Klara Lewis – Opening (Mego, 2026)

Ciò che mi colpisce di più ascoltando per le prime volte Opening di Klara Lewis sul suo sito bandcamp è la chiusura dei crediti dell’album, dove il fidanzato Hampus Högberg è definito come partner in crime. Mi chiedo quanta complicità ed amore si esprima nell’assistere ed accompagnare un partner durante il processo creativo, partecipando a spizzichi e bocconi a suoni condivisi ed a discorsi teorici. Il risultato è Opening, un lavoro che sembra portare con sé un respiro enorme, dove la musicista svedese ricompone stralci e sequenze di suoni classici facendoli letteralmente vibrare, strappandoli dal silenzio di un teatro ed accostandoli ad interferenze esterne. L’effetto è straniante e ci pone diverse questioni sulla realtà di quanto stiamo ascoltando. I brani sembrano nastri di suono dei quali vediamo bordi e posizione, svelati nella loro parzialità. È come se Kiara ci stesse continuamente dicendo si tratti di una registrazione, disinnescando la possibilità di perdersi in essa. Ed è una scelta brutale perché Opening contiene brani per lo più magici, dove la contemporaneità si percepisce nella manipolazione di un suono ed in una visione di insieme. Stralci acustici, arie ed atmosfere vengono in qualche modo intaccati ad una nuova condizione dove è il presente a caratterizzarli, con Klara nei panni del demiurgo, del creatore visionario. Mai come all’ascolto di dischi come questo siamo felici di essere soltanto ascoltatori: tutti, sia chi leggerà questo articolo che il sottoscritto, a porgere orecchie, mente ed anima ad espressioni puntuali come quelle di Opening. Magari anche Hampus con noi, chissà?