Scrivere di un disco che posseggo e che ho ascoltato ormai da quasi un anno è bizzarro ed ho preferito agire come se Nicola Mazzocca non mi avesse mai detto o spedito nulla di Bijoux. Che intanto conferma il suo titolo, in dieci brani che uniscono richiami al pop italiano con la voce di Mariella Capobianco e Mariano Calazzo ad inserire mondi interi in brani che chiudendo gli occhi immagineremmo ad un Sanremo immaginario insieme a Giuni Russo, Matia Bazar ed Alessio Bonomo. C’è una verve acida che pervade Bijoux, una capacità di scrittura intensa senza sovraccaricare una musicalità calda e variegata. Ci si muove tra lounge-pop, art-rock, wave ‘80 ed italo in un’offerta che dovrebbe soddisfare gli ascoltatori maturi ed eclettici di oggi, quelli che paradossalmente saranno ormai alla ricerca della novità lontana migliaia di chilometri da casa senza prestare attenzione ad un giardino nato in Galles ma fiorente nello stivale, come quello di Snowdonia (vorrei aprire una parentesi sui formaggi gallesi in vendita da coop ed in effetti l’ho fatto). Ma poco importa perché le storie e le sveglie di susseguono tra sorte e costanza, con una sette e sette che sfiata battistiana come se il sole non calasse mai e le camiciole colorate fossero ancora indispensabili e sobrie. Un percorso che per scelta risulta pop et agreable ma che potrebbe essere molto altro (Profondo è un brano punk disperato, urlatelo veloce e ve ne accorgerete) e che sceglie fogge sartoriali per vestire personaggi e scenari. Un brano, Iconico Anonimo, che sembra raccontare la potenza ed insieme la modestia di una musica che vuole solo farsi ascoltare senza essere forzatamente riconosciuta, musica che potrebbe legittimamente risuonare nelle grigliate del vicinato, oppure nelle domeniche mattina casalinghe, accennando balletti di famiglia come nella title-track, fra ritmi bulbosi e cocktail in assenza di gravità. Prendendomi il tempo e la responsabilità di attendere a riscrivere ed a pubblicare questa recensione ho deliberatamente scelto di non leggere nulla di ciò che fosse stato pubblicato a riguardo. Del resto che Bijoux sia un disco che suonerebbe alla grande in qualsiasi degli ultimi 50 anni dovreste averlo capito, no? Aggiungere altro sarebbe stato svilire o svelare, mentre la sorpresa del Franco Battiato come John Hamm in discoteca di Un Puntino Nero voglio farvela avere io e credere di essere stato il primo a forgiarla. Ma ora dobbiamo andare al lavoro, la notte è calata ed ormai non ci capiamo più niente…notte, con i Klippa Kloppa ad accarezzarvi sul cuscino.
Klippa Kloppa – Bijoux (Snowdonia, 2025)
