Koenjihyakkei – Live at Club Goodman (Skin Graft, 2025)

Che fai? Vieni al concerto?
-chi suona già?
Koenjihyakkei al Goodman, roba buona!
-ok, ci vediamo là…

Questo potrebbe legittimamente essere successo ad un ignaro spettatore trovatosi impegolato in una qualsiasi brillante esibizione live dove i nostri (Tatsuya Yoshida a batteria e voce, Keiko Komori al sax soprano e clarinetto, Kengo Sakamoto a basso e voce, Kei Koganemaru a chitarra e voce, Taku Yabuki alle tastiere ed AH alla voce) fanno i fuochi d’artificio per quasi due ore di show. Noise, folk, lirica, jazz, prog, rock in opposition in un folle turbinio del tutto strutturato.
Roba piuttosto tosta, resa ancor più complicata dalla mancanza della controparte visiva e sudata. Un peccato, che dalle immagini trovate qua e là sembra possano essere delle discrete furie, ma perdersi anche soltanto nel suono è una folle magia. Sembrano esasperare un orchestra jazz quasi agendo direttamente con cast forward, intervenendo chirurgicamente su quei noiosi filmati di repertorio con band quotate ed ormai stanche. Qui si frizza altroché, si spende per il biglietto ed in cambio i nostri muoiono letteralmente sul palco sotto l’effetto di decotti antichi che folgorano più che la metanfetamina. in realtà questo show è stato registrato con il club vuoto durante la pandemia, ma sono certo che con i loro colori e la loro potenza siano riusciti a cavare dalle pareti le gocce di sudore rapprese unendole in molecole agitate per il loro show.
Un disco che potreste non finire mai di ascoltare, un disco che in qualsiasi momento verrà ascoltato stravolgerà il vostro essere in pochi minuti, secondi! Lanciatelo random, fatelo girare al contrario, percuotetelo e schizzatelo con dell’acido, fate sì che la materia sonora dei Koenjihyakkei possa non fermarsi mai e cambiare sempre, dose dopo dose. Il riuscire a sentire chiaramente le musiche ortodosse di partenza (di base credo potremmo ascriverli al jazz senza rischiare di essere bacchettati?) venire slabbrate e divelte rimanendo sempre in una sorta di pazza orecchiabilità è probabilmente l’arma in più della band, che riesce ad a essere toccante e sexy, lirica nei suoi attimi più mansueti. Dhorimvishka inizia come uno splendido canto popolare per poi acquistare brio tanto che potrebbe essere spendibile come ballo da osteria, prima di essere capovolta da un solo di chitarra e tornare nelle lande che ormai riconosciamo come proprie alla band.
Bagno e birra?
Bagno e birra, che dopo 45 minuti la vescica sai…dicono sia l’età! Si riprende con un accenno di pianobar in Fettim Paillu per poi schiantarsi fra lirica e scat con la voce della vocalist. Lo abbiamo imparato, tutto cambia velocemente con i Koenjihyakkei ma ma in quasi dieci minuti, circolarmente, si ritorna all’inizio ed al ritmo iniziale, Axall Hasck è puro Area Sound come se i nostri avessero optato per qualche giorno di ritiro a Zingonia prima un pit-stop riflessivo e la partenza per una giungla tropicale. Poi ancora arie mediorientali in Nivraym che si rivela solida, unendo poi tutte le ispirazioni e finendo più cattivelli, onda che resiste anche con una sublime Vleztemtraiv che sembra unire estate, convulsioni da ritardo irreparabile ed un’aria pop fiabesca.m che riesce ad includere anche il giusto oàpàpà. Le fasi di Rissenddo Rraimb sono separate le une dalle altre facendoci letteralmente girare la testa in più direzioni in sette minuti, con la netta sensazione di essere nel climax dell’esibizione. Letteralmente entusiasmante, tanto da avere l’impressione di essere posseduti a livello fisico dalle ondate di suono, che un’istante dopo si muove a scatti nell’attacco no-wave di Grembo Zavia. Tastiere a buttare spine sul pavimento e voci che vengono doppiate dai fiati o inacidite da quel che sembra essere il sabba più divertente della serata.m, tanto che non si nega un bel finale acid-rock insistito ed old-school, strali vocali acuti e corrotte cornucopie sonore. Il sax di Wammilica Iffirom fa il bello ed il cattivo tempo ornando una voce che sembra via via appartenere alla natura più che all’essere umano. I cori tendono il viaggio in versione teatrale mentre l’ultimo Classic al music mediterraneo mantiene il proprio titolo, salvo il fatto che sua eseguiti dagli sciamannati di qui sopra. Il fatto che il loro leader sia appena co-protagonista della pubblicazione del live a Torino Ruinszu e che gli stessi Zu insieme ad Eugene Chadbourne maltrattarono altrettanti classici in Motorhellington forse è un caso e forse no, del resto la carne al fuoco mi sembrava poco e volevo stimolare riflessioni e collegamenti fra le righe.
Una roba così comunque la vorrei al mio compleanno, ogni anno.