Kneecap – Fenian (Heavenly Recordings, 2026)

Pippare trincare scopare.
Scopare pippare trincare.
Trincare scopare pippare.
Ci sono anche altre varianti facilmente intuibili che lascio a te lettore.
Questa in estrema sintesi la vita quotidiana di due dei tre Kneecap, da quel che si può capire dal loro stesso film autobiografico Kneecap ambientato nella loro vita del 2019 e uscito pochi mesi prima del loro secondo album, e che abbiamo visto in prima mondiale.
Di voglia di lavorare, in entrambi, nessuna traccia.
Film abbastanza noioso, anche se come attori i tre ci sanno fare più del prevedibile. Un po’ Arsenio Lupin inseguito dagli Zenigata locali di turno,un po’ Pablo Escobar de noantri, passano gran parte del tempo a guardare fuori dalla finestra della loro topaia per vedere se il “postino”, “quel” postino, arriva. Insomma, non sono proprio un fan di quelli che come posta ricevono solo panetti di bamba e che poi fanno la parte delle vittime perseguitate dalla giustizia e dalla politica…ma la chiave del film, per il passato e per il futuro dei Kneecap, è il ruolo del DJ, quello che sta sempre con la balaclava addosso (il motivo ve lo dico io: a volto scoperto sembra molto più vecchio di quello che è…). Un ex professore di scuola dalla vita normalissima, sulla trentina, un cittadino al di sopra di ogni sospetto con fidanzata acqua e sapone e una certa cultura sulla bass music e sulla storia irlandese. Si espone e si compromette per supportare i due rapper Kneecap in maniera tale che finisce per perdere il posto di lavoro consapevolmente, con la lucidità e la certezza di non poter fare mai più un passo indietro. E con quel lavoro perso e le voci che vorticosamente cominciano a girare su di lui, perde anche un “posto al sole” nella vita sociale di tutti i giorni.
Questo Fenian ha troppa gente “grossa” attorno per sapere di realmente immediato, “urgente” e autentico (il produttore di fama mondiale, poi come ospiti un super rapper americano come Killer Mike dei favolosi Run The Jewels nella Deluxe Edition, poi Kae Tempest, talento emergente della poetry inglese che si dimena tra poesia e musica cercando disperatamente le luci della ribalta, piuttosto insopportabile per il sottoscritto perché ha sempre quel modo di fare tipo “ogni cosa che dico, anche la più banale, è la verità assoluta e solo io riesco a dirla in questo modo perchè io sono un artista e voi no”), e come si è ben visto a Glastonbury nel loro live se parlassero solo della questione dell’indipendenza irlandese ci sarebbero al massimo un paio di bandiere tra il pubblico, ma se parli della Palestina le bandiere diventano decine e decine (goffamente “nascoste” dalla regia della BBC che non per niente trasmette live simili solo in differita, così hanno tempo e modo di tagliare ed incollare quello che più fa comodo alle stanze dei bottoni…) e i cori di migliaia di spettatori se li porta via il vento.
Questo sophomore album conferma inoltre una cosa molto importante su di loro: sono la band inglese con i pezzi più…impossibili da non cantare e da non urlare assieme quando i due rappers sparano tutto assieme a tutto gas. Non sono così paraculi da fare il più possibile tracce in cui i due fanno i ritornelli assieme a manetta, ce ne sono solo un paio a disco di pezzi così.. ma quando si mettono, non ce n’e’ per nessuno. Per la cronaca, primo disco di sempre cantato (anche) in slang irlandese che raggiunge la n.1 nella classifica dei più venduti nel Regno Unito.. wow!
Tra i Bob Vylan , di cui siamo fan della primissima ora col loro fulminante We live here, e questo trio irlandese noi stiamo sempre coi primi. Però finché ci sarà DJ Provai, cioè l’ex professore di scuola con la balaclava che si occupa della parte musicale, e che ha veramente messo in gioco vita e rapporti umani per far parte dei Kneecap con moltissimo da perdere, noi supporteremo anche i Kneecap perchè la sua presenza vuol dire che la potenza del messaggio e la voglia di rompere i coglioni al mondo con posizioni politiche e sociali scomode ci sono ancora. Anche a costo di essere sottoposti a due processi in contemporanea, uno per “terrorismo” ed uno di tipo mediatico come conseguenza del primo.
Non poco, di questi tempi…