Il nuovo lavoro de La Furnasetta si pone in netta discontinuità con quanto fatto fino ad oggi dal collettivo genovese: contrariamente al passato, abbiamo un concept dichiarato a priori, un’indiscutibile unità stilistica, la totale mancanza di ironia (fatti salvi la copertina e un titolo come I Was Born In West Texas), l’assenza dei consueti, numerosi ospiti. Che si tratti di un nuovo corso o di una sorta di spin off del progetto (cosa che mi pare più probabile) ce lo dirà il tempo, ora è il momento di concentrarsi su Something Wicked This Way Comes.
L’idea di partenza è quella di realizzare un disco di black metal hauntologico, dissolvendo la materia sonora originale e ricomponendola in una nuova forma, operazione che può ricordare certi progetti dei Laibach alle prese col pop-rock internazionale o gli inni dei vari Paesi del pianeta. Le fasi della trasformazione, che pur sarebbe stato interessante ascoltare, rimangono in sala prove o nella testa dei musicisti, e a noi giunge il prodotto finito che è qualcosa di accostabile ai lavori di MZ 412 e dei meno noti Valefor, o finanche, nelle rare tracce dove sopravvivono le chitarre, ai Sunn o)) (Elephant Cemetery, From Crust To Dust). Qualche momento meno rumoroso e dal respiro più ampio (Ode To The King, White Star Resurrection) chiama in causa i Neptune Tower, ma in generale siamo al confine fra death-industrial e dark-ambient di buona fattura (Hell In Dub è uno dei pezzi migliori mai scritti da La Furnasetta). Evaporato ogni possibile riferimento stilistico, del black metal si respira l’atmosfera, questa sì originale: non la furia iconoclasta e la retorica anticristiana che hanno fatto la fortuna di tanti, ma un senso di inquietudine e nichilismo che è ben esemplificato dal recitato di Paolo Li Volsi in A View From The Bridge, testo che Dead dei Mayhem avrebbe sicuramente approvato.
Questo per quanto riguarda il lato musicale, ma, parlando de La Furnasetta, non ci si può ovviamente fermare qui, serve una prospettiva più ampia: per una volta, il disco non spiazza tanto per quello che ci fa ascoltare (trattandosi del lavoro più maturo e organico del gruppo, potrà incontrare i gusti degli amanti del genere) ma per il contesto in cui è inserito. Il lavoro esce per due etichette dedite al black metal meno digeribile, Masked Dead e Sulphur, che, da un lato, sono distanti dai consueti giri dei genovesi, dall’altro propongono al proprio pubblico un genere, se non proprio alieno, di certo non abituale: ci sono le premesse per scontentare tutti. Chissà, forse il senso dell’operazione sta proprio qua: a metà strada fra un’operazione dal carattere laibachiano e un ben pianificato suicidio commerciale, Something Wicked This Way Comes ci costringe a sospendere il giudizio, in attesa di vedere quello che sarà.
La Furnasetta – Something Wicked This Way Comes (Masked Dead/Sulphur, 2025)
