gaza, aerei che lanciano migliaia di pacchetti di sottobicchieri Vonneumann. E la gente sotto “ma non abbiamo neanche l’acqua da bere!”
Colpa dei Vonneumann, che non hanno pensato a fare bottigliette di acqua o lattine di birra da abbinarli, ovviamente.
A Napoli nuove pizzettine tagliate proprio per stare sui sottobicchieri Vonneumann, “15 euro una pizzetta cosi’ piccola??” “Dotto’, abbiamo dovuto prendere una pizza normale e tagliarla altre 5-6 volte per farla della stessa forma del sottobicchiere, il lavoro in piu’ costa…”
Per non parlare poi dei rapporti sentimentali e coi vicini di casa… “Amore stavolta invece dei Baci Perugina ti ho regalato i sottobicchieri Vonneumann!”
Al cane dei vicini che abbia 22 ore al giorno un bel lancio di sottobicchiere come fosse una pallina da riportare, ma casualmente proprio in direzione della strada trafficatissima…
Insomma,che mondo sarebbe senza i Vonneumann??
Alienatonist, da Berlino, con Your Data Is Funnier Than You: Echoes mette in scena una discesa fra ritmi che spezzate, droni e siluri dub neri come la pece. In Dusche invece utilizza uno degli strumenti migliori in dote all’umano, la voce, caratterizzando la lingua tedesca con bave d’eco e substrati che sembrano venire da un tempo passato mentre altrove sembra essere il perfetto dj per una serata su invito nelle più regali backrooms. L’impressione è esattamente quella di trovarsi in quegli spazi luminali mentre la colonna sonora mantiene un tono agrodolce, acido a tratti ma meditabondo e sornione, quasi come se volesse raggiungerci per i peggiori scopi. Da non suonare alla sera con porte, finestre o schermi aperti.
I Kill Your Boyfriend sono tornati con un ep di sei tracce ed un titolo programmatico: Disco Kills. Sin dall’iniziale Ego si capisce come ballo, elettronica, r’n’r vivano in un copro che è riuscito a serbare quanto di buono sia rimasto dopo un suicidio adattandolo ai giorni del presente. Robot groove che sembra uscire da una Miami notturna, senza nessuna possibilità di scappare, trovandosi ad urlare in una Apathy che sembra essere il vicolo cieco che conduce alla pazzia. Con Illusion si fa vivo il fantasma dei Depeche Mode più eterei ma sono Discretion e Youth a portare Disco Kills ad un altro livello. Entra l’alcool, la gioia molesta, il pop, il lasciarsi andare con il ghigno che si allarga in un raglio, ed è poesia purissima.
I the Bad Plug sono zozzi e stupendi, con un nome che è pura poesia. Con Macho Man ci regalano cinque brani che sono la perfetta unione fra un suono ignorante, una voce inascoltabile e delle ritmiche elastiche quanto una gruccia metallica. Ma l’insieme, rinforzando da accenti synth brutali non è meno che stupendo, nella ripresa di Macho Man dei Village People addirittura sublime, dove immaginiamo il cantante come uno Shane McGowan con 20 kg e qualche disco in meno, inguardabile e stupendo. Così non è ovviamente, anche se il suono dei meneghini è quanto più reale e malsano sentito di recente e ben rientrerebbe in quella marmaglia di Spectre, 20 minutes, The Twerks, la Venti3 insomma! Roba breve e potentissima, fidatevi anche a questo giro…
Si muove sull’asse Milano-Sidney lo split fra HDPE ed i Pentiti, messo criminalmente in commercio da CCP Records. La missione? Registrare due brani ciascuno in una giornata per lanciare a dovere l’etichetta e, indovinate? Missione compiuta a mani bassissime, infedeltà massima rispetto alla resa audio, brani rocciosi ed old-school quelli degli australiani, estratti direttamente da un bidone dell’umido nel baule di uno sfasciacarrozze quello degli italiani. 4 brani irresistibili per un progetto che è nato sotto forma di fanzine per qualche mese nel 2019 e che torna lanciando due progetti e quattro brani, sensazionali.
Chiudiamo con una piccola chicca preziosa. Servadio ed Alberto Brunello, già Body of Reverbs in coppia ed Hexn e Nuovo Canzoniere Partigiano il secondo danno vita ai The Brydes, che esordiscono con un 7” folk assolutamente toccante. Voce, chitarra, la sensazione di essere da qualche parte nel 1961, cercando di capire How to Solve it. ma la realtà è che questo quarto d’ora scarsa è filologicamente e stilisticamente perfetto, apre baratro spazio temporali nei quali perdersi è un piacere e ci fa sottolineare come il folk possa essere ancora e sempre musica che unisce i tempi.

